Cristiana Pensa

27 gennaio 2014

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Capitale Sociale #3 – Ecco la terza testimonianza dei nostri ex-alunni nell’iniziativa che abbiamo denominato “Capitale Sociale”. Questa settimana la “voce” è di Cristiana Pensa,  maturità 1985, attualmente farmacista e mamma di un ragazzo di 15 anni, Lorenzo.

03_Cristiana Pensa1. Qual e’ l’elemento che hai trovato negli anni della formazione al liceo del Sociale che più ti ha aiutato a diventare la persona che sei oggi?

L’ elemento che più mi ha aiutato ad essere la persona che sono oggi, è stato poter respirare in quelle aule , in quei corridoi una grande libertà di pensiero e una grande apertura mentale… vi ricordo che il nostro preside allora era Padre Guerello e chi lo ha conosciuto sa quale è la caratura di quest’uomo.
La libertà di pensiero ti permette  di sviluppare la capacità di analisi , la quale ha come conseguenza una lettura degli avvenimenti, che non solo non si ferma alla superficie ma mostra anche angolazioni diverse dal comune.
La formazione ricevuta poi , insieme alle attività operative come i servizi sociali mi è servita  per alimentare e mantenere una fede vitale e scevra da condizionamenti, caratteristica che peraltro riscontro tutt’ora in molti dei miei ex compagni di liceo con i quali sono rimasta in contatto.

 2. Oggi, nel POF del Sociale si esplicitano i  concetti  ignaziani come “magis”, “cura personalis”, attenzione al singolo, …… Ai tempi del tuo liceo ancorché  non venissero dichiarati credi fossero vissuti e trasmessi? Se si come?

I concetti di ” magis” e ” cura personalis” ai tempi del mio liceo non erano dichiarati  in quanto il POF non esisteva…
Tuttavia il concetto del “di più” inteso in senso ignaziano era certamente vissuto e trasmesso sia dai padri che dai professori: non sono mai stata una cosiddetta “secchiona”, ma nel corso del quinquennio ho imparato a studiare, ho ottenuto risultati e soprattutto, avendo assimilato e constatato che impegnandomi sarei riuscita ,mi sono divertita come una matta. Del concetto di “magis”‘ acquisito in quegli anni, ne ho capito il senso profondo quando ero poi più adulta e molto mi è servito nella vita, sia lavorativa che personale. Per quanto riguarda  la “cura personalis” posso dire che al Sociale io mi sono sentita seguita, valorizzata e anche amata. E ciò nonostante il mio rapporto con gli insegnanti, non fosse sempre idilliaco con tutti e il mio soprannome a scuola come rappresentante di classe fosse “la sindacalista”…..

3. Qual e’ stata la qualità dell’offerta accademica/scolastica del liceo del Sociale? In che modo ti e’ servita all’università prima e nella professione poi?

La qualità della offerta scolastica a mio avviso è stata eccellente: un esempio su tutti la nostra professoressa al triennio di italiano, latino e storia. Io ho frequentato il liceo scientifico, ma la formazione che ci ha dato la professoressa era così completa che spesso, andando avanti negli anni, mi hanno chiesto se avessi frequentato il liceo classico!!
Inoltre il primo anno di università ho vissuto praticamente di rendita…
Nella professione poi mi è servito aver acquisito negli anni del liceo la precisione, caratteristica peraltro che non è propria del mio carattere ma sicuramente indispensabile per una farmacista…!

4. Qual e’ l’aneddoto del liceo che ti accompagna ancora oggi? Ce lo racconti?

L’aneddoto dei tempi del Liceo al Sociale che mi accompagna ancora oggi non ve lo posso raccontare, perché agli alunni bisogna dare il buon esempio… tuttavia vi lascio un indizio… lo potremmo intitolare “via col banco…”.  A voi immaginare il resto…”

 

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