Massimiliano Cagliero

7 aprile 2014

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37_massimiliano caglieroCapitale Sociale #37 – Massimiliano Cagliero, maturità scientifica nel 1988, si é laureato con lode in Economia Aziendale nel 1992 all’Universitá Bocconi di Milano e ha coseguito un MBA alla Harvard Business School a Boston nel 1997 e un Master in Finance and Economics alla Wirtschaftsuniversität a Vienna, in Austria. Attualmente è Amministratore Delegato e Chief Investment Officer di Banknord, una delle piú dinamiche societá di investment management in Italia. Prima di lavorare a Banknord, ha lavorato per diversi anni nella divisione Investment Banking di Goldman Sachs a Londra.

1. Qual e’ l’elemento che hai trovato negli anni della formazione al Sociale che più ti ha aiutato a diventare  la persona che sei oggi?

Il rigore etico e morale, la disciplina nello studio e nel lavoro e l’attenzione ed il rispetto per il prossimo sono i tre elementi che hanno maggiormente caratterizzato la mia formazione al Sociale, e che mi sono stati di fondamentale aiuto e direzione nella mia crescita come persona. Soprattutto vivendo, studiando e lavorando all’estero – da ragazzo prima e da professionista poi -, uscendo dal proprio ambiente e dalla propria “confort zone”, i tre elementi sopra citati mi sono stati di fondamentale aiuto come guida e direzione di pensiero e di comportamento.

2. Oggi, nel POF del Sociale si esplicitano i  concetti  ignaziani come “magis”, “cura personalis”, attenzione al singolo… Ai tempi del tuo liceo, ancorché  non venissero dichiarati, credi fossero vissuti e trasmessi? Se si come?

Premesso che non è che ami molto l’espressione “Ai tuoi tempi” – mi fa sentire ancora più vecchio di quello che sono! – concetti quali “magis” e “cura personalis” erano ben presenti nei miei anni di formazione al Sociale. Chiedo permesso di cominciare dall’ultimo punto, quello dell’attenzione al singolo. Senza avere letto questa seconda domanda, avevo ripreso questo insegnamento come uno degli elementi fondamentali dei miei anni della formazione al Sociale. L’attenzione verso il prossimo, con un’attitudine mentale non compassionevole ma di collaborazione e di curiosità intellettuale, è uno degli elementi che mi sono stati maggiormente trasmessi dai miei anni di formazione gesuitica. Purtroppo persi il padre da bambino per un incidente stradale; fui quindi particolarmente sensibile – e beneficiai in modo importante – dell’attenzione alla persona, ai miei bisogni ed alle mie aspirazioni che l’ambiente del Sociale offriva. Il concetto del “magis”, per quanto – a mia memoria, per lo meno – mai trasmesso in modo diretto, permeava ogni comportamento dei padri gesuiti, ed ogni aspettativa anche del corpo docente nei nostri confronti. Noi, allievi dei gesuiti di Torino, eravamo fieri di essere tali. Sapevamo non solo che eravamo soggetti ad un regime di studio e di disciplina superiore a quello di molte altre scuole, ma anche che ci si aspettava sempre qualcosa di più da noi. I nostri piccoli traguardi – anche quando raggiunti – costituivano momento di soddisfazione breve! – nel presente, ma punto di partenza per traguardi ancora più ambiziosi per il futuro. Ricordo una frase di Padre Buschini, a noi ragazzi del liceo: “Siate sempre contenti e grati di quello che avete, ma aspirate con serenità a qualcosa di più, ed adoperatevi per ottenerlo”. La feci incidere su un portafoglio che portai con me per molti anni.
E’ fondamentale che anche gli allievi dei gesuiti di oggi ritrovino la fierezza che avevamo noi “ai nostri tempi”!

3. Qual e’ stata la qualità dell’offerta accademica/scolastica del liceo del Sociale? In che modo ti è servita all’università prima e nella professione poi?

E’ una domanda molto difficile a cui rispondere. Quando uno studente è all’interno di un sistema scolastico, non è in grado di giudicare l’offerta accademica di quello che sta ricevendo. Quando poi ne è uscito, spesso non ha degli elementi di paragone con cui relativizzare la propria esperienza, e quindi esprimere un giudizio. Quello che posso dire – da un punto di vista accademico – è che negli studi che mi sono trovato a fare dopo il percorso di medie + liceo classico all’Istituto Sociale, non ho incontrato alcuna difficoltà. Non ho mai studiato tanto come al Liceo Classico al Sociale, né alla Bocconi poi, nè all’Università di Vienna, e tanto meno ad Harvard Business School, dove ho conseguito il mio Master. Ciò mi porta quindi a ritenere molto valida la preparazione accademica che mi ha fornito l’Istituto Sociale. Certamente sono molto più fiero della formazione del liceo classico a Torino, piuttosto – ad esempio – di quella dell’Università Bocconi..

4. Qual e’ l’aneddoto del liceo che ti accompagna ancora oggi? Ce lo racconti?

Un episodio dei miei anni all’Istituto Sociale che ricordo e che mi ha accompagnato nella mia crescita si riferisce ad uno scambio di battute che ebbi un pomeriggio con Padre Guerello, allora Preside.  Non ricordo con esattezza il periodo, ma sono abbastanza certo che si riferisse agli anni delle mie Medie (1980 – 1983). Al tempo, spesso si rimaneva a scuola anche il pomeriggio. Avevamo una pausa pranzo, dopo la quale giocavamo nel parco dell’Istituto per circa un’ora e mezza, prima di riprendere le lezioni. Avevamo da poco finito di giocare e mi stavo preparando per entrare in aula a seguire le classi pomeridiane. Ero disordinato, sudato con le scarpe sporche, gli occhiali luridi,  spettinato… come può essere un ragazzino di 12 anni dopo avere giocato (mediocremente!) a calcio.  Padre Guerello mi bloccò, austero ed elegante. Mi chiese come era andata la pausa e come mai fossi così “scapigliato”. Gli spiegai che avevo appena giocato con i miei amici, certo che quella fosse una motivazione più che accettabile per il mio disordine esteriore.  Padre Guerello mostrò un certo disappunto. Mi chiese quindi se ero bravo a scuola. Risposi di sì, e – cercando di apparire simpatico (e di svicolarmi dalla fastidiosa conversazione) – dissi che ero bravo perché ero intelligente. Lui rimase in silenzio qualche secondo – che a me parve un periodo molto lungo. Quindi mi disse: “la disciplina ed il metodo spesso contano più dell’intelligenza”. Chiaramente si riferiva al mio aspetto esteriore. Il messaggio che penso volesse darmi era che sarebbe stato auspicabile che fossi stato più disciplinato nel vestire ed in come mi presentavo in classe.  Nella mia vita fino ad oggi, però, mi sono reso conto di come possa essere valido quel pensiero. Persone dotate di grande intelligenza si bloccano se non sono anche capaci di disciplina e metodo. Il contrario è anche vero. Spesso vedo che persone di qualità anche mediocre procedono con successo perché molto disciplinate, e con un metodo di lavoro molto affidabile. Quello che Padre Guerello mi disse più di 30 anni fa mi è rimasto molto impresso, e ne riscontro frequentemente l’applicazione nella vita reale.

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