Federico Bellan

7 marzo 2014

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federico bellanCapitale Sociale #25 – Federico Bellan, fratello minore di Massimiliano (ex allievo “tredicino”), ha frequentato l’Istituto Sociale dalla prima elementare alla seconda liceo scientifico. Laureato in giurisprudenza e abilitato all’avvocatura, ha conseguito un Master in Intellectual Property. Ha lavorato a Torino, a Milano e, da sei anni, vive e lavora a Roma. Dopo aver collaborato con uno dei più antichi e prestigiosi operatori del settore, dal gennaio 2014 ha dato vita con i suoi colleghi ad uno “spin off” denominato Akran Intellectual Property.

 
1. Qual e’ l’elemento che hai trovato negli anni della formazione al liceo del Sociale che più ti ha aiutato a diventare  la persona che sei oggi?

Credo che non ci sia un solo aspetto della mia esperienza scolastica che possa definire fondamentale nella mia formazione; proprio perché ho frequentato “direttamente” il Sociale per dieci anni e “indirettamente” per tredici anni (mio fratello ha iniziato a frequentarlo quando ero ancora in fasce) ritengo che molti degli insegnamenti dei tanti maestri (il maestro Vastapane, i padri Boschi, Guerello, Rocca, Francisetti, Casassa, gli adorati istruttori di nuoto Franco, Gualtiero, Marino) abbiano lasciato un segno profondo.

2. Oggi, nel POF del Sociale si esplicitano i  concetti  ignaziani come “magis”, “cura personalis”, attenzione al singolo… Ai tempi del tuo liceo, ancorché  non venissero dichiarati, credi fossero vissuti e trasmessi? Se si come?

Ricordo una lezione tenuta da padre Boschi a noi bambini della scuola elementare; egli portò in classe una scala e spiegò che essendo maggiore l’impegno richiesto a chi inizia il percorso dal primo gradino della scala rispetto a chi lo inizia da gradini superiori, bisogna imparare a dare valore alla strada percorsa più che al raggiungimento del vertice della scala.
Probabilmente questo esempio semplice ma non banale racchiude il “magis” ignaziano inteso come ricerca dello sviluppo delle capacità proprie di ciascuno e forse spiega il senso del motto ab alto ad altum.

 

 3. Qual e’ stata la qualità dell’offerta accademica/scolastica del liceo del Sociale? In che modo ti è servita all’università prima e nella professione poi?

Assistere a una lezione di padre Guerello o Giordano è un privilegio. Non è, infatti, comune ascoltare un docente (o più generalmente un interlocutore) che, tra l’altro, con grande naturalezza passa dall’ebraico (antico), al greco, al latino, all’italiano.
Per dirla con il Manzoni non ho ricevuto il dono della fede e quindi il mio rapporto con i Padri è laico, ma a maggior ragione provo una sincera ammirazione (senza pari) nei confronti della loro preparazione accademica.
Penso che il confronto con i Padri nel corso degli anni trascorsi al Sociale mi abbia aiutato a maturare un sentimento di fiducia nelle mie capacità e di consapevolezza dei miei limiti (con i quali ho imparato a convivere).

 

4. Qual e’ l’aneddoto del liceo che ti accompagna ancora oggi? Ce lo racconti?

Personalmente ricordo con infinto affetto le vacanze alpinistiche organizzate da padre Francisetti a Campitello di Fassa e in particolare la gioia che provavamo a scendere dai nevai seduti sui nostri zaini dopo una marcia di sei o sette ore (così come ricordo con un grande sorriso il mitico “shampoo” di padre Boschi).

 

 

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