Paolo Aghemo

30 Ottobre 2015

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aghemoCapitale Sociale #52 – Paolo Aghemo, nato a Torino il 3/11/1976, è figlio di Beppe Aghemo (ex alunno del Sociale per 13 anni), che gli ha trasmesso la passione per il calcio. Ha una sorella più piccola, Roberta, ex alunna per 13 anni anche lei. Crescendo si é innamorato del giornalismo sportivo. Ha la passione per la storia. Dopo il liceo scientifico si é laureato in Scienze Politiche e ha iniziato a lavorare nei giornali locali, per passare poi alle TV regionali. Dal 2007 è reporter per Sky Sport, seguendo in particolare le vicende di Juventus e Torino. E’ sposato con due figli: Edoardo e Carlotta.

1. Qual e’ l’elemento che hai trovato negli anni della formazione al Sociale che più ti ha aiutato a diventare  la persona che sei oggi?

Coltivare il dubbio, rispettando le opinioni degli altri é stato fondamentale per avere un’apertura mentale. Ma l’aspetto dell’educazione ricevuta che più mi ha aiutato é stato quello di migliorarsi in modo costante, con umiltà e allo stesso tempo con la consapevolezza delle proprie qualità.

 2. Oggi, nel POF del Sociale si esplicitano i  concetti  ignaziani come “magis”, “cura personalis”, attenzione al singolo… Ai tempi del tuo liceo, ancorché  non venissero dichiarati, credi fossero vissuti e trasmessi? Se si come?

C’era molta attenzione su questi aspetti, che fanno parte della tradizione dei padri gesuiti. La crescita personale veniva seguita in modo costante, sia dal personale docente sia – soprattutto – dai padri, che allora erano più numerosi e sempre pronti ad ascoltare e consigliare.

3. Qual e’ stata la qualità dell’offerta accademica/scolastica del liceo del Sociale? In che modo ti è servita all’università prima e nella professione poi?

Una qualità eccellente, che mi ha permesso di avere una base solida per affrontare l’Università. Non solo per quanto riguarda le nozioni, ma anche per il metodo di studio. Ho imparato ad essere responsabile, ad avere delle scadenze da rispettare, a mettermi alla prova.

4. Qual e’ l’aneddoto del liceo che ti accompagna ancora oggi? Ce lo racconti?

Ne avrei talmente tanti in 13 anni… Di quelli che si possono raccontare (lo dico col sorriso perché ne combinavamo tante…), ricorderò sempre la finale del torneo di calcio del 1992 con tutto il liceo al campo a fare il tifo (allora di terra e polveroso). Noi di seconda che battiamo ai rigori la quarta, dopo il mio gol del pareggio nei tempi regolamentari…

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