Edoardo Daneo

28 aprile 2014

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42_edoardo daneoCapitale Sociale #42 – Edoardo Daneo, maturità 1984, sposato con Antonella (ex allieva) e padre di Emanuele e Sara, ha frequentato l’Istituto Sociale per tutto il ciclo degli studi: dalle Elementari al Liceo Scientifico. Cresciuto nel MEG e nella Comunità di Vita Cristiana, deve a questo percorso spirituale ed agli Esercizi Spirituali la scelta della obiezione di coscienza prima e dell’impegno anche lavorativo per la nonviolenza, la giustizia e la solidarietà internazionale. Attualmente lavora per la ONG CISV (www.cisvto.org) e, dal 1998, è il direttore del Coordinamento Comuni per la Pace della Provincia di Torino.

1. Qual e’ l’elemento che hai trovato negli anni della formazione al Sociale che più ti ha aiutato a diventare  la persona che sei oggi?

La centralità della persona, la sensazione che ci fosse un investimento sovrabbondante umano, professionale e di preghiera su ciascuno di noi. Ed allo stesso tempo una formazione a sviluppare un senso critico, una lettura ed una analisi approfondita e non ideologica della realtà. Ho apprezzato che le varie materie mi fossero presentate in modo non confessionale (ho avuto come docenti sacerdoti, laici credenti, atei e marxisti tutti accomunati da una grande passione per la materia e per la loro professione e tutti aperti al confronto) e che, parallelamente, la proposta formativa fosse arricchita da tante occasioni di crescita spirituale e cristiana, di volontariato, di apertura al mondo e di attenzione agli altri.

2. Oggi, nel POF del Sociale si esplicitano i  concetti  ignaziani come “magis”, “cura personalis”, attenzione al singolo… Ai tempi del tuo liceo, ancorché  non venissero dichiarati, credi fossero vissuti e trasmessi? Se si come?

Mi soffermo sul “magis” ignaziano che non mi è stato mai presentato come uno sforzo individualistico di volontà e spirito di sacrificio che avrebbe solo inorgoglito il mio cuore ed alimentato la mia autosufficienza. Piuttosto come un dono di Dio: un desiderio sempre più grande di amarlo e seguirlo cercando di discernere ogni giorno la sua volontà nella concretezza della mia vita. Dunque un “di più” per grazia di Dio che aiuta a non star fermi, a non sedersi ed accontentarsi, ad avere uno sguardo sull’oggi e non rivolto al passato ed consapevolezza di essere in cammino e “di passaggio”. Questo senso del movimento per grazia di Dio, mi ha aiutato e mi aiuta a valutare i processi, le evoluzioni o involuzioni, le dinamiche nelle situazioni e nelle relazioni più che il punto di arrivo o lo stato di fatto.

3. Qual e’ stata la qualità dell’offerta accademica/scolastica del liceo del Sociale? In che modo ti è servita all’università prima e nella professione poi?

L’offerta è stata di qualità sia per quanto riguarda i contenuti che le metodologie, sempre innovative. Mi ricordo di essere stata una delle prime classi delle elementari a lavorare in “squadriglie”, in gruppo. Negli anni abbiamo sperimentato anche l’autovalutazione, i corsi di recupero tenuti dai nostri compagni più preparati. Io non ho imparato mai così tanto come all’Istituto Sociale e molte delle conoscenze che ho derivano da quella esperienza. Ma ho anche appreso a stare e decidere in gruppo, a sostenere una tesi, ad apprezzare il punto di vista dell’altro, a valorizzare l’individuo, ma sempre in un’ottica di comunità.
Ho avvertito una unica lacuna: sono stato formato ai VALORI dell’impegno e civile, ma nello stesso tempo la nostra scuola era chiusa e non partecipava in alcun modo alle iniziative di impegno civile di quegli anni. Probabilmente questo a causa delle tensioni, del rischio di strumentalizzazioni ed anche di violenza di quegli anni (1975-1983). Mi sono sentito protetto, ma anche un po’ isolato rispetto a ciò che accadeva in Italia.

4. Qual e’ l’aneddoto del liceo che ti accompagna ancora oggi? Ce lo racconti?

Ho passato 13 anni all’Istituto Sociale e sono logorroico ! Questa domanda è per me crudele perché ho almeno un centinaio di aneddoti che “mi accompagnano ancora oggi” ed i miei compagni, con i quali sono ancora in contatto, lo sanno bene !
Ricordo che mi battei molto affinché i servizi sociali divenissero parte integrante della proposta formativa dell’istituto e dunque fossero obbligatori almeno per i primi due anni. Discutemmo molto di questa cosa in classe e nei consigli d’istituto.Potete dunque immaginare con quale entusiasmo, dopo un anno di preparazione iniziai il mio servizio settimanale in un centro anziani gestito da volontari, se possibile, ancora più anziani degli ospiti. Insieme ad un mio compagno portammo una ventata di entusiasmo e tante iniziative. Tra le tante che proponemmo vi fu quella di realizzare una gita sociale del centro anziani. Le responsabili accettarono, ma ci dissero che sarebbe stato possibile farlo solo con la nostra presenza perché ci sarebbero volute forze giovani (avevamo 16 anni) per dare una mano durante la giornata. Fu scelto un mercoledì. Meta il santuario di Castelmagno e partenza alle 7:00 del mattino. Molto contenti avvertimmo il preside della cosa. La sua risposta fu raggelante: non potete partecipare, c’è scuola. Iniziammo un dibattito in cui cercammo di spiegare le ragioni che ci spingevano a rimanere fermi nella decisione di fare servizio in quella mattina. Il preside fu irremovibile e ci minacciò di sospenderci per una settimana se avessimo partecipato alla gita. Ricordo che ne parlai con il mio compagno, con il padre spirituale e con i miei genitori. E decidemmo di partire ugualmente. La gita fu una esperienza molto coinvolgente ed emozionante. Al ritorno chiesi ai miei genitori di non giustificare l’assenza con una presunta malattia, ma scrivendo semplicemente “servizi sociali” nelle motivazioni.
La mattina successiva mi presentai nell’ufficio del Preside, di cui avevamo gran rispetto ed anche molto timore, con le gambe tremanti, ma determinato ad andare fino in fondo. A sorpresa il preside firmò la giustificazione dicendomi: Bravo! Me lo aspettavo da te!
Ho un secondo aneddoto molto più breve: sentii chiedere un giorno al carissimo P. Manino: “P. Gigi, ma perché si dice che i Gesuiti rispondano ad una domanda sempre con un’altra domanda?” E lui tutto serafico “Chi te lo ha detto?”
Vi proporrei di aprire uno spazio per raccogliere gli aneddoti. La domanda mi ha messo in difficoltà e mi piacerebbe raccontare di fatti per me molto significativi sia spiritualmente che umanamente legati al liceo, ma anche alla scuola media ed elementare…

 

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