Cristina Viano

4 febbraio 2014

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10_cristina vianoCapitale Sociale #10 – Cristina Viano, 28 anni, è sempre vissuta a Torino a parte alcuni periodi di studio a Vienna e di lavoro a Firenze. Laureata in Scienze Politiche (Cooperazione Internazionale), si occupa di ricerca e attività organizzative in collaborazione con l’Osservatorio povertà e risorse della Caritas di Torino.

 
1. Qual e’ l’elemento che hai trovato negli anni della formazione al liceo del Sociale che più ti ha aiutato a diventare  la persona che sei oggi?

Il primo che mi viene in mente, e che spesso cito come punto di forza del Sociale, è tutto ciò che integra la proposta strettamente accademica e che contribuisce alla formazione umana e spirituale: le Ore Formative, la possibilità di far parte di gruppi CVX e Lega Missionaria e le esperienze di comunità e servizio derivanti, l’attenzione alle realtà missionarie. In particolare, la proposta dei Servizi Sociali e, cosa non da poco, il fatto che fossero preceduti, al terzo anno, da un adeguata formazione! Avrei comunque vissuto esperienze di servizio analoghe in quanto scout ma, a maggior ragione, riconosco la positività del fatto che sia una scuola a fare questa proposta, della quale tanti non beneficerebbero data la diffusione non amplissima di esperienze aggregative comunitarie e di servizio in età da scuola superiore.

2. Oggi, nel POF del Sociale si esplicitano i  concetti  ignaziani come “magis”, “cura personalis”, attenzione al singolo, …… Ai tempi del tuo liceo ancorché  non venissero dichiarati credi fossero vissuti e trasmessi? Se si come?

Sì, e in particolare la cura personalis, attraverso la competenza e l’attenzione di diversi professori, la presenza dei padri e degli scolastici e il loro ruolo sia nelle lezioni (Religione, Ora Formativa…) sia nell’assistenza spirituale e nelle attività extrascolastiche.

3. Qual e’ stata la qualità dell’offerta accademica/scolastica del liceo del Sociale? In che modo ti e’ servita all’università prima e nella professione poi?

Sono contenta di aver scelto il Liceo Classico e di averlo fatto al Sociale. Dal punto di vista più strettamente accademico, mi ha fornito basi più che solide per gli studi universitari. Mi sono appassionata materie umanistiche e in particolare alla letteratura italiana, greca e latina,  grazie alla competenza delle professoresse e a un’ottima preparazione letteraria di base nella scuola media, sempre al Sociale; tutt’ora, spesso e in ambiti diversi, non solo lavorativi, mi appassiona andare a fondo nell’etimologia delle parole che usiamo quotidianamente e scoprirne la ricchezza e le potenzialità espressive.

4. Qual e’ l’aneddoto del liceo che ti accompagna ancora oggi? Ce lo racconti?

Non ho in mente un singolo episodio particolarmente significativo (o esilarante…), piuttosto tante piccole vicende quotidiane legate a singoli compagni o professori. Una su tutte, l’impassibile severità, con la quale P. Buschini ci provocava definendoci “alunni”, cioè fondamentalmente poco brillanti, quando in classe si superavano i limiti della scarsa partecipazione attiva. “Studenti con pensiero critico” era l’obiettivo. “Alunni” era il peggior rimprovero…

 

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