Renato Parachinetto

24 marzo 2014

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30_renato parachinettoCapitale Sociale #31 – Renato Parachinetto, ha cantato e suonato il pianoforte fin da piccolo. A 19 anni si è iscritto al conservatorio di Torino e ha poi proseguito gli studi in forma privata, affiancandoli allo studio dell’architettura (laureato a Torino nel 1997). La passione di fare del canto il “lavoro” della sua vita è stata più forte dell’architettura e quindi ha iniziato una carriera nell’ambito musicale in Italia e all’estero. Collabora tuttora con importanti fondazioni e teatri, sia in veste di tenore solista che di artista del coro.

 
1. Qual e’ l’elemento che hai trovato negli anni della formazione al Sociale che più ti ha aiutato a diventare  la persona che sei oggi?

Direi l’elemento religioso, o meglio l’iniziale intuizione che Gesù Cristo poteva centrare con la mia vita, presentito in alcuni momenti come i ritiri spirituali, la messa settimanale, i campi estivi in montagna… era un’inizio, che si è poi esplicitato e manifestato maggiormente in periodi successivi, ma la suggestione di questa primigenia intuizione resta indelebile a caratterizzare le prime tappe di questo percorso di vita. Anche il senso della compagnia e dell’amicizia, vissuto in particolare in quegli anni nei momenti di studio o in altri momenti, ha dato una fondamentale direzione alla mia formazione.

2. Oggi, nel POF del Sociale si esplicitano i  concetti  ignaziani come “magis”, “cura personalis”, attenzione al singolo… Ai tempi del tuo liceo, ancorché  non venissero dichiarati, credi fossero vissuti e trasmessi? Se si come?

Credo che venissero assolutamente trasmessi questi concetti (ricordo ad esempio i “servizi sociali”). Ricordo anche il modo di relazionarsi con noi di alcuni sacerdoti come Padre Guerello, dal quale si poteva essere educati a una religiosità non staccata dalle esigenze concrete e, a volte drammatiche, di questo mondo.

3. Qual e’ stata la qualità dell’offerta accademica/scolastica del liceo del Sociale? In che modo ti è servita all’università prima e nella professione poi?

Nel complesso la qualità dell’offerta scolastica è stata più che buona (anche se ovviamente ogni docente è stato una “storia a sé” e non si può generalizzare più di tanto). La disciplina, così importante per crescere nella vita, era uno degli elementi fondanti condivisi da tutti gli insegnanti.

4. Qual e’ l’aneddoto del liceo che ti accompagna ancora oggi? Ce lo racconti?

Di aneddoti ce ne sarebbero tanti… ricordo i giorni della maturità in cui ci si sentiva “grandi”, a un passo da una libertà che ci affascinava e ci attirava; ricordo i campi estivi a San Giacomo d’Entracque in cui si faceva un’esperienza così bella di condivisione di giorni di vacanza e la nostra gita a Vienna in cui assistemmo anche a una recita del Barbiere di Siviglia (in tedesco!) al teatro Volksoper…

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