Paola Lazzarini

15 febbraio 2014

cap_soc_banner_615x100_white

 


paola lazzariniCapitale Sociale #18 – Paola Lazzarini, Maturità Classica nel 1995 al Sociale, dopo diversi anni di lavoro nel Terzo Settore, un Dottorato di Ricerca in Sociologia e diverse pubblicazioni, ha scelto di trasferirsi in Sardegna per amore di suo marito e, dalla nascita di Miriam nel gennaio 2012, di fare la mamma a tempo pieno.

 
1. Qual e’ l’elemento che hai trovato negli anni della formazione al liceo del Sociale che più ti ha aiutato a diventare  la persona che sei oggi?

La donna che sono oggi deve senz’altro moltissimo agli anni del liceo… devo dire che ciò che mi ha donato di più prezioso e che rimane una guida nelle mie scelte è riassumibile nella frase “il meglio a volte è nemico del bene” pronunciata da Padre Buschini in una lezione di religione in IV ginnasio. L’attenzione al discernimento, alla ricerca del bene nella concretezza della mia vita ho iniziato a sperimentarla su quei banchi e nelle importantissime esperienze di servizi sociali che ci venivano proposte e mi ha poi accompagnata negli anni successivi. Proprio i servizi sociali hanno rappresentato per me lo spartiacque che mi ha permesso di scegliere poi di lavorare per tanti anni nel sociale, con e per le persone più fragili.

 

2. Oggi, nel POF del Sociale si esplicitano i  concetti  ignaziani come “magis”, “cura personalis”, attenzione al singolo… Ai tempi del tuo liceo, ancorché  non venissero dichiarati, credi fossero vissuti e trasmessi? Se si come?

Diciamo che di “cura personalis” nei miei anni già si parlava, ma soprattutto si applicava. Io personalmente ho sempre sentito che la stima dei miei insegnati era un punto d’appoggio dal quale trarre forza per impegnarmi, non un traguardo da raggiungere ansiosamente. Ricordo con grande gratitudine le lunghe chiacchierate con la Professoressa Perino, la sua capacità di comprendermi nel senso pieno della parola.
Riguardo al Magis, effettivamente come espressione comunemente usata è venuta dopo, ma il concetto ci era chiaro da sempre, anzi direi che ci ha formati. Ho sempre sentito la chiamata a diventare tutto ciò che potevo diventare, con determinazione e senza troppo riguardo alle convenzioni, ma sempre cercando di discernere la volontà di Dio su di me e il bene degli altri. La ricerca de Magis l’ho imparata in quegli anni, ma anche dopo, grazie al dono più grande che la Compagnia fa a noi laici: quello di condividere la propria spiritualità.

 

3. Qual e’ stata la qualità dell’offerta accademica/scolastica del liceo del Sociale? In che modo ti è servita all’università prima e nella professione poi?

Direi che nella mia esperienza ci sono stati due elementi altrettanto importanti nell’offerta scolastica del Sociale: da un lato un livello di insegnamento molto alto e una attenzione all’interdisciplinarietà che, per l’epoca, era piuttosto all’avanguardia; ma dall’altra una non meno importante attenzione a lasciarci liberi di cercare, sperimentare, sbagliare forse… come non ricordare il “nostro” Cactus di quegli anni? Eravamo ipercritici verso tutto e tutti eppure ci siamo sentiti accolti e anche apprezzati per questo.

 

4. Qual e’ l’aneddoto del liceo che ti accompagna ancora oggi? Ce lo racconti?

Tra i tanti direi che il più buffo è stato quando (prima e unica volta nella mia vita scolastica) sono stata mandata fuori dall’aula da Padre Buschini durante l’ora di religione perché chiacchieravo! Il bello è che proprio con Padre Piero c’è sempre stato un affetto infinito, tanto che tre anni fa mi ha fatto il dono di venire alla presentazione di un mio libro e ci siamo riabbracciati dopo tanti anni. Anche nella sua malattia è e rimane il mio maestro.

 

cap_soc_banner_615x100_blu

freccia_rossa LEGGI GLI ALTRI INTERVENTI

Bacheca Download