Emiliano Rossi

2 aprile 2014

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35_emiliano-rossiCapitale Sociale #35 – Emiliano Rossi, nato nel 1973, ha frequentato il Sociale dalla terza elementare fino alla maturità classica nel 1992, laureato in giurisprudenza a Torino, ha conseguito un master (LLM) in diritto europeo e comparato nel 2000 presso l’Università di Maastricht in Olanda. Sposato con Emanuela Bosso, nata nel 1976 e anche lei ex alunna del Sociale, padre di tre figli, Caterina, Giacomo Maria e Leonardo, di sei, quattro e due anni. Avvocato in Torino nello Studio Pavesio e Associati, in associazione con Allen & Overy, con specializzazione in diritto commerciale e societario e diritto dell’arte..
 
1. Qual e’ l’elemento che hai trovato negli anni della formazione al Sociale che più ti ha aiutato a diventare  la persona che sei oggi?

Molto di quel che sono oggi e’ dovuto alla formazione che mi ha dato il Sociale e alle persone che ho incontrato in quegli anni. L’elemento fondamentale che determina l’educazione di ciascuno e’ costituito dagli esempi che ha ricevuto, oltre che – anzi, direi più che – dalle nozioni che ha appreso. Il Sociale mi ha dato un’istruzione solida e un metodo di studio ma, principalmente, mi ha fatto incontrare persone che incarnavano i valori e lo stile di vita cristiani ed erano salde nella ricerca di Dio, ciascuna con i propri carismi, la propria specifica personalità e, perché no, con i propri difetti. Da loro ho imparato negli anni l’importanza del discernimento per saper scegliere il bene e lottare contro quella parte di se che invece tende verso il basso, del sapersi avvicinare agli altri, ridimensionando il proprio io senza prendersi troppo sul serio. Tutto questo e’ avvenuto senza imposizioni o forzature ma, appunto, attraverso il dialogo e la persuasione che viene dall’esempio e dall’autenticità delle relazioni. Sono grato a persone come Padre Piero Buschini che l’anno della maturità mi congedo’ dicendomi semplicemente – come sono semplici le cose vere e importanti – “mi raccomando, ricordati di non perdere mai la fede”, o Padre Boschi, con la luce speciale dei suoi occhi, Padre Beppe Giordano, con la profondità straordinaria del suo pensiero e della sua cultura vissuta per gli altri e non per se stessa, Padre Piero Granzino, uomo forte come la roccia e sempre trasparente e autentico, Padre Giancarlo Gola, coraggioso nelle scelte, guida e confidente in tanti momenti cruciali, Padre Jean Paul Hernandez, amico vero. E con loro tanti altri che mi dispiace non nominare.

2. Oggi, nel POF del Sociale si esplicitano i  concetti  ignaziani come “magis”, “cura personalis”, attenzione al singolo… Ai tempi del tuo liceo, ancorché  non venissero dichiarati, credi fossero vissuti e trasmessi? Se si come?

Come credo emerga da quanto detto sopra, questi principi ignaziani venivano vissuti da molti e trasmessi nell’attività educativa e nella guida spirituale, anche attraverso l’esempio nella vita quotidiana. Ricordo lo sprone a guardare verso l’alto a non lasciarsi vincolare dai condizionamenti e dall’aridità del mondo e a cercare sempre di fare il meglio, per se’ e per gli altri, cercando di vivere il più possibile in pienezza. Quanto alla “cura personalis” e all’attenzione al singolo, ricordo da parte di molti un’attenzione particolare al dialogo che partiva dalla condizione personale di ciascuno, nel tentativo di far emergere le sue doti migliori, senza forzature o limitazioni della libertà.

3. Qual e’ stata la qualità dell’offerta accademica/scolastica del liceo del Sociale? In che modo ti è servita all’università prima e nella professione poi?

Ricordo il rigore di molti e l’attenzione alla ricerca e alla partecipazione nell’attività educativa. Ricordo, in particolare, le lezioni stimolanti della prof.ssa Perino e del prof. Rossi Precerutti, maestri capaci di trasmettere entusiasmo e curiosità, e la serietà della prof.ssa Fontana, grazie a cui ho imparato davvero l’inglese (oltre che grazie ai viaggi in Irlanda con Padre Mauro Pasquale), strumento fondamentale per la mia vita professionale. Ricordo lo studio della storia dell’arte, che mi ha aperto nuovi orizzonti, facendomi conoscere meglio me stesso. Tutto questo armamentario di conoscenze, esempi e metodi e’ stato di grande importanza negli anni dell’università prima e della vita professionale dopo. La frequentazione con i Gesuiti e i tanti amici del Sociale, della CVX e del Centro Universitario Michele Pellegrino e’ continuata anche dopo il liceo, pur se con fasi di maggiore o minore intensità, a causa dei vari impegni della vita. E il monito di Padre Buschini rimane sempre con me.

4. Qual e’ l’aneddoto del liceo che ti accompagna ancora oggi? Ce lo racconti?

Non parlerei di aneddoti particolari ma di momenti di vita che ricordo con grande piacere: le estati a Campitello con i Padri Francisetti e Boschi, i campi di Pragelato con Padre Granzino, la pallavolo praticata con passione con il Prof. Duranti (e le belle vittorie nelle sfide classico / scientifico…), i servizi sociali come insegnamento del valore dell’umiltà e come occasione, in quegli anni fondamentali per la formazione, di uscire da se’ per conoscere il mondo e i bisogni degli altri.

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