Padre Piero BUSCHINI S.I.

8 settembre 2014

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Mercoledì 10 settembre, alle ore 18.30 al Sociale, ci ritroveremo insieme al Sociale per ricordare P. Piero BUSCHINI, a  un mese dal suo ritorno nella Casa del Padre, per pregare con lui e per lui.

 

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La sera di venerdì 8 agosto, intorno alle ore 21, il p. Piero BUSCHINI S.I., dopo una lunga malattia, è tornato tra le braccia del Padre.

P. Buschini ha trascorso gran parte della sua vita al Sociale, in un instancabile e operoso servizio educativo e spirituale a favore di generazioni di giovani studenti.

La Comunità dei Padri Gesuiti e l’Istituto Sociale chiedono a tutti un ricordo nella preghiera e un ringraziamento al Signore per il dono di P. Buschini.

Ci ritroveremo lunedì 11 agosto alle ore 20.45 per un momento di preghiera nella Chiesa del Cottolengo (via Cottolengo 14). La liturgia funebre sarà celebrata martedì 12 agosto alle ore 11 da Mons. Guido Fiandino nella medesima Chiesa e alle ore 15 al suo paese natale (Cameri – NO).

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Padre Buschini è nato a Cameri (NO) il 18 febbraio 1925 ed è entrato nella Compagnia di Gesù il 24 agosto 1942. Ordinato sacerdote il 14 luglio 1957 e licenziato in Sacra Teologia presso la Facoltà Teologica di Chieri (To) nel 1958, ha poi conseguito la laurea in Lettere presso l’Università di Torino nel 1966, discutendo la tesi con il docente Padre Michele Pellegrino, già divenuto arcivescovo di Torino.

Ha svolto tutto il suo ministero a Torino, presso l’Istituto Sociale, dove ha insegnato materie classiche (latino e greco al classico, italiano storia e geografia allo scientifico) e religione. Al Sociale è stato Rettore dal 1985 al 1997, ma anche, in periodi diversi, preside dei licei e animatore spirituale e, per molti anni, Superiore della Comunità dei Gesuiti.

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Oltre al lavoro instancabile in campo educativo e scolastico, mosso dalla forte vocazione di animatore spirituale, ha a lungo operato anche nell’accompagnamento spirituale individuale e con alcuni gruppi laici impegnati nella vita della diocesi di Torino ed in particolare con il movimento di Rinascita Cristiana, di cui è stato parte attiva per quarant’anni, con il CPM nella preparazione di giovani copie al matrimonio e l’Equipe Notre Dame.

I suoi passatempi preferiti nel poco tempo libero sono stati la lettura, lo studio e l’ascolto della buona musica, soprattutto quella classica ed in particolare i concerti per pianoforte.

Per generazioni di studenti e per molti che lo hanno conosciuto, il Padre Buschini è stato un vero “maestro di vita e punto di riferimento” per la sua solida preparazione, per la lucidità di pensiero e di analisi che lo caratterizzavano, per la sua spiritualità concreta e profonda, per il suo fine umorismo, per il suo sorriso, per la sua dedizione e passione educativa, sempre animato da una cultura e una fede che hanno saputo coniugarsi e tenere il passo con i tempi così rapidi e vorticosi in cui siamo chiamati a vivere. I suoi metodi di insegnamento sono sempre stati straordinariamente “anticipativi”, grazie alla sua capacità di “modernizzare” la scuola e alla sua battaglia costante contro il culto del nozionismo, assai frequente nei giovani studenti di ogni generazione.

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Padre Piero Granzino, nella prefazione ad una delle molte pubblicazioni di padre Buschini, ricorda che “veramente, nei suoi cinquantun anni di permanenza al Sociale – in fondo tutta la sua vita! – il Padre Buschini ci ricorda l’espressione di Gesù al termine del suo discorso parabolico: “Ogni scriba, divenuto discepolo del Regno dei Cieli, è simile ad un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche”. Un mezzo secolo vissuto in pienezza per il Regno di Dio: quante persone incontrate, ascoltate, confortate; quante celebrazioni liturgiche in circostanze liete e talora colme di dolore, nel cammino quotidiano e feriale, come pure nelle grandi solennità”.

Moltissimo si potrebbe dire (e scrivere) del Padre Buschini, non solo riferito al contesto scolastico, ma anche  del suo servizio a conforto e sollievo di tanti ammalati al Cottolengo, alla clinica Fornaca (dove per decenni ha celebrato la Messa tutte le mattine all’alba) e in altri ambienti; del suo farsi compagno di viaggio, sempre discreto, ma intimamente partecipe, di tante persone che a lui si sono rivolte per trovare una luce nel momento del buio, una conferma esterna e rassicurante ad una voce interiore che invitava a fare una scelta, a prendere una decisione…..

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A partire dal 2005 la sua vita è molto cambiata a causa della malattia e, parallelamente, si è modificato il suo modo di “essere maestro”. E’ stata la cattedra del silenzio e della sofferenza, dello sguardo pieno di dolcezza e del sorriso eloquente, della semplicità di chi si affida, come un bambino, all’amore del Padre, dei fratelli e degli amici che lo circondano. Ma è stato anche questo un magistero prezioso e unico, anche se con strumenti e modalità differenti (ad esempio con le sue omelie inviate tramite Internet e newsletter ogni settimana entrava in tante famiglie, e non soltanto a Torino, ma soprattutto in tanti cuori).

I sentimenti che maggiormente uniscono il ricordo di Padre Buschini in quanti lo hanno conosciuto sono di sincera stima e gratitudine. Nella recente iniziativa “Capitale Sociale” dove tanti ex-alunni dell’Istituto Sociale hanno ricordato la loro formazione all’Istituto, la figura di Padre Buschini è tra quelle maggiormente citate. Proprio per ricordarlo, diamo voce ad alcuni dei tantissimi ex-alunni del Sociale che lo hanno avuto come maestro ed educatore, riportando alcuni estratti dalle interviste in cui si parla di lui. Ne emerge un ritratto “vivo”, con elementi ricorrenti, che delineano un po’ la figura di Padre Buschini all’interno dell’Istituto Sociale, come educatore, accompagnatore e maestro.

 

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Vuole essere questo il nostro “grazie”, di cuore, al Signore e a Padre Buschini per la sua vita, per la sua persona, per tutto il bene che ha compiuto e per tutto quello che ha dato e lasciato al Sociale e a ciascuna delle innumerevoli persone che ha incontrato nella sua lunga vita.

GRAZIE PADRE PIERO!

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“Erano anni politicamente turbolenti, o forse eravamo noi ad essere turbolenti. Fatto sta che un giorno io ed alcuni compagni di classe decidiamo di partecipare a uno sciopero generale. Andiamo a comunicarlo a Padre Buschini che ci manifesta tutto il suo garbato disappunto ma non ce lo vieta. Il giorno dopo noi andiamo al corteo e Padre Buschini, senza preavviso e tra lo stupore degli studenti, sospende le lezioni e convoca tutto il Liceo in teatro per discutere le ragioni e i torti della protesta. E’ un piccolo esempio per ricordare la grande lezione di libertà ed insieme di rigore intellettuale che mi ha trasmesso Padre Buschini”. (Andrea Cammarota)

“Porto ancora dentro alcuni insegnamenti di Padre Buschini che, con i suoi lunghi sguardi e continui moniti, mi ha fatto capire che nella vita non esistono scorciatoie e che bisogna imparare a prendersi le proprie responsabilità”. (Vittorio Badini Confalonieri)

“Credo che l’elemento cardine sia stata l’estrema apertura mentale che mi è stata trasmessa ed insegnata in quegli anni; ricordo ancora come un mantra la frase spesso ripetuta da Padre Buschini, allora Rettore, “noi vi diamo i mezzi per essere in grado di giudicare e prendere decisioni … il resto tocca a voi…”. (Marta Cravino)

“Ricordo molto bene, ora, i tanti moniti di Padre Piero Buschini a non cercare alibi, a non trovare scorciatoie, a fare scelte responsabili, moniti che allora – adolescente – non capivo e forse un po’ mi infastidivano, ma sono stati semi germogliati con il tempo e hanno dato frutto nei momenti più importanti della mia vita”. (Francesca Collu)

“I nostri piccoli traguardi – anche quando raggiunti – costituivano momento di soddisfazione breve! – nel presente, ma punto di partenza per traguardi ancora più ambiziosi per il futuro. Ricordo una frase di Padre Buschini, a noi ragazzi del liceo: “Siate sempre contenti e grati di quello che avete, ma aspirate con serenità a qualcosa di più, ed adoperatevi per ottenerlo”. La feci incidere su un portafoglio che portai con me per molti anni”. (Massimiliano Cagliero)

“Tutto questo e’ avvenuto senza imposizioni o forzature ma, appunto, attraverso il dialogo e la persuasione che viene dall’esempio e dall’autenticità delle relazioni. Sono grato a persone come Padre Piero Buschini che l’anno della maturità mi congedò dicendomi semplicemente – come sono semplici le cose vere e importanti – “mi raccomando, ricordati di non perdere mai la fede” (Emiliano Rossi)

“Nessuno mi ha mai imposto le cose, neanche le più stupide, come scegliere se avere l’orecchino o no. Tutto, specialmente con i padri gesuiti come Piero Buschini, passava attraverso il ragionamento… Ho sempre presente la lezione di ragionevolezza e libertà impartita in quinta ginnasio da Piero Buschini: ‘non ti chiedo di togliere l’orecchino, ma scrivi un tema sul perché lo metti’. Un po’ serioso, forse, ma un modello civile, mite, e intelligente di confronto”. (Gianluigi Recuperati)

“Devo dire che ciò che mi ha donato di più prezioso e che rimane una guida nelle mie scelte è riassumibile nella frase “il meglio a volte è nemico del bene” pronunciata da Padre Buschini in una lezione di religione in IV ginnasio. L’attenzione al discernimento, alla ricerca del bene nella concretezza della vita… Anche nella sua malattia è e rimane il mio maestro”. (Paola Lazzarini)

“Di Piero (Buschini), che continua ancora oggi a guidarmi con le sue riflessioni settimanali pubblicate anche sul sito del Sociale (alla voce Sociale per tutti. Vangelo della Domenica) e che è possibile ricevere iscrivendosi alla newsletter, e consiglio vivamente di farlo, la lezione che alla verità, se mai esiste, si giunge solo attraverso l’ascolto e la comprensione delle ragioni dell’altro/a. E che al di sopra di tutto c’è l’amore”. (Davide Mosso)

“Un giorno – credo fosse l’anno della I classico – durante l’ora di religione, il nostro docente, Padre Piero Buschini, portò in classe, per leggerlo, spiegarlo e discuterne poi con noi alunni, un articolo apparso su un quotidiano a firma di un noto giornalista (che allora si occupava di temi di attualità e sociologia), il quale, nel riportare un fatto di cronaca che in quei giorni aveva avuto un certo risalto, accompagnava il racconto con un commento particolarmente ampio, profondo e denso di significato, ma, al contempo, forse un po’ troppo articolato ed “oscuro” per essere pienamente compreso da ragazzi di 16 o 17 anni. Terminata la lettura, rivolgendosi alla classe, Padre Buschini domandò quale fosse il senso che ci pareva di aver colto dallo scritto e quale il concetto essenziale che ritenevamo il giornalista volesse trasmettere attraverso le sue parole, ma, di tutta risposta, come spesso accade a fronte della richiesta di un professore, calò il silenzio, spezzato, dopo qualche interminabile attimo, dalla voce di Padre Buschini, che, forse sconsolato, tuonò: “la serietà, ragazzi”. Ne scaturì in realtà un acceso dibattito, che tuttavia, al suono della campanella che ci segnalava l’intervallo, fu istantaneamente lasciato cadere; il caso volle però che, nell’uscire dall’aula, mi trovai ad incrociare sulla soglia Padre Buschini, il quale, dandomi un “buffetto” sulla guancia, ma con voce ferma e profonda, mi disse: “la serietà, Ceci; ricorda: la serietà”. (Cecilia Limone)

“Una su tutte, l’impassibile severità, con la quale P. Buschini ci provocava definendoci “alunni”, cioè fondamentalmente poco brillanti, quando in classe si superavano i limiti della scarsa partecipazione attiva. “Studenti con pensiero critico” era l’obiettivo. “Alunni” era il peggior rimprovero…” (Cristina Viano)

“Una delle prime lezioni di religione di Padre Piero Buschini – figura di eccellenza che ha rappresentato una presenza importantissima nella mia vita anche oltre il periodo liceale – riguardò la tracotanza degli uomini simboleggiata nel Vecchio Testamento dalla Torre di Babele. Si passò poi a trattare il significato della povertà d’animo del messaggio di Gesù: mantenere un cuore umile per recepire il messaggio di fede e saper aprirsi al mondo e alla conoscenza di cose nuove. Le lezioni di religione Padre Buschini erano contestualizzate e miravano a fornire a noi alunni gli strumenti per ragionare con animo cristiano sui temi della società in cui viviamo. L’invito all’umiltà mi è rimasto ben impresso”. (Carlo Re)

 

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