Messa di Natale

23 Dicembre 2014

Oggi – martedì 23 dicembre – ultimo giorno di scuola del 2014, i ragazzi del liceo hanno vissuto la Messa di Natale. E’ stata l’occasione per studenti, docenti e padri di vivere insieme la Celebrazione della Nascita di Gesù, prima di chiudere la prima parte dell’anno scolastico.

Importanti sono le parole che il Padre Rettore ha rivolto ai ragazzi, per aiutare la comprensione del senso della venuta di Dio in mezzo a noi. Il Dio che nasce a Natale è, secondo Padre Denora, «un Dio che sta vicino a noi nella vita, un Dio che si coinvolge, un Dio concreto e non astratto, un Dio bambino: è questo il Dio che ci interessa». «Questo Gesù – sostiene ancora Padre Denora con riferimento al presepe di Padre Picech – porta qualcosa di nuovo, vuole portare calore nelle nostre fredde vite e coinvolgendosi camminando con noi. Non vuole essere ingabbiato in freddi schemi ma porta calore e vicinanza nel nostro cammino». In conclusione di Omelia il Rettore invita i ragazzi a «lasciarsi toccare, commuovere e interrogare da questo Dio che è vicino ad ognuno di noi: il Vangelo dice che questo Dio è un Dio di tutti, un Dio che ha smesso di stare sulle nuvolette, ma che è compagno di ciascuno di noi».

Anche Padre Picech ha contribuito alla riflessione e, partendo dalla simbologia del presepe, ha stimolato i ragazzi sui significati del Natale e sulla presenza di Cristo nelle sue due antitetiche esperienze di vita: l’Istituto Sociale e il Penitenziario Messicano in cui presta servizio da tre anni. «Un bambino che giace in una mangiatoia è un Dio che ci dà energia per la vita: nelle nostre dipendenze e nella nostra vita rituale – sostiene Padre Picech sulla base della sua esperienza in carcere – c’è una novità, c’è un cibo che ci alimenta e una vita nuova che entra nella nostra, che scalda il cuore e che ci propone la gioia di riconoscere la presenza di dio, una presenza che apre le porte superando il peso dei limiti e dei confini. Natale – esorta il gesuita – è proprio questo: sapere che c’è un calore, una gioia e una presenza che viene e che noi non possiamo chiudere nei nostri schemi e nelle nostre sbarre».

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