Progetto continuità: le classi quinte della scuola primaria e le prime della secondaria a Gressoney per crescere insieme

2 maggio 2014

Quale differenza tra i “bambini” della quinta e i “ragazzini” della prima? Poca, dal punto di vista anagrafico, molta, a sentir loro, perché alcuni hanno già fatto quello che definiscono “il grande salto”, vale a dire il passaggio alla scuola media.

Da una parte la fine di un percorso, le maestre da lasciare, alcuni compagni che si sposteranno in un’altra scuola, dall’altra l’inizio di una nuova avventura, che suscita qualche timore ma incuriosisce, stimola, crea aspettative.

Ecco il perché di questa iniziativa: una “tre giorni” a Gressoney, a Villa Belvedere, luogo ormai storico di incontro tra ragazzi, docenti, famiglie delle nostre scuole. Un luogo accogliente, nel silenzio della montagna, rotto dalle voci dei ragazzi che hanno condiviso lavoro, gioco, colazioni, momenti di riflessione e preghiera, notti in cui le chiacchiere si sono alternate al riposo necessario per riprendere, con la consueta vivacità, le attività della giornata successiva.

Peter Pan è stato il compagno dei nostri ragazzi in questa avventura: il bambino che non vorrebbe crescere mai, l’eterno fanciullo dell’Isola che non c’è. È su questo tema che i ragazzi hanno lavorato insieme: il cambiamento, i timori, l’insicurezza ma anche la curiosità, il desiderio di sperimentare qualcosa di nuovo, le aspettative, i successi, la presa di coscienza delle proprie capacità, la percezione delle trasformazioni che poco per volta avvengono in ognuno.

Siamo partiti da un film: “Hook”, Capitan Uncino, e ci siamo fatti aiutare anche da Edoardo Bennato, con le sue canzoni “Pirati” e “L’isola che non c’è”: in un susseguirsi di lavori di gruppo, di riflessioni individuali, di confronti con gli adulti, i ragazzi di elementari e medie hanno percorso insieme un pezzetto di strada, e hanno discusso, scritto, proposto, costruito.

Niente di meglio, a questo punto, che lasciare alle loro voci il compito di testimoniare quello che l’esperienza a Gressoney ha significato per loro!

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“Vorrei cercare di raccontarvi la nostra esperienza a Gressoney, quello che abbiamo fatto concretamente ma anche quello che abbiamo provato: le emozioni, le paure, il divertimento, stare insieme tutto il giorno (e anche di notte, dormendo più o meno!), mangiare e giocare insieme, conoscerci meglio, scoprire qualcosa di noi e degli altri che fino a quel momento non avevamo capito, vedere gli insegnanti sotto un’altra luce (e batterli a calcetto o a ping-pong!).

Un altro aspetto particolare è stato vivere questa esperienza insieme, compagni delle elementari e delle medie: non siamo lontani per età, ma alcuni di noi hanno già fatto “il grande salto”, il passaggio alla scuola media, e altri no. Pensiamo che lo stare insieme sia servito a smontare qualche paura e ad aiutarci a fare un altro passo nel nostro viaggio per crescere”.

Che cosa ci aspettavamo?

“Ci aspettavamo che le medie non si relazionassero così facilmente con noi.

Ci aspettavamo tre giorni di puro svago, ma invece abbiamo anche lavorato.

Non ci immaginavamo neanche che avremmo superato alcune paure.

Ci aspettavamo che i professori delle medie fossero molto più severi degli insegnanti delle elementari anche se poi non è stato così.

Ci aspettavamo di mangiare come al solito, invece il cibo era “stratosferico”.

Eravamo anche convinti che i professori delle medie ci avrebbero spinti a stare con i ragazzi delle medie, invece ci hanno lasciati relazionare tra di noi.

Eravamo certi che i ragazzi più grandi non ci avrebbero più salutati nei corridoi, invece ci salutano anche chiamandoci per nome.

Ci aspettavamo di non divertirci così tanto, quindi grazie!”

Che cos’è “l’isola che non c’è”?

–         È un mondo di sogni, di desideri e pensieri, un mondo a parte che serve per staccarsi dal mondo reale.

–         È un luogo in cui non ci sono cose negative ma solo positive, quindi non può esistere perché bene e male fanno parte della vita.

–         È il contrario del mondo reale, è pura fantasia.

–         È un’idea rispetto alla quale qualcuno non è d’accordo, però non bisogna lasciarsi condizionare e si deve continuare a credere nella propria idea.

–         È un posto tranquillo, in mezzo alla natura, pieno di pace e dove c’è molta fantasia.

–         È un’ancora di salvezza, qualcosa che mi aiuta quando sono in difficoltà e mi protegge.

–         È un posto dove mi sento a mio agio anche se ci sono sempre dei pericoli in vista.

–         È un posto in cui si è liberi di essere se stessi, senza condizionamenti.

–         Forse l’isola che non c’è si chiama così perché non c’è…

–         L’isola è impossibile da trovare, non è un posto particolare. La canzone di Bennato dice “Seconda stella a destra...”, quindi può essere ovunque. Ci sono anche altri messaggi nella canzone: ad esempio “poi la strada la trovi da te…” vuol dire che ognuno sceglie la propria strada a partire dalla propria isola; poi il verso “e a pensarci, che pazzia” secondo noi vuol dire che quando ci si incammina sembra una pazzia perché non si sa dov’è la meta e quanto tempo ci vorrà per raggiungerla.

–         Crescendo ci si allontana dall’isola che non c’è perché l’isola di Peter è un luogo in cui non si cresce, e questo non è possibile nella realtà. Però abbiamo anche detto che sarebbe bello crescere senza perdere la passione, un po’ della fantasia di quando si è bambini, l’entusiasmo, quindi portare nella realtà un po’ di “isola che non c’è” e non preoccuparsi se, come dice la canzone, “ti prendono in giro se continui a cercarla”, perché non ci crede chi pensa di essere superiore agli altri.

Come possiamo trasformare “l’isola che non c’è” nell’“isola che c’è”?

 

–          l’isola che non c’è alla fine potrebbe essere un po’ noiosa, perché ci isola dal mondo;

–          le cose che vorrei portare dall’isola che non c’è nella nostra vita quotidiana e reale sono: libertà, gioco, volo, tranquillità, amicizia, fantasia che diventa realtà, solo pensieri felici e gratitudine. Secondo me possiamo far capire alla gente che quest’isola esiste dicendo con tutta la nostra forza che “è nel cuore”;

–          l’isola si costruisce durante tutto il viaggio della vita di tutti. L’importante è trovare qualcuno che ti capisca, di cui ti fidi per raccontargli la “tua isola”;

–          l’isola che non c’è si trasforma in isola che c’è:

  • se supererò le emozioni che mi bloccano;
  • cercando di escludere le componenti negative;
  • se sulla mia isola verranno altre persone;
  • condividendo anche degli oggetti, dei beni;
  • con l’aiuto degli amici, dei nostri genitori e delle persone più grandi, perché hanno una “storia più ampia” della nostra;
  • costruendo un progetto insieme agli amici;
  • affrontando i problemi insieme a qualcuno, visto che non possiamo eliminarli;
  • essendo disponibili a fare il primo passo e non ad aspettare sempre che inizi qualcun altro;
  • mettendoci in gioco per costruire un cammino reale.

 

E per concludere… due estratti delle tante lettere scritte alla fine dell’esperienza trascorsa insieme!

 

“Cari compagni delle elementari,

all’inizio non c’era molta intesa tra di noi, eccetto che tra quelli che già si conoscevano. Dopo vari giochi e attività, con il passare delle ore, abbiamo iniziato a capirci e a formare un vero e proprio gruppo insieme, sia con chi si conosceva già che con quelli che dovevamo ancora scoprire.

A me questa esperienza è piaciuta soprattutto per questo, cioè perché adesso non si parla più di un “Noi” e di un “Voi” distinti, ma di un “Noi unico” che comprende ragazzi di prima media che hanno già fatto il “grande passo” e ragazzi delle elementari che spero si siano trovati bene con noi. È per questo che vi faccio un grandissimo augurio di BENVENUTI nella scuola media!”

 

“Care medie,

in questi giorni ho imparato che non siete così male, anche se a volte fate degli scherzi e vi sentite tanto più grandi! In realtà mi sono chiesta perché: abbiamo solo un anno di differenza! Ho scoperto anche che le femmine sono più tranquille dei maschi. Mi è piaciuto tanto creare “l’isola che non c’è” e mi sono divertita un mondo a creare il vulcano (anche se non ci imprestavate lo scotch). Io pensavo che avreste dato fastidio mentre svolgevamo le attività, ma in realtà vi siete rivelati dei grandi lavoratori (quando ne avete voglia!).

Per concludere vorrei dirvi che a volte mi fate un po’ paura, ma siete simpatici!”

 

Noi, i ragazzi delle quinte e delle prime

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