Premiazione delle “eccellenze”

3 giugno 2013

Saranno l’Avvocato Gian Paolo Zancan e la cugina torinese di Papa Francesco, Giuseppina Ravedone, vedova del pittore torinese Franco Martinengo, gli ospiti della IV edizione della serata delle eccellenze organizzata dall’Istituto Sociale il 4 giugno prossimo alle ore 21.00 nell’Aula Magna dell’Istituto.

Nel corso della serata verranno premiati gli allievi dei diversi plessi dell’Istituto che si sono distinti nel rendimento scolastico, in concorsi accademici, nell’ambito sportivo e sociale.

L’avvocato Zancan, ex alunno dell’Istituto Sociale, maturità classica del 1956, già presidente dell’Ordine degli Avvocati di Torino, penalista molto noto in città (nessuno dimentica, tra le altre vicende, che il processo alle Brigate Rosse, avviato a Torino nel 1976 si poté portare a termine perché ci furono avvocati coraggiosi come Zancan che, sfidando le Brigate Rosse che minacciavano di morte chi si assumesse quel ruolo, accettarono di assumere l’incarico di difensori d’ufficio) e senatore nella XIV legislatura, è tra i firmatari dell’appello lanciato nel 2011 per celebrare i 130 anni dalla fondazione del collegio dei Gesuiti di Torino.

La Signora Giuseppina Ravedone anticipa di qualche giorno un appuntamento molto importante per gli alunni dell’Istituto Sociale e per le loro famiglie: il 7 giugno infatti è il giorno dell’udienza speciale di Papa Francesco con gli studenti del Sociale e degli altri Collegi dei Gesuiti d’Italia e di Albania.

“Questa serata – dichiara Padre Vitangelo Denora, gestore dell’Istituto Sociale e delegato per i collegi dei Gesuiti d’Italia e di Albania – aiuta a concretizzare il significato della parola “magis“, uno degli elementi fondanti della pedagogia e della spiritualità di Sant’Ignazio di Loyola: imparare a mettere se stessi, i propri talenti, le proprie capacità, i propri desideri al servizio degli altri e del mondo per fare il mondo più umano e più giusto”.

“A tal proposito penso – conclude il padre Denora – che non ci possano essere parole migliori di quelle di Papa Francesco citando proprio la parabola dei talenti. La parabola – dice Papa Francesco – ci fa riflettere sul rapporto tra come impieghiamo i doni ricevuti da Dio e il suo ritorno. […] In particolare in questo tempo di crisi è importante non chiudersi in se stessi, sotterrando il proprio talento, le proprie ricchezze spirituali, intellettuali, materiali, tutto quello che il Signore ci ha dato, ma aprirsi, essere solidali, essere attenti all’altro. Scommettete su ideali grandi, quegli ideali che allargano il cuore, quegli ideali di servizio che renderanno fecondi i vostri talenti. La vita non ci è data perché la conserviamo gelosamente per noi stessi, ma ci è data perché la doniamo”.

 

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