Vincenzo Napoli

18 luglio 2014

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52_vincenzo napoliCapitale Sociale #52 – Vincenzo Napoli, Maturità scientifica 1988. Alunno dal 1975 nel “nuovo” Sociale. Per 10 anni consigliere dell’Associazione Ex Alunni. Sposato con Silvia (ex alunna), papà di Arianna (colibrì arancione). Avvocato, dal 2010 Cassazionista.

 1. Qual e’ l’elemento che hai trovato negli anni della formazione al Sociale che più ti ha aiutato a diventare  la persona che sei oggi?

Gli elementi assorbiti nel Liceo sono stati tanti, in prosecuzione di quelli ricevuti negli anni precedenti.
In estrema sintesi: il metodo di studio/lavoro, lavorare “al meglio” con i propri talenti, impegnarsi oltre i propri limiti, sapere accettare le sconfitte/le negatività e ricominciare subito per migliorarsi, sapere ascoltare/farsi ascoltare, essere al servizio degli altri (“farsi altro”).

 

2. Oggi, nel POF del Sociale si esplicitano i  concetti  ignaziani come “magis”, “cura personalis”, attenzione al singolo… Ai tempi del tuo liceo, ancorché  non venissero dichiarati, credi fossero vissuti e trasmessi? Se si come?

I temi generali sono stati, sono e saranno sempre gli stessi, seppur in continua evoluzione e con una sempre più attenta codificazione.
E’ bello ripercorrere il “percorso verticale” del mio periodo, ora, al contrario, con Arianna, piccola alunna della scuola dell’Infanzia (che, all’epoca dei miei studi, non esisteva ancora), e ritrovare la stessa “impronta”, cristianamente orientata.

3. Qual e’ stata la qualità dell’offerta accademica/scolastica del liceo del Sociale? In che modo ti è servita all’università prima e nella professione poi?

La formazione “socialina” è stata fondamentale e mi ha fornito gli “attrezzi” anche della mia cassetta universitaria/professionale, rendendomi libero (nel ragionare) ed indipendente (nell’agire), mai “servo” delle opinioni comuni o, peggio ancora, dei clienti.
La situazione più pregnante è stata quella di leggere le testimonianze di molti “capitali” che mi hanno preceduto (alcuni a me non noti come ex-alunni) e riscontare la stessa “impronta”.
Discorso a parte per il “capitale 47” (mia “pupilla” professionale) che mi ha commosso per la sua ricostruzione professionale.

 

4. Qual e’ l’aneddoto del liceo che ti accompagna ancora oggi? Ce lo racconti?

In estrema sintesi, anche qui.
Aver curato ed inaugurato il verde “Cactus” (giornalino degli studenti di cui ancora oggi si vocifera) ed i relativi rapporti con il Direttore Responsabile, P. Guerello …
Aver organizzato e partecipato ad una recita di classe in latino, “I Menecmi” di Plauto, forti e motivati dell’innovativo “metodo deduttivo olandese” con proventi versati in beneficienza.
I campionati di calcio con la “supervisione” di Fratel Biagio e del Sig. Vaccino: al confronto “Calciopoli” era roba da dilettanti.
I tornei di Subbuteo con il Prof. Alzona (Luca), poca fisica ma molto divertimento.
La festa di fine Liceo con fuochi artificiali dalla tettoia sopra la scalinata d’ingresso e l’invasione dell’Istituto con 6 polli vivi (non per molto per l’intervento del mitico “Ezi” …).
Concludere la “matura” con membro interno P. Guerello (!) in qualità di Preside e non di professore: tutti salvi e promossi! L’evento, per attualizzarlo, è stato epocale come il campionato 2013/2014 del Toro, con relativo ripescaggio in European League …
Avere l’onore della benedizione del matrimonio con Silvia e del battesimo di Arianna da parte di P. Piero (Granzino), nonostante due stagioni di S. Giacomo …

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