Un ex-alunno reporter ad Aleppo

16 febbraio 2013

L’ex-alunno del Sociale Fabio Bucciarelli, fotografo free-lance, è stato il protagonista di un articolo pubblicato su “La Stampa – Costume” del 15/02/2013, che riportiamo qui di seguito, congratulandoci con Fabio per il premio ricevuto.

“Un mese tra i ribelli di Aleppo per fotografare l’angoscia della guerra”

 C’è tutta l’angoscia e brutalità della guerra negli scatti di Fabio Bucciarelli. Per un mese ha vissuto fianco a fianco con i ribelli siriani di Aleppo, ha mangiato con loro, dormito con loro, condiviso la paura sotto i bombardamenti. Ha sentito da vicino la loro rabbia e la loro sofferenza e le ha tradotte in fotografie, sature di colore e di realismo, che per la loro crudezza sono capaci di parlare alla pancia in modo immediato. Un reportage dal sapore amaro che è valso al fotoreporter torinese il secondo posto nella categoria Spot News del prestigioso World Press Photo. Più che il riconoscimento in sé, «la forza di questo premio è nella possibilità di far vedere in tutto il mondo queste immagini», racconta Bucciarelli, 32 anni, gli ultimi trascorsi soprattutto in Medio Oriente per testimoniare per Afp, La Stampa e il Fatto Quotidiano gli orrori dei conflitti civili che hanno portato alla destituzione di regimi decennali. Lo scatto del raiss Gheddafi ormai senza vita, riverso con il volto tumefatto su un materasso in una casa affollata di curiosi, ha fatto il giro del mondo, traccia indelebile della caduta del potere.

Tra settembre e ottobre 2011 Fabio ha seguito l’evolversi della rivoluzione contro Bashar al-Assad, che da Damasco rapidamente si è spostata verso la provincia. Con i ribelli dell’esercito siriano libero, costituito soprattutto da disertori che nel luglio si erano opposti alla repressione, ha osservato in prima persona cosa significa combattere sotto il fuoco incrociato al fronte. Attraverso il suo obiettivo ha colto la sofferenza dei civili, senza più una casa e un futuro, dei feriti in ospedale. Molte delle persone che ha conosciute non sono sopravvissute a un conflitto impari che finora ha causato migliaia di morti. Ha cercato di raccontare la loro storia così come gli è arrivata tra le mani. Ma «la macchina fotografia è un filtro tra te e la realtà – spiega Bucciarelli – e quando torni a casa, rivedere queste immagini ti fa risentire tutto il dolore. Lui però non ha intenzione di fermarsi, «anche per tutti quei giornalisti e fotografi dimenticati, rapiti o uccisi», vittime della passione per il proprio lavoro e del desiderio di testimoniare mondi che sembrano così lontani pur essendo vicini. E Fabio già progetta il prossimo viaggio, magari di nuovo in Siria, in attesa che si apra un corridoio per arrivare fin nel cuore della capitale.

Elisa Barberis
“La Stampa” – Torino
http://www.lastampa.it/2013/02/15/societa/un-mese-tra-i-ribelli-di-aleppo-per-fotografare-l-angoscia-della-guerra-dhXtlhS90jOFI1nCJ5w0GI/pagina.html

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