Le Nozze di Figaro

26 Marzo 2015

01_nozze[1]Mercoledì 18 febbraio ci siamo recati insieme alla nostra classe (V Ginnasio, ndr) al teatro Regio per assistere alla rinomata opera lirica “Le nozze di Figaro”, composta da W. A. Mozart con le parole del librettista Da Ponte.

Dissimilmente dalla consueta opera che si propaga per i palchi più celebri di tutto il mondo dal 1786, durante la messa in scena la commedia è stata interrotta in diversi momenti, dando spazio ad un narratore esterno, Cherubino, il vero protagonista della storia, il quale racconta in flashback, in modo scherzoso e servendosi di un linguaggio alquanto sbarazzino e moderno, ciò che sarebbe accaduto nelle scene seguenti, il perché dell’utilizzo di alcuni strumenti al posto di altri, le tematiche fondamentali dell’opera, e via dicendo.

Rappresentata in questa maniera l’opera diviene più accessibile ad un pubblico di giovane età, che, altrimenti, difficilmente avrebbe seguito i genitori in una simile avventura all’insegna della cultura. Si apre il sipario sul palco dove, quasi come per un errore di tempistica, si vedono degli operatori vestiti in nero ancora intenti a sistemare gli oggetti di scena; usciti questi entrano in scena i protagonisti, Figaro e Susanna, i quali, nella stanza regalata loro dal conte, sono intenti a prepararsi per il matrimonio che si sarebbe tenuto il giorno seguente. L’uno misura a grandi passi la stanza per vedere se il letto nuziale ci sarebbe stato, l’altra si prova il cappello ch’ella stessa ha fatto per il giorno seguente; è in questo momento che, accompagnati dalle note di Mozart, i due intonano il primo duettino: “cinque…dieci…venti”. Inizialmente i fidanzati intonano due melodie distinte, ma infine Figaro cede alla propria amata seguendo le sue stesse note, come, secondo Mozart, avviene nella vita quotidiana. Tutto sembra perfetto, ma, come in tutte le storie d’amore che si rispettino c’è un antagonista che cerca di impedire le nozze tra due promessi sposi: in questa storia quell’uomo è il conte, il quale non più innamorato della contessa, cerca l’amore tra le braccia di altre donne, e quella che gli andava a genio in quel momento era proprio Susanna, fidanzata del suo fedele servitore Figaro e cameriera di sua moglie. Ma torniamo nella stanza dove avevamo lasciato i nostri promessi…

Terminato il duetto Susanna confida al fidanzato le sue preoccupazioni riguardo le troppe attenzioni ricevute dal conte, creando in questo modo nell’animo del giovane una grande gelosia (in effetti il conte, invaghito appunto di Susanna, avrebbe voluto imporre su questa lo “ius primae noctis”, da lui stesso abolito). Uscito Figaro entra il paggio del conte, Cherubino, il quale è andato da Susanna per chiederle di intercedere in suo favore con il conte, che trovatolo solo insieme a Barbarina era intenzionato a cacciarlo dal palazzo. Egli le espone inoltre i suoi sentimenti riguardo le donne, e lei lo schernisce chiamandolo “Farfallone amoroso”. All’improvviso si sentono i passi del conte e Cherubino si nasconde, ma invano, poiché, scoperto, è costretto dal padrone, infuriato, ad arruolarsi come soldato.

Il primo atto si è concluso e rientrano gli operatori vestiti di nero che allestiscono la camera della contessa: è proprio quest’ultima la protagonista del secondo atto. Ella, ancora innamorata del marito, piange per i ripetuti tradimenti di questo, ed intona un’aria (“Porgi amor qualche ristoro”) tanto bella e malinconica quanto lo è la sua stessa persona. Successivamente, Cherubino, in procinto di partire, si reca dalla contessa per l’ultima volta per chiederle di far cambiare idea al marito. Lì trova anche Susanna, alla quale viene un’idea per non far partire il fanciullo: vestirlo da donna. Il piano non andrà a buon fine e Cherubino sarà costretto a buttarsi dalla finestra uditi i passi del conte. Quest’ultimo, trovando la porta chiusa, viene assalito dalla gelosia: entrato furibondo nella stanza, scruta in ogni dove per trovare l’amante che pensa la contessa nasconda; insoddisfatto del fallimento della ricerca sta per andarsene, quando giungono nella stanza Figaro, il quale non poteva rimanere per molto lontano dall’amata, ed il giardiniere ubriaco. Il giardiniere, nonostante la mente offuscata dal vino, dice di aver visto qualcuno buttarsi dalla finestra di quella camera ed atterrare sulle sue amate rose, o per meglio dire sui suoi amati fiaschi di vino nascosti lì dietro. Figaro, capita la situazione ed aiutato dalla contessa, cerca di convincere il conte di esser stato lui a gettarsi dalla finestra poco prima, poiché, recatosi a trovare Susanna, si era spaventato per l’inaspettato arrivo del padrone. Dopo una lunga discussione e nonostante le proteste del giardiniere, il conte si convince, e con la sua uscita si chiude il secondo atto.

Il terzo atto vede protagoniste le due donne che in quel momento sono intente a progettare un piano per smascherare il conte. La contessa detta e Susanna scrive un biglietto nel quale ella chiede un appuntamento al conte per quella sera in giardino. Il piano prevede che quella sera, all’insaputa di tutti e due gli uomini, le donne si scambino d’abito e la contessa, travestita da Susanna, incontri il conte. Nel quarto atto si trovano tutti in giardino ed il piano sta funzionando fino a quando il conte non sorprende Figaro in compagnia di quella che crede essere sua moglie e, accecato dalla gelosia, si dimentica di “Susanna” che lo stava attendendo. A quel punto la contessa è costretta a svelare la propria identità ed il marito, umiliato e disperato per la paura di perdere la moglie, che riscopre di amare, chiede in ginocchio perdono. Ella lo perdona e la folle giornata si conclude (con un bel “e vissero tutti felici e contenti”). L’intera vicenda può anche essere letta come una metafora delle diverse fasi dell’amore: Cherubino e Barbarina rappresentano l’amore acerbo, Susanna e Figaro l’amore che sboccia ed il Conte e la Contessa l’amore logorato e senza più alcuna passione (o almeno così sembra).

In quest’opera viene stravolto l’utilizzo dei caratteri fissi della commedia tradizionale per lasciare spazio a personaggi non più bizzarri ma verosimili, con caratteristiche uniche nella psicologia e nei modi di fare, come avviene alle persone nella vita quotidiana. I personaggi non sono statici, i loro sentimenti e i loro pensieri non rimangono fissi e delineati per tutta la durata dell’opera, ma cambiano e spesso sono contrastanti tra loro. Ciò si può notare in modo chiaro nella figura della contessa che, sebbene innamorata del marito, escogita un piano per vendicarsi dei comportamenti scorretti compiuti da parte sua. In questa commedia, così come nelle altre due opere che compongono la trilogia (“Così fan tutte”; “Don Giovanni”), non esiste una chiara distinzione tra personaggi buoni e cattivi, aspetto di solito caratterizzante delle opere teatrali di ogni genere; inoltre crolla la rigida divisione  tra drammatico e tragico, facendo divenire il teatro il luogo adibito alla rappresentazione della vita di tutti i giorni. In questo modo Figaro non è più il classico servo dell’opera buffa, ma un personaggio nel cui animo coesistono una sorta di riverenza e di gratitudine, ma allo stesso tempo un grande odio nei confronti del padrone, che però viene messo in secondo piano rispetto all’amore puro e perfetto tra lui e la sua amata, Susanna.

Volendo si potrebbe trovare una grande analogia tra l’opera di Mozart e quella di Alessandro Manzoni “I Promessi Sposi”: infatti entrambe le trame vedono come protagonisti due umili innamorati intenti a sposarsi che vengono ostacolati dai capricci di un potente signorotto, che però nell’opera di Manzoni si presenta come un vero e proprio antagonista, che cerca di ostacolare il matrimonio tra i due in ogni modo possibile tanto da dover morire per regalare un lieto fine alla storia; mentre in quella di Mozart è lui stesso a chiedere perdono e a riconciliarsi con sua moglie, mostrando la sua vera indole buona e ingenua. Cherubino sembra essere un briccone, un “farfallone amoroso” come lo definiscono “gli adulti”, anche se in realtà rappresenta la massima confusione adolescenziale che avviene all’interno di ognuno a quell’età. Questo spettacolo è parte di un laboratorio dedicato ad alcune classi selezionate tra tutte le scuole di Torino composto da tre incontri. La visione di questo spettacolo in  una versione accorciata è il secondo incontro, il primo è stata una visita al Teatro Regio visto da dietro le quinte e durante l’allestimento di uno spettacolo. L’ultimo appuntamento sarà la sera del 5 giugno per la visione completa del “Faust” di Gounod.

Alessandro Naviglio
Eliana Lattes
(V ginnasio)

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(Foto Ramella&Giannese – http://www.teatroregio.torino.it)

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