Massimo Brignolo

21 marzo 2014

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29_brignoloCapitale Sociale #30 – Massimo Brignolo, 52 anni, maturità scientifica nel 1980 dopo l’intero percorso scolastico di 13 anni all’Istituto Sociale. Ha lavorato 28 anni in IBM, tra Milano, Parigi e l’Europa dove attualmente occupa una posizione dirigenziale nella struttura di vendite di servizi ai grandi clienti continentali. Consigliere provinciale della Federazione Nazionale Dirigenti di Aziende Industriali, Federmanager. A tempo perso cronista sportivo e responsabile editoriale della testata online Olympialab (http://www.olympialab.com).

 
1. Qual e’ l’elemento che hai trovato negli anni della formazione al Sociale che più ti ha aiutato a diventare  la persona che sei oggi?

Sicuramente la creazione e il radicamento di un quadro di valori etici e comportamentali che sono diventati, con naturalezza, la base fondante delle mie scelte e delle mie azioni anche quando, per lunghi anni, il mio percorso personale e le prove della vita mi hanno portato lontano dalle strade a quel tempo segnate.

2. Oggi, nel POF del Sociale si esplicitano i  concetti  ignaziani come “magis”, “cura personalis”, attenzione al singolo… Ai tempi del tuo liceo, ancorché  non venissero dichiarati, credi fossero vissuti e trasmessi? Se si come?

La spiritualità ignaziana, negli ultimi anni del mio percorso anche specificamente indicata nelle prime versioni del Programma Educativo dell’Istituto, permeava la vita quotidiana soprattutto per chi come me ha avuto l’opportunità di affiancare al percorso scolastico un profondo cammino spirituale prima attraverso le Congregazioni Mariane e poi attraverso le Comunità di Vita Cristiana. Non si trattava però di momenti distinti e impermeabili ma di una integrazione a 360° che animava ogni minuto della vita di tutti i giorni dalle idee scambiate con i professori alle lezioni di vita del Cineforum di padre Guerello, dallo svago sportivo agli incontri con gli assistenti spirituali.

3. Qual e’ stata la qualità dell’offerta accademica/scolastica del liceo del Sociale? In che modo ti è servita all’università prima e nella professione poi?

L’offerta accademica è stata certamente eccellente in particolar modo per la capacità di trasmettere un metodo di approccio basato sulla costante curiosità intellettuale, lo spirito critico, il rispetto per le posizioni diverse e la necessità di sviluppare, assumendosi le proprie responsabilità, risposte personali. Un metodo che in ogni campo della mia vita ho cercato di mantenere e di trasmettere a colleghi più giovani e collaboratori con grandi soddisfazioni umane e professionali nel vederlo applicato con successo.

4. Qual e’ l’aneddoto del liceo che ti accompagna ancora oggi? Ce lo racconti?

E’ veramente difficile distillare un singolo momento in una storia così coinvolgente, momenti con il sorriso sulle labbra e momenti intrisi di lacrime: notti passate a dormire sul pavimento di improbabili palestre nei campi mobili dopo aver cercato per tutta Montecarlo una “pecorella smarrita”, l’approccio estremamente adulto (e non posso che ringraziare) nei confronti di un ragazzo che nello spazio di un fine settimana ha visto scomparire la figura di riferimento della sua vita, Padre Guerello che mi concede a 16 anni il permesso per il viaggio della vita a Città del Messico salvo poi chiedere ogni giorno attraverso mia madre perché non fossi ancora tornato al mio dovere.  E per chiudere, non si tratta del Liceo ma merita una digressione, in via Asinari di Bernezzo la panca  del Vice dove si era “reclusi” durante la ricreazione a causa di qualche mancanza comportamentale: quarant’anni dopo è evidente come sia stato un modo per far comprendere che ogni azione ha le sue conseguenze.

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