Gianluigi Ricuperati

19 marzo 2014

cap_soc_banner_615x100_white

 

28_ricuperatiCapitale Sociale #29 – Gianluigi Ricuperati è uno scrittore, saggista e curatore italiano. Maturità classica 1996. Ha collaborato e collabora con La Repubblica, D di Repubblica, La Stampa, Abitare, Domus, GQ, Studio, il Domenicale de Il Sole 24 Ore, Il Sole 24 Ore, ITALIC. Nel 2011 esce il suo romanzo d’esordio Il mio impero è nell’aria (ed. Minimum Fax). Nel 2009 pubblica La tua vita in 30 comode rate (ed. Laterza). Nel 2007 Viet Now – La memoria è vuota (ed. Bollati Boringhieri). Nel 2006 pubblica Fucked Up (ed. Bur RCS); e, con Marco Belpoliti, pubblica la prima monografia dedicata al disegnatore Saul Steinberg. Nel 1999 traduce (ed. Einaudi Stile Libero) The Wild Party.

 
1. Qual e’ l’elemento che hai trovato negli anni della formazione al Sociale che più ti ha aiutato a diventare  la persona che sei oggi?

La biblioteca. Al Sociale c’era una biblioteca estremamente interessante, improntata a un’idea alta di cultura e formazione, quasi sperimentale per certi versi. Ricordo le annate intere di Cahiers du Cinema, ma anche volumi di ricerca letteraria, e una fantastica sezione scientifica. Ho passato più tempo dentro quella stanza, fra quegli scaffali, che alle lezioni, e spesso fuggivo dalle lezioni per rifugiarmi nella biblioteca. Credo che il merito fosse di Padre Vergnano, un gesuita straordinario che aveva un’idea laica e avvenirista della formazione e dell’educazione anche se all’interno di una scuola cattolica. Ricordo i momenti passati lì come i più importanti e felici della mia adolescenza, assieme a qualche altro momento che sarebbe fuori luogo ricordare in questa sede.

2. Oggi, nel POF del Sociale si esplicitano i  concetti  ignaziani come “magis”, “cura personalis”, attenzione al singolo… Ai tempi del tuo liceo, ancorché  non venissero dichiarati, credi fossero vissuti e trasmessi? Se si come?

Non ho un ricordo chiarissimo di come venissero trasmessi, o vissuti: certamente la cura personalis avveniva per quanto mi riguarda attraverso la lettura e la curiosità infinita e multidisciplinare che promanava dalla biblioteca del Sociale. Anni dopo avrei scoperto la figura di Teilhard de Chardin, una delle personalità più influenti per la mia vita e la mia immaginazione, oltre che uno dei grandi gesuiti del XX secolo, e uno dei grandi visionari intellettuali del tempo che ci siamo lasciati alle spalle.

3. Qual e’ stata la qualità dell’offerta accademica/scolastica del liceo del Sociale? In che modo ti è servita all’università prima e nella professione poi?

Non sono stato uno studente modello, tutto l’opposto: ma ho sempre apprezzato la libertà di pensiero e di azione che si respirava, pur all’interno dei bastioni rappresentati da certi principi o valori. Nessuno mi ha mai imposto le cose, neanche le più stupide, come scegliere se avere l’orecchino o no. Tutto, specialmente con i padri gesuiti come Piero Buschini, passava attraverso il ragionamento. Ora che scrivo e pubblico, dirigo una scuola internazionale di arte design architettura e moda, viaggio 150 giorni all’anno, parlo spesso in pubblico, e che invento di mese in mese, di anno in anno, il paesaggio rischioso della mia vita professionale, ho sempre presente la lezione di ragionevolezza e libertà impartita in quinta ginnasio da Piero Buschini: ‘non ti chiedo di togliere l’orecchino, ma scrivi un tema sul perchè lo metti’. Un po’ serioso, forse, ma un modello civile, mite, e intelligente di confronto. Ah: alla fine l’ho tolto, l’orecchino, a causa di un’infezione al lobo dell’orecchio.

4. Qual e’ l’aneddoto del liceo che ti accompagna ancora oggi? Ce lo racconti?

E’ stata una scuola libera, a tratti un po’ selvatica, anche se forse non bisognerebbe dirlo. A me ha insegnato con i fatti una serie di regole per niente dorate, consigli che darei a mio nipote o a un giovane studente o studentessa del Sociale, e che vorrei aver la forza trasmettere a mia figlia senza farmi fregare troppo dal rigore del ruolo paterno. Fai sempre quello che ti piace, trova e coltiva il piacere nel lavoro, nella vita intellettuale, nella vita spirituale. Se piace veramente a te, darà quasi certamente piacere agli altri. Segui sempre la strada meno battuta. Rompi sempre, preparati a pagare sempre. Tra una lezione noiosa e la meraviglia della biblioteca, scegli la meraviglia della biblioteca. Impara a giocare a calcetto sul cemento grezzo. Passa ogni tanto del tempo nella cappella scolastica, sopratutto quando non c’è nessuno. Porta un libro di sceneggiature di Luis Bunuel al ritiro spirituale obbligatorio, e di notte, quando tutti dormono, ripensa alla frase superlativa del grande regista spagnolo: ‘sono ateo, grazie a Dio’.

cap_soc_banner_615x100_blu

freccia_rossa LEGGI GLI ALTRI INTERVENTI

Bacheca Download