Mario Giaccone

4 aprile 2014

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36_mario-giacconeCapitale Sociale #36 – Mario Giaccone, maturità scientifica al Sociale nel 1985, attualmente svolge la professione di farmacista.
 
1. Qual e’ l’elemento che hai trovato negli anni della formazione al Sociale che più ti ha aiutato a diventare  la persona che sei oggi?

2. Oggi, nel POF del Sociale si esplicitano i  concetti  ignaziani come “magis”, “cura personalis”, attenzione al singolo… Ai tempi del tuo liceo, ancorché  non venissero dichiarati, credi fossero vissuti e trasmessi? Se si come?

Rispondo congiuntamente alle due domande. La formazione ignaziana incoraggia una profonda conoscenza e accettazione dell’altro. La partecipazione ai gruppi, il dialogo continuo consentono di costruire una struttura mentale che predispone a comprendere le ragioni e i bisogni di chi ti sta di fronte. Tale atteggiamento coltivato ed alimentato sopratutto negli anni del liceo contraddistingue in ogni modo gli alunni ed ha avuto un enorme impatto sull’uomo che sono oggi.
L’accusa che il mondo esterno fa ai gesuiti è di costruire persone che sono in grado di raccogliere il consenso e di conseguenza di gestire il potere. Ora, a parte il fatto che la gestione di posizioni di responsabilità va vissuta come un servizio alla comunità, l’errore e’ non capire che l’intenzione educativa è integra. La responsabilità sarà  poi legata a come come il singolo utilizza gli strumenti, infatti, per quanto la formazione delle scuole dei gesuiti comunque curi prima di tutto una solida struttura morale, il libero arbitrio consente a ciascuno di scegliere da che parte stare.
Se uniamo a queste caratteristiche non solo la capacità di riconoscere l’altro quanto la possibilità di conoscere, attraverso gli esercizi spirituali, se stessi  e il progetto di Dio su ciascuno di noi capiamo fino in fondo la preziosità di questo percorso umano ed educativo.
Ai miei tempi tutto ciò non era codificato ma senz’altro vissuto, insegnato e compreso..

3. Qual e’ stata la qualità dell’offerta accademica/scolastica del liceo del Sociale? In che modo ti è servita all’università prima e nella professione poi?

La qualità dell’offerta non era proprio omogenea, ma la professoressa di italiano dell’epoca, una “scuola vivente” di rigore, senso critico e libertà mentale, ci ha insegnato bene la materia e ha faticosamente provato a trasformarci in uomini. Il primo dei due obiettivi l’ha senz’altro raggiunto…

4. Qual e’ l’aneddoto del liceo che ti accompagna ancora oggi? Ce lo racconti?

Tra i tanti ricordi positivi ripenso ai tornei di calcio interni. Ogni partita ci sembrava l’appuntamento settimanale prima della fine del mondo. Giocavo in porta e dietro di me nei campi di polvere e sassi una figura con l’abito lungo nero osservava la e ci incoraggiava. Era padre Farinelli metafora di un Ordine che segue i ragazzi diventare uomini e con discrezione li indirizza alla vita.

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