Messaggio dell’Arcivescovo per l’inizio della scuola

15 Settembre 2015

Torino, 14 settembre 2015

Alle alunne e alunni delle scuole,
ai docenti, dirigenti e famiglie.

Nosiglia-foto[1] In occasione dell’avvio dell’anno scolastico 2015-2016 vi saluto con amicizia e vi esprimo il mio più vivo augurio insieme al mio ricordo al Signore, perché benedica il vostro studio e lavoro e tutta la comunità della vostra scuola.

Tanti di voi, bambini e bambine, fanciulli e ragazzi, ritornate ad incontrarvi dopo le vacanze estive ed è sempre bello e fonte di gioia raccontarsi le avventure e le novità che avete vissuto intensamente in questo periodo. Per altri si tratta forse di iniziare la scuola o di cambiarla, dopo aver terminato un ciclo: questo vi dà modo di fare nuove amicizie con altri compagni e compagne, maestri e docenti.

La scuola è infatti un luogo privilegiato di incontro, di conoscenza e di dialogo tra le persone per imparare a vivere insieme, uniti nel rispetto e solidarietà vicendevole, superando tante divisioni, che, purtroppo, esistono ancora nel mondo tra differenti culture, religioni, popoli. A scuola si edifica e si prepara il mondo del futuro, che non dovrà più ricorrere alla guerra, al terrorismo e alla violenza verso gli innocenti e riaffermare invece la dignità e la promozione di ogni persona, l’accoglienza e il sostegno di chi è povero, malato, rifugiato o “scartato”, come ci ricorda spesso Papa Francesco.

 

Cari amici,

vi consegno una parola di Gesù, che è fonte di profonda sapienza e può illuminare il cammino di questo anno scolastico.

Egli parla della differenza che c’è tra un uomo saggio e un uomo stolto. Entrambi avevano deciso di costruirsi una casa per poter vivere bene e serenamente anche nel futuro. Lo stolto sceglie un terreno sabbioso e in pochissimo tempo edifica la sua casa, ma ben presto si accorge che non ha fondamenta solide perché, sotto la furia del vento e delle tempeste, crolla. L’uomo saggio, invece, va alla ricerca di un terreno pietroso e scava in modo molto profondo finché non trova una solida roccia su cui edificare la sua casa, la quale resiste ad ogni tempesta e non crolla.

Questa parabola si può applicare anche alla scuola, dove è possibile imparare a edificare la propria vita sulla solida roccia della cultura ed acquisire quella saggezza che permette di affrontare serenamente ogni avversità e pericolo.

Non sottraetevi, dunque, alla fatica dello studio e affrontate con impegno e gioia l’anno scolastico che serve proprio a questo scopo: aiutarvi ad andare in profondità nella conoscenza sempre più ampia e vera di voi stessi, degli altri, del mondo, per costruire la vostra personalità di uomo e di donna, in comunione con tutti, liberi di pensare, giudicare e decidere secondo la propria coscienza, acquisire quelle competenze necessarie un domani per il vostro inserimento nel mondo del lavoro e della società e per vivere da cittadini attivi, onesti e responsabili.

Ringrazio in particolare quanti di voi, sia attraverso i genitori che, personalmente, hanno scelto di avvalersi dell’insegnamento della religione, una disciplina importante che vuole accompagnare a conoscere da vicino Gesù Cristo e il suo Vangelo di umanità, di solidarietà e di gioia per tutti gli uomini.

A voi docenti e dirigenti rivolgo l’invito a operare in stretta sinergia anche con le famiglie, per favorire un ambiente scolastico dove ogni alunna e alunno possa vivere bene, perché accolto con amore, e possa trovare interesse e soddisfazione nello studio delle varie discipline, cogliendone l’intrinseca unità e valore culturale ed educativo per la crescita armonica non solo del suo sapere e saper fare, ma anche e prima ancora del suo “essere” persona equilibrata e saggia.

Mi auguro che cresca sempre più nei ragazze e giovani, nelle loro famiglie e nell’opinione pubblica la giusta stima e il riconoscimento per la qualità e  generosità del vostro servizio. L’“edificio” della scuola non può essere in perenne restauro, ma esige stabilità e serenità per poter svolgere il suo compito con un programma di lungo periodo, superando stagioni di perenne sperimentazione e riforme sempre nuove e diverse.

L’affermazione della centralità della scuola nel sistema-Paese non deve essere uno slogan da tirare fuori dal cassetto in cerca del consenso, ma va perseguito con scelte concrete di politica educativa e con risorse appropriate anche sul piano economico. Il Paese deve scommettere di più e con convinzione sull’educazione e sulla scuola colmando il divario oggi ampio con l’Europa. Anche le forze imprenditoriali e sociali devono con lungimiranza sostenere lo sforzo di modernizzazione della scuola, un investimento decisivo per lo sviluppo economico e sociale.

Invito voi, carissimi genitori, a farvi partecipi e corresponsabili del progetto educativo e culturale della scuola di vostro figlio. I genitori restano sempre i primi ed indispensabili soggetti educanti e i docenti e dirigenti sono chiamati a riconoscerne la responsabilità e a dialogare strettamente con loro, non solo sul piano del buon funzionamento, ma anche dell’impostazione educativa della scuola stessa. Mi auguro che anche il primario diritto della famiglia di poter scegliere liberamente e senza oneri aggiuntivi tra scuola statale e scuola paritaria, come avviene nella maggior parte dei Paesi europei, possa presto trovare le giuste vie di realizzazione, anche attraverso il sostegno oltre che dello Stato, della regione e degli Enti locali.

L’educazione è un’opera comunitaria che esige una rete di collegamenti continui e precisi tra i vari soggetti coinvolti: ogni singolo alunno, ritenuto soggetto da valorizzare e non solo oggetto di cura; la famiglia, realtà fondativa dell’educazione; i dirigenti, i docenti e non docenti che operano nella scuola; le comunità territoriali, compresa quella cristiana. Solo favorendo un intreccio di rapporti costanti, comunitari e personalizzati tra questi soggetti sarà possibile superare l’isolamento di cui soffre oggi la scuola e favorirne la qualità culturale e il suo insostituibile servizio sociale.

Chiedo alle parrocchie, in particolare, di promuovere un costante raccordo tra genitori, catechisti e animatori dei ragazzi, docenti e mondo della scuola per far sì che l’opera educativa verso le nuove generazioni persegua finalità convergenti attorno ai grandi valori di quel patrimonio di cultura e di fede cristiana che hanno contribuito al progresso civile e democratico della nostra terra.

Per promuovere una riflessione e un impegno comune attorno ai temi dell’educazione delle nuove generazioni, si celebrerà in Diocesi la “Settimana della scuola” (4-11 ottobre), sul tema “Parole di frontiera” (incontro, dialogo, accoglienza, comunicazione, relazione), con iniziative e incontri che interesseranno alunni, docenti, genitori e comunità.

A ciascuno di voi giunga il mio augurio per un anno scolastico positivo e ricco di esperienze belle e vere fatte insieme.

+ Cesare Nosiglia, Arcivescovo

 

 

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