Verso il futuro

31 gennaio 2013

“Torino fonda la sua identità sul cambio di pelle”.

E’ questo uno dei concetti basilari, espresso dall’Assessore all’Urbanistica e Integrazione Ilda Curti intorno al quale mercoledì 30 gennaio nel Teatro dell’Istituto Sociale si è svolto il convegno “Verso il futuro: un’esperienza scolastica d’integrazione”.

“Ben 140 mila persone iscritte all’anagrafe – ha aggiunto – non sono di nazionalità italiana. Per questo noi amministratori locali stiamo lavorando da anni affinchè chiunque in questa città si possa sentire a casa, chiedendo al governo di cambiare le leggi della cittadinanza”.

Dare una risposta alle esigenze dei nuovi torinesi, in particolare quelli più giovani, è l’impegno che si è prefissato storicamente l’Istituto Sociale come ha sottolineato Padre Vitangelo Denora parlando nell’introduzione della sua esperienza con i ragazzi in Romania: un paradigma esemplare di integrazione, per arrivare al tema della qualità educativa per tutti. Un’esigenza che con il progetto delle borse di studio e all’opera della Fondazione Gallesio può diventare realtà ogni anno. Grazie anche al contributo della Compagnia di San Paolo che come ha ricordato Luca Remmert fa destinare 50 milioni di euro all’anno alle politiche sociali sui 120 milioni totali.

I relatori durante l'incontro in teatro

I relatori durante l’incontro in teatro

“Le borse di studio – ha dichiarato il Vice Presidente della Compagnia – sono uno strumento indispensabile per il rinnovamento della nostra classe dirigente: non rappresentano solo un ascensore sociale, ma servono a creare nuovi quadri e nuove competenze. Bill Clinton e Barak Obama per esempio sono due persone che nel loro Paese grazie alle borse di studio sono riuscite a proseguire nel loro iter scolastico. Mi ha molto colpito Mira (una delle studentesse intervistate nel video di apertura del convegno) quando parlava dell’agitazione prima della campanella, un segnale che significa il sentire di essere a cinque minuti dall’inizio di tutto. Si tratta di un sentimento positivo, di chi capisce che in un mondo così frenetico e spesso superficiale, è necessario il senso del dovere e del sacrificio. Il dato su cui poi dobbiamo riflettere è che secondo gli ultimi dati del Provveditorato, su una popolazione scolastica di 247 mila studenti in Torino e Provincia, 27 mila studenti non hanno la cittadinanza italiana. Su questo purtroppo s’innesta l’anomalia tutta italiana che permette di acquisire la cittadinanza solo al compimento della maggiore età”.  Il problema sollevato da Remmert rimane tutt’ora al centro del dibattito nazionale perché la società capace di ospitare tutti secondo i diritti democratici si sta ancora costruendo e con molta fatica.

Sergio Durando in questo senso ha ribadito l’azione della Pastorale Migranti e del nesso stringente con il valore dello strumento educativo. “Per me crescere vuol dire in primo luogo una cosa: non si cresce da soli, ma si cresce con gli altri. Poi si cresce imparando dagli altri e in questo penso al ruolo che alcuni insegnanti hanno avuto nella mia vita. Ecco secondo me l’educazione nasce proprio dall’incontro con l’altro. C’è un cantautore che invita gli educatori e gli adulti a insegnare ai giovani la magia della vita e c’è qualcun altro che dice che il senso della vita sta proprio nell’arte dell’incontro. Mi sembra molto bello che i Gesuiti abbiano fatto la scelta di aprire le porte a più persone possibili perché sicuramente nell’eterogeneità si cresce.  Senza contare che sui banchi delle scuole italiane si calcola che ci siano 800 ragazzi figli di stranieri. L’ufficio Pastorale Migranti ha festeggiato a ottobre i 25 anni e ha l’obiettivo di accompagnare i migranti nel loro inserimento, in particolare mamme sole con figli, i rifugiati e i minori. Mi sono adoperato personalmente affinchè il progetto delle borse di studio potesse svilupparsi, rappresentando un segno importante per la città e per la crescita democratica del Paese”.

Convegno Istituto Sociale integrazione e borse di studio

Convegno Istituto Sociale integrazione e borse di studio

Il moderatore Alessandro Battaglino riallacciandosi alla citazione dell’arte dell’incontro a firma di Vinicius de Moraes e Giuseppe Ungaretti ha poi chiamato sul palco uno studente della quarta ginnasio dell’Istituto Sociale per raccontare la sua esperienza. Il piccolo Edward è proprio uno dei vincitori della borsa di studio che sta frequentando la scuola da quattro mesi e con il suo sorriso ha marcato il fatto che a differenza delle scuole precedenti qui è riuscito a conquistarsi molti amici e ha trovato professori sempre disposti ad aiutare. Al termine dell’incontro lo spunto per l’intervento conclusivo di Padre Denora è arrivato dal motto di Padre Girolamo Nadal che dice “Il mondo è la nostra casa”.

“L’inventore di questo motto – ha concluso il gestore dell’Istituto – è uno dei Gesuiti che fu mandato da Sant’Ignazio a Messina a fondare la prima scuola gesuitica e sulla cui insegna c’era scritto qui si entra gratis. L’obiettivo era di dare una formazione eccellente a più persone possibili per farle diventare protagoniste di un mondo che stava cambiando. Per questo c’erano famiglie benestanti in Italia che mettevano le loro risorse economiche per aprire le scuole e quindi tutte le scuole erano fondate. Nel nostro caso c’è l’aiuto della Fondazione Gallesio che fornisce borse di studio a tutti gli studenti che vogliano formarsi e attingere a un’educazione di livello. Oggi più che mai siamo chiamati a diventare cittadini di questo mondo che va concepito come un tutto unificato dove ciascuno dipende dall’altro. Per questo il mondo è la nostra casa e insieme dobbiamo vivere la sfida della globalizzazione che ha dato origine a una cultura mondiale che influenza ogni altra cultura. I Gesuti devono muoversi verso una globalizzazione di profondità in cui bisogna costruire un futuro di solidarietà, comprendendo che viviamo uno a fianco all’altro”. Infine rivolgendosi alle decine di ragazzi presenti: “Per questo bisogna guardare al futuro non partendo dai discorsi, ma dalla ricchezza dell’esperienza che state vivendo in questa scuola e che vi vede compagni di cammino”.

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