Barbara Villa

16 aprile 2014

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41_barbara villaCapitale Sociale #41 – Barbara Villa, maturità Classica nel 1969. Ha una figlia di 17 anni e lavora come grafica 3D. Soddisfatta del suo lavoro e della sua famiglia, ma – per via del Magis – sta mettendo su un’azienda con una sua amica, una start up nel food.

1. Qual e’ l’elemento che hai trovato negli anni della formazione al Sociale che più ti ha aiutato a diventare  la persona che sei oggi?

Certamente un senso di continuità, di appartenenza, di famiglia. La nostra scuola rimane, per me, un luogo di affetti, innanzitutto.

2. Oggi, nel POF del Sociale si esplicitano i  concetti  ignaziani come “magis”, “cura personalis”, attenzione al singolo… Ai tempi del tuo liceo, ancorché  non venissero dichiarati, credi fossero vissuti e trasmessi? Se si come?

Diamine… ho dovuto studiarli ‘sti concetti!
Si, credo che il rispetto del singolo, la considerazione della peculiarità di ciascuno, sia stata proprio una delle note caratteristiche della nostra scuola. In un momento della crescita in cui si tende ad identificarsi in un gruppo, si percepivano l’accettazione e lo spazio per mostrarsi diversi: direi che si sentiva nell’aria.
Così come avevamo la possibilità e lo sprone ad approfondire e ad essere attenti al prossimo anche attraverso le Cvx o i servizi sociali.
Per quanto riguarda me personalmente, che vivevo un clima libertario simile anche in famiglia, è mancata una maggior pressione ad eccellere che, forse, mi avrebbe fatto bene!
Non è mancato, invece – e l’avrei riconosciuto in seguito – lo stimolo a conoscere noi stessi e la spinta costante a non accontentarsi, a diventare migliori.

3. Qual e’ stata la qualità dell’offerta accademica/scolastica del liceo del Sociale? In che modo ti è servita all’università prima e nella professione poi?

Debbo ammettere che ho la nomea di persona colta tra i miei conoscenti e amici, sebbene io mi sia sempre sentita molto più ignorante dei compagni di allora, decisamente più studiosi di me.
Ne deduco che la qualità dell’insegnamento debba essere stata eccellente… oppure i miei amici di ora molto ignoranti!

4. Qual e’ l’aneddoto del liceo che ti accompagna ancora oggi? Ce lo racconti?

Un ricordo che tra i primi mi torna alla mente riguarda Padre Vergnano.
A ripensarlo ora, è uno dei professori che ha saputo suscitare maggior affetto e tenerezza, ma allora ci terrorizzava!
Un giorno, in aula di scienze, dopo aver interrogato, prese in mano un paio di occhiali e disse:
-Di chi sono questi occhiali?
Tutti noi ci concentravamo sui piedi, spaventati a morte all’idea di un nuovo giro di interrogazioni.
-Allora, di chi sonoo?
Abbiamo incominciato a guardarci furtivamente, evitando d’incontrare il suo sguardo, tesissimi.
Poi, d’improvviso, li guardò meglio e disse
-Ah, sono i miei!

 

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