“L’ARTE DELLA TAVOLA NEL SETTECENTO”

24 Novembre 2014
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Il giorno 28 ottobre le classi 3A e 3B si sono recate al museo di arti decorative Accorsi-Ometto di via Po  a Torino. La finalità era quella di collegarsi al percorso annuale interdisciplinare e di Istituto riguardante il diritto alla corretta e sana alimentazione per tutti gli uomini del mondo e al progetto Expo 2015/nutrire il Pianeta.
In sala conferenze e successivamente percorrendo il museo si sono scoperti i rituali della tavola, le ricette e i fastosi banchetti delle corti settecentesche, tra utensili di rame, cioccolatiere in argento e splendidi servizi in porcellana.
Qui di seguito vi proponiamo l’estratto di una relazione dell’uscita di una nostra studentessa di terza, Alessia Scarabello:

Pietro Accorsi fu un antiquario di oggetti e arredi del ‘700 .Venne soprannominato “il re degli antiquari e l’antiquario dei re”. …..

Il percorso che abbiamo svolto è intitolato: “La tavola dei re”, infatti abbiamo visto come, nel Settecento, i nobili erano soliti svolgere i banchetti e le loro abitudini alimentari. I banchetti di corte avevano durata molto lunga, anche di due o tre giorni. Durante il loro svolgimento non tutti mangiavano, infatti molti erano presenti solo per assistervi poiché i banchetti erano considerati come veri e propri spettacoli teatrali, durante i quali erano presenti architetture e decorazioni effimere, che venivano quindi rimosse al termine dell’evento.

Nel ‘700 si era soliti mangiare “alla francese” un buffet da seduti con antipasti, zuppe, secondi (principalmente cacciagione) e dolci. Si era soliti cominciare dalla portata più vicina. Non erano, inoltre, presenti i bicchieri, poiché non c’era sufficiente posto sulla tavola e quindi il tavolo aveva una forma “a ferro di cavallo” per permettere ai servitori di versare da bere liberamente……  Abbiamo letto la testimonianza della cognata di Luigi XIV che descrisse un pranzo tipo del re, che prevedeva: quattro diversi tipi di zuppe, un fagiano, un montone, prosciutto con semi di garofano, pasticceria e uova sode, tanto amate dal sovrano, il quale ne mangiava anche una dozzina al giorno.

Essendo così diffusa la carne nei banchetti, erano anche molto diffuse malattie come la gotta, che provocava un ingrossamento delle ginocchia e delle caviglie. Nelle zone molto povere, invece, la popolazione consumava molta polenta e la mancanza di carne, quindi di proteine, provocava la pellagra. I menù erano cambiati dopo la scoperta dell’America (1492), poiché oltre al nuovo continente vennero scoperti e importati molti cibi, tra i quali: peperoni, ananas, mais (dal quale si ricava la polenta), zucca, fagioli, patate e pomodori. Le patate venivano inizialmente date agli animali, in quanto (provenendo dal terreno) non erano considerate un cibo nobile, mentre i pomodori venivano usati come ornamento perché si credeva fossero velenosi. Vennero introdotte anche nuove bevande come: il thè (proveniente dalla Cina, ma molto coltivato in America), il caffè e la cioccolata. ……questa divenne la bevanda preferita dai nobili che la bevevano in più momenti nel corso della giornata…. Tra la nobiltà era in uso gustarla con tazzine in porcellana, oppure direttamente dal piattino della tazza stessa. Per tutto il ‘700 la cioccolata fu sempre e solo liquida.

 L’invenzione della porcellana la dobbiamo ai cinesi, i quali però, mantennero segreta la ricetta: fu il sovrano Augusto il Forte di Sassonia che la scoprì e la diffuse in Europa.

La visita alla collezione è iniziata dalla cucina in particolare osservando gli utensili di rame che erano appesi alle pareti. …..Nel passato le cuoche per pulire questi oggetti … utilizzavano la saliva e sfregavano con il dito, ma così facendo finivano per avvelenarsi. Nella cucina ci è stata spiegata la differenza tra una cioccolatiera ed una caffettiera. La differenza è che la prima, a differenza della seconda, presenta un foro sul coperchio, grazie al quale le cuoche potevano inserire un bastoncino con due piccole “alette” all’estremità che venivano usate per mescolare la cioccolata, per creare la tanto gradita schiuma ed eliminare la tanto odiata “pellicola” superficiale……. Abbiamo poi percorso un corridoio ricco di meravigliose porcellane e maioliche  come ad esempio servizi di piatti riccamente decorati o tazze per la degustazione di cioccolata…. La parte che mi ha colpito maggiormente sono state le camere da letto, molto principesche e decorate. ….In questo tragitto abbiamo anche visto delle opere dell’ebanista Piffetti: erano mobili decorati ad intarsi con guscio di tartaruga e avorio. Abbiamo anche visto un leggio di Piffetti, poiché si riconoscevano le caratteristiche del suo stile ovvero: linea morbida e ricche decorazioni. Infine vedemmo anche una cassaforte realizzata da lui, ma introdotta nel museo solo nel 2013, anno in cui fu acquistata. L’ultimo mobile è stato quello che mi è piaciuto di più perché nella parte superiore l’artista aveva realizzato, a intarsio, un paio di occhiali, una penna ed un coltellino che parevano essere veri. L’ultima parte della fondazione presentava oggetti in argento come cioccolatiere, caffettiere e tabacchiere. Quest’esperienza mi ha veramente entusiasmato, è stata una visita molto gradevole e divertente, inoltre è stato molto emozionante vedere dal vivo opere studiate sui libri.

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