Federico Fontolan

3 marzo 2014

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federico fontolanCapitale Sociale #23 – Federico Fontolan, maturità classica 1990, sposato. Laurea in giurisprudenza. Imprenditore e consulente. Proprietario del marchio “Il Paniere” e partner di Riskope Associates Inc, società internazionale che si occupa di risk management e decision making.

 
1. Qual e’ l’elemento che hai trovato negli anni della formazione al liceo del Sociale che più ti ha aiutato a diventare  la persona che sei oggi?

La persona che sono oggi è in realtà il frutto di più di un elemento: si tratta del risultato di molti fattori che si sono combinati perfettamente tra di loro, durante l’esperienza presso il Sociale.
Ora che sono appagato ed ho un po’ di esperienza, mi piace fermarmi per comprendere chi sono realmente, quali sono i valori che mi guidano, le passioni con cui convivo. Riesco a guardare indietro e mi è chiaro che il percorso è iniziato in famiglia ed è stato completato in quel periodo.
Quegli anni sono stati per certi versi molto duri. Ma, visti con l’occhio più maturo, sono stati bellissimi e fondamentali e mi hanno trasmesso un’educazione ed una formazione di cui vado fiero ancora oggi.
L’offerta formativa è stata sicuramente di grande livello. Ma credo che l’aspetto che maggiormente rilevi, sia il fatto che ho “respirato” valori e principi quali impegno e rispetto per il prossimo, abnegazione e resilienza, amore per la vita, umiltà ed ambizione, tutti perfettamente riassunti nel motto del Sociale: ab alto ad altum.
Durante il liceo ho frequentato alcuni reparti anziani e disabili presso il Cottolengo; ricordo perfettamente la sensazione di disagio che provavo quando tornavo a casa dopo alcune ore trascorse in corsia.
In quegli anni ho avuto l’onore di fare l’esperienza più importante della mia vita: grazie a Giancarlo, amico e maestro di vita, ho gareggiato nella società agonistica di Pentathlon Moderno. Con la squadra abbiamo vinto ed abbiamo perso, abbiamo gareggiato, ci siamo massacrati di allenamenti, ci siamo divertiti, ci siamo arrabbiati, abbiamo fatto transumanze indimenticabili in treno, siamo andati a fare stage di equitazione in Inghilterra, da Janet, una signora meravigliosa che gestisce con passione una scuola a Warwich; Janet ci faceva dormire per terra con i sacco a pelo in un locale dormitorio sopra le stalle. Abbiamo imparato a prenderci cura dei cavalli prima ancora che di noi stessi. Ci siamo divertiti.
Negli anni ci siamo anche un po’ persi, ma il “germe” della competizione è rimasto impiantato nel mio dna, dal momento che, superati i trent’anni, mi è tornata la voglia di gareggiare con spirito rinnovato ed ora appena mi è possibile mi diverto a girare il mondo per partecipare a maratone e gare di corsa.

2. Oggi, nel POF del Sociale si esplicitano i  concetti  ignaziani come “magis”, “cura personalis”, attenzione al singolo… Ai tempi del tuo liceo, ancorché  non venissero dichiarati, credi fossero vissuti e trasmessi? Se si come?

I principi non erano esplicitati, ma in realtà l’intera attività didattica ed extradidattica ne era imperniata.
I valori cardine erano trasmessi nell’ambito dell’insegnamento ordinario, durante le ore di educazione religiosa, nei momenti di ritiro spirituale, nelle attività collaterali, nei momenti di colloquio e di incontro, sempre piacevoli, con i Padri (ricordo Padre Guerello, di grande carisma, padre Buschini, che ho adorato, padre Vergnano, maestro di preparazione e di didattica, Padre Boschi e Padre Francisetti, amici di gite in montagna) e nei momenti di solidarietà vero il prossimo, attraverso le attività sociali (nella carceri, negli ospedali, nei centri di auto).
Questi valori erano perfettamente integrati, nel mio caso come in quello di tanti altri amici, con l’educazione ricevuta in famiglia.

3. Qual e’ stata la qualità dell’offerta accademica/scolastica del liceo del Sociale? In che modo ti è servita all’università prima e nella professione poi?

Credo di aver già risposto in parte nel primo punto. Io oggi sono il frutto degli insegnamenti ricevuti in quegli anni: un mix perfetto tra educazione didattica, valori trasmessi, modello di studio e di apprendimento, metodo, impegno, abnegazione, umiltà, passione, amore per il prossimo.
Sicuramente l’offerta didattica era di prim’ordine.
Probabilmente in quegli anni non avevo gli strumenti per apprezzare appieno il valore di ciò che avevo a disposizione; ma gli anni dell’università sono filati lisci e, ora che ho qualche anno in più ed ho fatto qualche analisi guardandomi indietro, posso confermare che oggi sono il risultato di quel percorso. Non smetterò mai di essere grato verso i miei genitori per avermi avvicinato a quel mondo ed al Sociale per avermi formato sotto tutti i punti di vista.

4. Qual e’ l’aneddoto del liceo che ti accompagna ancora oggi? Ce lo racconti?

Tantissimi e molti a rischio censura…. Ricordo con emozione le gite da ragazzetto in Val di Fassa con Padre Francisetti e Padre Boschi; ricordo che in un momento in cui faceva particolarmente freddo ed eravamo particolarmente stanchi, Padre Boschi ha tirato fuori dal cilindro una bottiglia di shampoo riciclata riempita di grappa e ci siamo scaldati con quella….
Ricordo le goliardate, come la volta in cui in gita scolastica a Venezia siamo stati particolarmente pesanti con gli scherzi verso una parte di nostri compagni (ometto i dettagli degli scherzi): è stata sospesa mezza classe.
Ricordo quando durante un compito in classe, nel silenzio più totale, al grande Gerardo, che aveva “qualche” problema di mobilità, è caduta una lattina rimbalzando più volte sul pavimento; mi è sorta spontanea la domanda se gli fosse “caduta” una gamba…. Provocando ilarità generalizzata.
Ricordo la volta in cui il preparatissimo Padre Vergnano cercava inutilmente di interrogarmi facendomi descrivere la formula dell’acido urico. Alla mia ennesima castroneria non è riuscito a trattenersi ed è quasi morto di infarto per le risate.
Ricordo TUTTI i momenti meravigliosi trascorsi con Giancarlo e la squadra del Pentathlon.

 

 

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