Vittorio Badini Confalonieri

16 giugno 2014

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49_vittorio badiniCapitale Sociale #49 – Vittorio Badini Confalonieri è un regista italiano. Dopo la Maturità Classica al Sociale nel 1996, si trasferisce a Londra dove consegue nel 2000 una Laurea in Comunicazione alla London Metropolitan University. Dopo un periodo di apprendistato, ritorna in Italia dove firma la regia di importanti videoclip musicali per artisti come AFTERHOURS, MORGAN, CLUB DOGO e DANIELE SILVESTRI. Nel 2008 decide di dedicarsi principalmente alla pubblicità e si trasferisce in Asia dove firma importanti campagne internazionali per le principali agenzie pubblicitarie della regione (Ogilvy & Mather, Lowe, Saatchi & Saatchi, Dentsu, Young & Rubicam) che gli valgono diversi riconoscimenti, tra cui due Leoni d’Argento al Festival della Pubblicità di Cannes 2013. Il suo cortometraggio “il CORRIDOIO” ha vinto il Grifone D’Argento al 34° Giffoni Film Festival. Attualmente vive con sua moglie e i suoi due figli a Bangkok, in Thailandia.

1. Qual e’ l’elemento che hai trovato negli anni della formazione al Sociale che più ti ha aiutato a diventare  la persona che sei oggi?

Porto ancora dentro alcuni insegnamenti di Padre Buschini che, con i suoi lunghi sguardi e continui moniti, mi ha fatto capire che nella vita non esistono scorciatoie e che bisogna imparare a prendersi le proprie responsabilità. Inoltre ricordo la spinta che tutti gli studenti ricevevano a crearsi un proprio senso critico, a non limitarsi ad un’analisi superficiale dei fatti ed informarsi, mettersi in discussione. All’epoca erano concetti che mi infastidivano perché, nel tentativo di trovare la mia identità di adolescente, li interpretavo come dei “dogmi” da seguire. Solo con gli anni ho capito che questi “dogmi” in realtà hanno contribuito a formare un equilibrio che mi è stato più volte utile sia nella vita privata che in quella professionale.

2. Oggi, nel POF del Sociale si esplicitano i  concetti  ignaziani come “magis”, “cura personalis”, attenzione al singolo… Ai tempi del tuo liceo, ancorché  non venissero dichiarati, credi fossero vissuti e trasmessi? Se si come?

Non ricordo con precisione se questi concetti fossero esplicitati in manera così chiara, ma l’attenzione all’altro e la spinta a valorizzare ogni persona in base alle sue caratteristiche e capacità erano concetti che alcuni insegnanti e padri spirituali mettevano in pratica nella vita scolastica di tutti i giorni. I campi estivi e i ritiri spirituali con Padre Granzino sono stati momenti importanti dove molti di questi concetti hanno trovato per me un riscontro reale.

3. Qual e’ stata la qualità dell’offerta accademica/scolastica del liceo del Sociale? In che modo ti è servita all’università prima e nella professione poi?

Il Sociale non ha mai avuto paura di abbracciare metodologie nuove e creare un ambiente che fosse stimolante anche fuori dall’aula. L’insegnamento della lingua inglese per tutta la durata del quinquennio mi ha avvantaggiato non poco una volta presa la decisione di continuare a studiare all’estero. La meravigliosa biblioteca ricca di volumi sul cinema, il cineforum, i corsi parascolastici di teatro, poesia per non parlare dello storico concorso musicale BORN TO MUSIC al Teatro Massaua, tutti questi elementi hanno dato modo alla mia creatività un po’ acerba di trovare uno spazio in cui crescere e sperimentare.

4. Qual e’ l’aneddoto del liceo che ti accompagna ancora oggi? Ce lo racconti?

Ricordo un tentativo piuttosto acerbo di organizzare un concerto rock nel campo di calcio con conseguente danno all’impianto elettrico e alcuni altri piccoli debiti da risanare. Ero convinto che quella sarebbe stata la fine della mia carriera scolastica. Invece, non solo non sono stato cacciato, ma avendo capito che il mio era un tentativo di trovare uno spazio dove gli studenti potessero esprimersi musicalmente, l’anno successivo la direzione organizzò il primo concorso musicale ufficiale della scuola.

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