Angelo Cappetti

5 marzo 2014

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cappettiCapitale Sociale #24 – Angelo Cappetti ha frequentato le Scuole medie al Sociale. Laureato in Giurisprudenza, ha lavorato per 20 anni presso l’Editrice La Stampa, diventando anche direttore del personale e degli affari legali, nonchè amministratore di società controllate. Negli ultimi 5 anni è stato vice direttore generale. ​Nel 2006 è stato direttore del personale e degli affari legali al Teatro alla Scala di Milano.​

 
1. Qual e’ l’elemento che hai trovato negli anni della formazione al liceo del Sociale che più ti ha aiutato a diventare  la persona che sei oggi?

Penso che gli elementi siano numerosi; direi che i più importanti sono stati la disciplina e l’integrità.

2. Oggi, nel POF del Sociale si esplicitano i  concetti  ignaziani come “magis”, “cura personalis”, attenzione al singolo… Ai tempi del tuo liceo, ancorché  non venissero dichiarati, credi fossero vissuti e trasmessi? Se si come?

Sono stato allievo del Sociale negli anni ’70. Sicuramente anche all’epoca vi era molta attenzione alla persona, che, anche se non sempre esplicitata, si esprimeva nel non lasciare mai indietro nessuno e nell’occuparsi del più debole.

3. Qual e’ stata la qualità dell’offerta accademica/scolastica del liceo del Sociale? In che modo ti è servita all’università prima e nella professione poi?

L'”educazione” al Sociale è stata per me estremamente formativa, grazie all’insegnamento di sacerdoti e laici. Ne vorrei ricordare due: Padre Lombardi, per le materie umanistiche, e la professoressa Ficara per la matematica. L’apertura mentale, l’abitudine al senso critico e all’approfondimento sono “valori” che assumono un’importanza ancora più significativa oggi, in un mondo – sicuramente quello occidentale – dominato dall’effimero.
Potrei riassumere queste parole nell’attitudine al discernimento.

4. Qual e’ l’aneddoto del liceo che ti accompagna ancora oggi? Ce lo racconti?

Non ho alcun aneddoto particolare, ma un ricordo che si collega a quanto detto prima. A metà degli anni ’70, Padre Lombardi si rivolge ad una classe di studenti di terza media e dice loro: “Credo che siate sufficientemente maturi per studiare alcuni aspetti della società contemporanea. Quest’anno leggeremo e commenteremo insieme Il giorno della civetta di Sciascia, uno dei primi ad aver affrontato il tema della mafia”. Mi chiedo oggi quanti parlassero di mafia a quel tempo, non solo a ragazzini!
Da ultimo, una frase spesso ripetuta e da tenere sempre presente: chi ha tempo non aspetti tempo.

 

 

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