Enrico Maggiora

28 gennaio 2014

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Capitale Sociale #4 – Enrico Maggiora, maturità ‘87, il maggiore di tre fratelli, anche loro ex allievi del Sociale. Ha frequentato le medie e il liceo (a differenza dei suoi due fratelli che hanno fatto dalle elementari alla maturità).Ha poi studiato giurisprudenza a Torino e nel 1992 è entrato come praticante in uno studio legale torinese che si occupava di diritto civile e dove uno dei soci era anche lui ex allievo del Sociale. E’ sposato con una ex allieva e ha due figlie di 18 e di 14 anni.


1. Qual e’ l’elemento che hai trovato negli anni della formazione al liceo del Sociale che più ti ha aiutato a diventare  l’uomo che sei oggi?

Due sono i valori che i Gesuiti mi hanno trasmesso e che cerco di coltivare. Il primo è il rigore nel mio agire, il secondo è la capacità di autocritica. Essere rigoroso significa rispettare gli impegni che assumo anche se questo comporta fatica, cerco di non indulgere in facili auto-assoluzioni; fare autocritica significa essere consapevole che ho dei limiti e li devo accettare, ma nello stesso devo riuscire a sfruttare al meglio i talenti che mi sono stati donati, senza sprecarli.
È uno stile di vita che non ho certo vissuto fin dall’inizio della mia vita scolastica, è stato un lento maturare anche grazie a qualche salutare scappellotto ricevuto dai Padri.

2. Oggi, nel POF del Sociale si esplicitano i  concetti  ignaziani come “magis”, “cura personalis”, attenzione al singolo, …… Ai tempi del tuo liceo ancorché  non venissero dichiarati credi fossero vissuti e trasmessi? Se si come?

Era un’aria che si respirava nell’insieme. I principi di Ignazio difficilmente venivano ricordati a parole, ma le azioni erano improntate verso i valori che avete ricordato. Anche la cura spirituale della persona, che ai miei tempi era affidata a Padre Giordano, veniva vissuta con naturalezza, un vero e proprio invito che eravamo liberi di accogliere o meno, anche di rinunciarvi senza che per questo si fosse visti in modo negativo, con pregiudizio. In generale ho sempre trovato una grande libertà di pensiero, vissuta con spirito gioioso, stando sempre allo scherzo nei momenti giusti, ma allo stesso tempo pretendendo nei momenti decisivi. I Padri, che comunque non erano così numerosi, e gli Insegnanti, quasi tutti laici, trasmettevano davvero un senso di appartenenza ad una famiglia allargata che viveva molti momenti di vita comune: durante le ore di scuola, nelle attività extrascolastiche, nello sport, nei contatti con altri Istituti e con il mondo esterno.

3. Qual e’ stata la qualità dell’offerta accademica/scolastica del liceo del Sociale? In che modo ti e’ servita all’università prima e nella professione poi?

Una preparazione impegnativa che ha richiesto uno studio serio, ma non posso dire di essermi ammazzato sui libri. Non ho mai percepito una mia carenza rispetto ad altri studenti appartenenti a altre scuole e anche durante l’università il metodo di studio acquisito durante il liceo ha dato buoni frutti.

4. Qual e’ l’aneddoto del liceo che ti accompagna ancora oggi? Ce lo racconti?

Sono incerto tra la cottura di uova al tegamino in classe durante le meravigliose ore di fisica in modo che la nostra mattinata si aprisse con un vero English breakfast (in fondo lo stile non è acqua), oppure la rimandatura a settembre che ebbi di quella materia alla fine dell’anno. Forse a ben pensare qualche proteina in meno nello stomaco e qualcuna in più nel cervello avrebbe dato frutti migliori…

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