Stefano Gattiglia

31 gennaio 2014

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07_gattigliaCapitale Sociale #7 – Stefano Gattiglia, nato nel 1968, ha frequentato il liceo classico al Sociale dal 1982 al 1987 (anno della maturità). Sposato nel 1994 con Barbara Fassio, ex-lunna del suo stesso anno, del liceo scientifico, ha tre figli, di 9, 13 e 15 anni. E’ commercialista dal 1994. Ha frequentato negli anni del liceo e dell’Università le Comunità di vita cristiana (CVX) e da una decina di anni è nel Consiglio dell’Associazione Exalunni dell’Istituto.

 


1. Qual e’ l’elemento che hai trovato negli anni della formazione al liceo del Sociale che più ti ha aiutato a diventare  l’uomo che sei oggi?

Ce ne sono molti, senza dubbio. Devo dire che la formazione ricevuta al Sociale non è stata solo quella trasmessa nelle ore di lezione, ma anche quella legata alle attività “collaterali”. Ricordo le ore di volontariato, i campeggi estivi, le proposte spirituali, l’esperienza nei gruppi delle Comunità di vita cristiana (CVX). Considero queste ultime come assolutamente complementari alla formazione ricevuta tra i banchi, un’occasione preziosissima ed unica per qualificare la formazione scolastica. Tutto ciò costituisce senza dubbio il “di più” (il magis) che l’Istituto ha sempre offerto e posso tranquillamente affermare che quelle esperienze sono state determinanti per molte scelte importanti della mia vita.
In tal senso, se devo scegliere un elemento della formazione ignaziana che più mi affascina e che più mi aiuta nella vita familiare e professionale, direi il discernimento, quell’insieme di arte e tecniche per aiutare a fare le scelte, dalle più importanti alle meno significative, in cui i Gesuiti sono maestri.

 

2. Oggi, nel POF del Sociale si esplicitano i  concetti  ignaziani come “magis”, “cura personalis”, attenzione al singolo, …… Ai tempi del tuo liceo ancorché  non venissero dichiarati credi fossero vissuti e trasmessi? Se si come?

Come ho detto, tutti questi concetti, propri della pedagogia ignaziana, li ho conosciuti anche grazie alle attività collaterali, compresa l’esperienza nell’Associazione degli Exalunni dell’Istituto.
In realtà devo dire che molti di quei concetti, sebbene non sempre esplicitati, erano resi “visibili” anche nella vita scolastica, attraverso le persone (professori, padri, exalunni,..), le iniziative e le strutture stesse dell’Istituto. Ricordo la particolare insistenza dei professori nel creare e nell’affinare negli alunni una capacità critica nell’affrontare e nel valutare la realtà. Ricordo l’invito a coltivare la curiosità nel conoscere e nel valutare le novità, senza alcun pregiudizio, anzi considerando le novità un segno dei tempi.
Ricordo l’ambiente familiare che ha sempre contraddistinto l’Istituto e che rendeva tangibile l’attenzione al singolo ed educava all’aiuto al prossimo, puntando a formare alunni che fossero “uomini per gli altri”.

3. Qual e’ stata la qualità dell’offerta accademica/scolastica del liceo del Sociale? In che modo ti e’ servita all’università prima e nella professione poi?

Devo dire che al momento dell’iscrizione alla facoltà di Economia e Commercio, con una maturità classica in tasca, qualche timore lo avevo. In realtà, salvo l’impatto iniziale con la matematica (mitigato da un professore che, avendo frequentato in gioventù il liceo classico, rendeva la materia più “docile”) la laurea è arrivata nei tempi e nei modi previsti.
In ambito professionale, il lavoro del commercialista, come quello di molti altri professionisti, non può prescindere dallo studio delle materie sulle quali è richiesta la consulenza. In tal senso, credo che la traccia più evidente lasciata dal liceo consista in una certa predisposizione allo studio delle novità, all’aggiornamento e all’approfondimento.
Credo di poter attribuire in particolare alla formazione ricevuta al Sociale uno stile che mi sforzo di adottare con i collaboratori e con i clienti dello Studio, basato sulla prevalenza dei rapporti personali, sulla lealtà, sulla qualità del lavoro e sulla soddisfazione personale.

4. Qual e’ l’aneddoto del liceo che ti accompagna ancora oggi? Ce lo racconti?

Gli aneddoti della vita liceale sono molteplici e, come spesso accade, molti di carattere goliardico. Difficile sceglierne qualcuno in particolare. Con gli amici però ricordiamo spesso quel martedì grasso in cui un compagno si nascose nell’armadio dell’aula, vestito del solo pigiama, con una sveglia e rimase chiuso lì dentro per quasi tutta la prima ora. Dato già per assente, verso le 9.00, al sordo trillo della sveglia, il nostro compagno uscì dall’armadio e salutò, con un grosso sbadiglio, il professor Precerutti, insegnante di italiano, che, vedendoselo davanti in pigiama e babbucce, rimase ammutolito ed incredulo, prima di spedire l’alunno dal Preside.

 

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