Massimo Guerrini

27 febbraio 2014

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22_Massimo GuerriniCapitale Sociale #22 – Massimo Guerrini, maturità classica 76/77, costruttore e manager, consulente di banche nei crediti erogati sofferenti presso le imprese. Vicepresidente di Api- Pmi di Torino e vicepresidente di Unionfidi Piemonte, consorzio di garanzia. Presidente della Circoscrizione Uno del Comune di Torino.

 
1. Qual e’ l’elemento che hai trovato negli anni della formazione al liceo del Sociale che più ti ha aiutato a diventare  la persona che sei oggi?

Direi lo spirito di servizio, il senso del dovere e piacere di servire.
Io da molti anni mi occupo di politica in prima persona. Pochi mi credono, soprattutto di questi tempi, ma la mia scelta è un gesto di carità e di servizio quotidiano fondato sul desiderio di servire gli altri attraverso l’amministrazione della cosa pubblica nel tentativo di dare servizi agli altri e di alleviarli dalle “magagne” della vita in città.
Paolo VI del resto ha sempre detto che la politica è la più alta forma di carità.
Da quegli anni mi porto anche dietro un grande rispetto per i diritti delle minoranze e la tolleranza per le culture, opinioni, costumi e fedi diverse dalle mie.

 

2. Oggi, nel POF del Sociale si esplicitano i  concetti  ignaziani come “magis”, “cura personalis”, attenzione al singolo… Ai tempi del tuo liceo, ancorché  non venissero dichiarati, credi fossero vissuti e trasmessi? Se si come?

La tolleranza direi non tanto come pazienza verso gli altri, ma opportunità di ascolto degli altri e di crescita reciproca: in questo forse c’era già allora qualcosa della cura personalis; concetto che si traduce nel rispetto del valore della singolarità della persona: ognuno di noi è unico e speciale e per questo motivo è un valore insostituibile anche per gli altri. Porto con me da quei tempi, infine, l’apertura allo scambio reciproco di idee e di confronto con gli altri in un clima di reciproca fiducia.

 

3. Qual e’ stata la qualità dell’offerta accademica/scolastica del liceo del Sociale? In che modo ti è servita all’università prima e nella professione poi?

Nel prosieguo degli studi la formazione umanistica mi è stata molto di aiuto.
Soprattutto l’apertura mentale che gli studi classici mi hanno dato mi supporta ogni giorno quando devo andare ad attingere nel mio profondo inconscio di informazioni.
Aggiungerei anche la capacità e l’elasticità mentale di interconnettere pensieri su piani e ambienti tra loro molto diversi.

4. Qual e’ l’aneddoto del liceo che ti accompagna ancora oggi? Ce lo racconti?

L’aneddoto è, ahimè, triste.
Ricordo quando morì mia madre, io frequentavo il ginnasio, ed ero triste oltre che per la perdita anche perché mi sentivo in colpa per non aver valorizzato ogni precedente momento con lei. Ne parlai con l’allora mio padre spirituale delle medie, padre Capaci: e lui mi disse questa frase:” Non rammaricarti, noi esseri umani ci rendiamo conto del valore delle persone che ci stanno accanto soltanto quando esse non ci sono più.”
Da allora, anche se non ci riesco, cerco di non sprecare mai i momenti con gli altri: perché se sono uniche le persone, sono unici anche i momenti che viviamo con loro.

 

 

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