Stefano Dacquino

23 gennaio 2014

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Stefano Dacquino, medico ospedaliero presso le Molinette di Torino, coniugato con 4 figli, maturità 1981.

Medico missionario in Africa per 8 anni e in Cina per 1 anno, membro delle CVX Torino, guida EVO, membro dell’ONG CCM Comitato Collaborazione Medica di Torino

 

1. Qual e’ l’elemento che hai trovato negli anni della formazione al liceo del Sociale che più ti ha aiutato a diventare  l’uomo che sei oggi? 

Un accompagnamento personale da parte dei padri e degli insegnanti che mi hanno trasmesso passione per la cultura e rispetto per la persona.

2. Oggi, nel POF del Sociale si esplicitano i  concetti  ignaziani come “magis”, “cura personalis”, attenzione al singolo, …… Ai tempi del tuo liceo ancorché  non venissero dichiarati credi fossero vissuti e trasmessi? Se si come?

Erano dichiarati in modo esplicito e, per quanto posso ricordare, i candidati all’ammissione venivano accettati come  allievi solamente se la famiglia accettava di farsi coinvolgere attivamente nel processo educativo. I suddetti concetti  venivano  trasmessi sollecitando gli allievi a dimostrare un impegno serio per raggiungere gli obbiettivi formativi prefissati, sia quelli scolastici sia quelli umani. Infatti si studiava parecchio, si era coinvolti nei servizi sociali, si praticava tanto sport e si andava a scarpinare in montagna durante le vacanze estive.

A posteriori posso dire di essere stato accompagnato non solamente nella mia crescita intellettuale, ma anche in quella affettiva, in quella spirituale e in quella morale.

3. Qual e’ stata la qualità dell’offerta accademica/scolastica del liceo del Sociale? In che modo ti e’ servita all’università prima e nella professione poi? 

Ho frequentato al Sociale la scuola media ed il liceo classico. Negli anni ’70 l’Istituto si caratterizzava per essere una scuola molto impegnativa destinata a studenti diligenti, pertanto ci si confrontava alla pari con le migliori sezioni dei licei pubblici torinesi.  Tutto questo mi ha permesso di acquisire un metodo di studio che ho poi applicato con successo all’università e nel mondo del lavoro, sia in Italia sia all’estero.

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4. Qual e’ l’aneddoto del liceo che ti accompagna ancora oggi? Ce lo racconti? 

 In I classico, ci tenevo a dichiararmi ateo. Probabilmente si trattava di una reazione all’ambiente che mi circondava, un modo per affermare la mia personalità. Ero molto infastidito da tutto ciò che richiamava a una pratica religiosa.

Ricordo un corso di religione il cui argomento era un qualche aspetto della “Cristologia”,  tenuto dal caro p. Beppe Giordano. Al termine di questo corso ci venne richiesta una trattazione scritta sull’argomento.  Ricordo di aver esordito scrivendo “Ammesso, in teoria, che Dio esista…” e di aver poi atteso con curiosità la reazione dell’insegnante.  Contrariamente alla mie attese, il p. Giordano non manifestò alcuna sorpresa o sconforto di fronte alla mia dichiarazione di ateismo e corresse il mio elaborato con obbiettività. Ricordo ancora adesso la profonda sensazione che provai allora: mi sentii accettato e rispettato, anche se ero un “dissidente”. Pochi mesi dopo chiesi di poter frequentare le precomunità/CVX…

 

 

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