Paola De Faveri

9 aprile 2014

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38_paola de faveriCapitale Sociale #38 – Paola De Faveri, classe 1968, maturità classica conseguita nel 1987, 8 anni trascorsi tra le mura del Sociale (medie e Liceo). Sposata, mamma del dodicenne Lollo, da vent’anni svolge attività di Commerciale presso aziende del settore Automotive.

1. Qual e’ l’elemento che hai trovato negli anni della formazione al Sociale che più ti ha aiutato a diventare  la persona che sei oggi?

Dalla formazione maturata al Sociale mi sono ‘portata via’ l’insegnamento che ciò che conta sono i rapporti, l’essere persona con e per gli altri.
Con gli anni ho imparato che andare avanti pensando sempre con la mia testa, che mettermi sempre in discussione senza avere paura di cambiare opinione, non è un segno di debolezza, anzi, e le basi di questa forza hanno profonde radici nell’esempio ricevuto dalla mia famiglia e da tante persone speciali quali Padre Vergnano, Padre Geppo, Padre Buschini e da tante belle figure, una per tutte il Prof. Precerutti.

2. Oggi, nel POF del Sociale si esplicitano i  concetti  ignaziani come “magis”, “cura personalis”, attenzione al singolo… Ai tempi del tuo liceo, ancorché  non venissero dichiarati, credi fossero vissuti e trasmessi? Se si come?

I concetti di ‘magis’ e di ‘cura personalis’ anche se non esplicitati nei programmi degli anni ottanta, si respiravano, erano parte integrante della scelta di vita che, soprattutto durante il liceo, veniva portata avanti in maniera sempre più consapevole, anche attraverso l’attività di ‘volontariato obbligatorio’ che veniva richiesta agli studenti del terzo anno delle scuole superiori.
Lì per lì probabilmente non ne capii completamente il senso, ma poi queste esperienze tanto mi hanno insegnato, soprattutto a distanza di anni.

3. Qual e’ stata la qualità dell’offerta accademica/scolastica del liceo del Sociale? In che modo ti è servita all’università prima e nella professione poi?

Il ‘metodo’ che ho appreso sui banchi di scuola, la serietà nel portare avanti gli impegni, l’essere aperti al confronto, la libertà di poter scegliere sempre, anche se raccogliersi a riflettere nella cappella della scuola o se rimanere fuori e magari rifugiarsi in una delle biblioteche ‘magiche’ dell’Istituto, sono tutte ‘ricchezze’ che mi hanno aiutato anche durante gli anni dell’università prima e del lavoro e della famiglia poi.

4. Qual e’ l’aneddoto del liceo che ti accompagna ancora oggi? Ce lo racconti?

Tanti sono gli aneddoti che ricordo di quegli anni….le accattivanti ore di filosofia, la dolcezza delle ore di Italiano con il mitico Prof. Sarboraria, le vacanze-‘studio’ in Irlanda, gli scambi con il Leone XIII, le rappresentazioni teatrali messe in scena da uno sparuto gruppo di studenti per una raccolta fondi per il Madagascar….e tanto altro ancora!

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