Il dramma del 13 novembre

1 Dicembre 2015

Il dramma del 13 novembre parigino

visto con gli occhi dei bambini delle classi quinte

della Scuola Primaria.

 

In nome di cosa?

Una foto sul quotidiano con l’immagine di una rosa appoggiata su un proiettile e un biglietto in francese con la scritta: “Au nom de quoi?” ci fa riflettere sull’accaduto …

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Dopo aver visto la crudeltà di tante immagini e aver sentito il discorso del Vice Direttore della Stampa, Massimo Gramellini, tutti noi allievi e insegnanti ci siamo posti una serie di domande.

“In nome di cosa è accaduto tutto questo? In nome di un Dio? Quale Dio vorrebbe che uccidessimo? Ci sono persone che si permettono di essere il suo portavoce? Cosa pensano mentre uccidono?”

Ovviamente per tutti noi è impossibile trovare delle risposte a questi interrogativi. Alcune riflessioni, però, ci nascono dal cuore e vorremmo trasferirle su carta per renderle ancora più vere.

Ci risuonano le parole del poeta Gianni Rodari: “Ci sono cose da non fare mai, né di giorno né di notte, né per mare né per terra: per esempio, la guerra” e a questo pensiero uniamo un coro di nostri sentimenti.

Davanti a tanta atrocità la prima reazione è stata senza dubbio la rabbia ma, lasciando decantare i primi istanti di emotività, ci siamo resi conto che l’unica soluzione è trovare una strategia per cancellare il loro odio.

Come fare perché ciò avvenga? La prima mossa è non aver paura ma rimanere lucidi e giusti, rispondere alla violenza con il nostro desiderio di pace … da costruire giorno dopo giorno.

Per mettere in moto questo, occorre mantenere la dignità e non avere paura di vivere. La paura è umana ma bisogna cercare di reagire senza usare la violenza e senza costruire muri. Non dobbiamo pensare che chi ha una fede diversa sia malvagio: la diversità è fonte di ricchezza e ci aiuta a conoscere meglio il mondo intorno a noi, con tutte le differenti culture. Dialogo, tolleranza, convivenza pacifica e integrazione possono aiutarci a sconfiggere anche i nemici più potenti.

Non abbassiamoci, quindi, al loro livello e non facciamoci contagiare dalla forza della violenza ma rimaniamo fermi e convinti che la pace è il messaggio più forte di qualsiasi bomba e di qualsiasi timore!

La redazione della 5°B dell’Istituto Sociale

G. B., C.B., F.B., B.B., F.B., G.C., E.C., L.C., F.C., G.C.R., S.D.M., L.F., N. G., V.I., C.M., E.N., B.P., M.P., F.P., M.R., F.S., A.S.

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PENSIERI E PAROLE DOPO UNA MEDITATA RIFLESSIONE INSIEME

LA PAROLA ALLA 5°A

Purtroppo non conosciamo le ragioni reali però dobbiamo fare i conti con i fatti che stanno accadendo. C’è paura, c’è terrore, c’è rabbia … Questo non ci fa stare bene.

Allora cosa si può fare?Piangersi addosso non serve a niente, è il momento di guardarsi dentro e di chiedersi: “Come posso fare a costruire la pace?”.

Ogni giorno ci scontriamo con tante persone, ogni giorno crediamo che la nostra idea sia migliore di quella del nostro compagno, ogni giorno pensiamo di essere migliori di qualcuno… Forse dobbiamo essere noi per primi a rispettare gli altri, a rispettare le loro idee e le loro opinioni.

Se vogliamo costruire un mondo di pace dobbiamo accogliere il punto di vista degli altri, dobbiamo accogliere la diversità dell’altro, non giudicare e costruire dei “ponti” basati sul rispetto e sull’accoglienza.

LA VOCE DEI BAMBINI

M. B.: “I terroristi vogliono spaventarci”

C.P.: “Non è lo stato islamico che uccide ma sono alcune persone che portano il terrore usando il nome del loro Dio, ma in realtà non è vero”.

A.B.: “Sto notando che la gente ha più paura ed è più terrorizzata; non è giusto uccidere le persone solo perché sono diverse”

C.S.: “Anche i bambini di Parigi hanno paura, ma se ci mostriamo impauriti l’Isis penserà di avere la vittoria in mano, ad esempio il Papa è andato in Africa e non ha rinunciato a questo viaggio”

R.P.e T.R.: “Non è giusto uccidere delle persone che non hanno fatto niente, nessun Dio ti chiede di ammazzare la gente”

S.M.: “Non è giusto escludere gli immigrati che arrivano in Italia solo perché sono islamici, non tutti gli islamici sono terroristi!”

G.S.: “ Ognuno deve essere libero di poter professare la propria religione, deve essere libero di poter scegliere”

E.L.: “Dopo i fatti di Parigi penso che ci stanno togliendo la libertà, non possiamo viaggiare e conoscere nuovi posti. Ci incutono timore e se per strada vedo un immigrato islamico ho paura. Non sono razzista, sono pronta ad accogliere, ma credo che occorra stare attenti”.

M.C.: “Non è giusto uccidere, occorre convivere anche con persone che hanno una religione diversa, bisogna cercare la pace.”

F.N.: “Non dobbiamo isolarci!”

M.B.: “Loro vogliono ucciderci perché siamo diversi, secondo me la diversità è un valore aggiunto.”

E.M.: “Ognuno deve poter scegliere la propria religione senza essere condizionato”.

A.A.: “Uccidere le persone non serve a niente, siamo persone e dobbiamo essere fratelli. C’è chi la pensa in modo diverso”.

C.G e E.D.: “Le persone che hanno fatto l’attentato, per comprendere il male fatto, dovrebbero mettersi nei panni delle famiglie delle giovani vittime”.

C.V.: “La rosa è il simbolo per ricordare tutte le persone morte”.

L.Z. e M.F.: “Dovremmo conoscere la loro cultura e far conoscere a loro la nostra per costruire insieme la pace.Se lanciamo bombe andiamo incontro ad altre guerre che fanno giovani vittime”.

 

foto pace

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