Carlo Nesti

11 marzo 2014

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Capitale Sociale #26 – Carlo Nesti, giornalista sportivo, opinionista e scrittore italiano, non ha bisogno di tante presentazioni. Si è maturato al Liceo Classico del Sociale nel 1974, esattamente 40 anni fa. Ha lavorato per Tuttosport e, dal 1980 per 30 anni, alla RAI. Attualmente lavora come libero professionista e dal 2002 gestisce anche il NESTI Channel (http://www.carlonesti.it).

 
1. Qual e’ l’elemento che hai trovato negli anni della formazione al liceo del Sociale che più ti ha aiutato a diventare  la persona che sei oggi?

A distanza di 40 anni esatti dalla Maturità Classica, tutto quanto mi fu insegnato al Sociale è stato talmente assimilato e metabolizzato, che diventa molto difficile distinguere le singole fonti di conoscenza ed esperienza. Ci provo…
Qual’è l’elemento che più mi ha aiutato? La Fede. Per 8 anni ha abitato dentro di me, come priorità. Poi, dai 18 ai 50 anni, l’avevo messa, per così dire, fra parentesi. Infine, dai 50 anni in poi, si è verificato un fenomeno di “alta marea”, che ha riportato a galla tutti i valori spirituali.

2. Oggi, nel POF del Sociale si esplicitano i  concetti  ignaziani come “magis”, “cura personalis”, attenzione al singolo… Ai tempi del tuo liceo, ancorché  non venissero dichiarati, credi fossero vissuti e trasmessi? Se si come?

Ammetto che gli esercizi spirituali, effettuati fuori Torino, erano, soprattutto, una gradita vacanza dallo studio. Ma quella capacità di meditazione, su me stesso, e nel rapporto con Dio, mi sono rimasti nel sangue, come un “training autogeno” cristiano.

3. Qual e’ stata la qualità dell’offerta accademica/scolastica del liceo del Sociale? In che modo ti è servita all’università prima e nella professione poi?

Personalmente, lo studio della lingua italiana, e il gusto per l’ordine sono stati gli aspetti più importanti del Liceo Classico, dopo Medie e Ginnasio. La “scrittura ordinata”, schematica, senza essere per questo monotona, è la mia vocazione.

4. Qual e’ l’aneddoto del liceo che ti accompagna ancora oggi? Ce lo racconti?

Ve ne racconto due.
Il primo. Alle Medie, Padre Donnini non capì un mio “tema libero”, e decise che sarebbe stata la classe a stabilire il voto. Lo lessi, schiacciato dalla timidezza. Alla fine, partì una commovente “standing ovation”. Uno dei più bei giorni della mia adolescenza!
Il secondo. Una stupidaggine? Non per me. A 16 anni, da calciatore, non ero neppure titolare nella squadra della mia classe. Marcai il “campione” di allora, Ciurli, e lo annullai. Quando vidi il mio nome in bacheca, come “uomo del giorno”, piansi di gioia!

 

 

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