Le nuove tecnologie per l’educazione

26 Gennaio 2016

Colegio-Arenales-Congreso-Apple-3[1]You see things; and you say “Why?” But I dream things that never were; and I say “Why not?”
Con questa citazione di Robert Kennedy si è aperto a Londra l’Apple Education Leadership Summit 2016 a cui ha partecipato una delegazione della Fondazione Gesuiti Educazione, di cui facevano anche parte per l’Istituto Sociale il prof. Piero Cattaneo (quale Preside dei Licei e componente del Consiglio della Fondazione) e il prof. Francesco Venuti (in qualità di referente ITAS per l’Istituto).

Come educatori che cercano di preparare al meglio le generazioni del futuro ad affrontare un mondo e un lavoro che oggi non esistono ancora, siamo pienamente consapevoli dell’importanza della sfida che siamo chiamati ad affrontare. Grazie all’utilizzo della tecnologia, quale strumento per migliorare la nostra azione didattica ed educativa, è possibile stimolare maggiormente la creatività dei nostri studenti, liberare la loro immaginazione e aprire nuovi orizzonti. La tecnologia può aiutarci a rendere l’apprendimento più significativo, accessibile, rilevante e personalizzato. Con le tecnologie imparare può essere più piacevole e divertente, lo studente assume un ruolo più attivo e diventa maggiormente protagonista del suo percorso di crescita. Questi sono indubbiamente gli aspetti più positivi dell’introduzione delle nuove tecnologie nella scuola e, seppure non manchino anche aspetti potenzialmente negativi o di difficoltà, non si può non evidenziare come alcuni di questi elementi si coniughino in modo particolarmente efficace con le caratteristiche fondamentali della pedagogia ignaziana delle nostre scuole.

A Londra si sono alternati interventi più riflessione con momenti di confronto e laboratori pratici, simulazioni di lezioni e interventi didattici per studenti di ogni età e grado di istruzione in un contesto internazionale.

Particolarmente interessante è stata la presentazione di numerosi casi (“best practices”), sia italiani (soprattutto nella giornata di giovedì 21 gennaio) sia internazionali (venerdì 22 gennaio), i quali hanno tutti evidenziato come la sfida dell’inserimento della tecnologia in classe vada accompagnata da coraggio e creatività, in quanto non è qualcosa di automatico, ma richiede di “mettersi in gioco”, di sperimentare, di “provare”, di “giocare” e anche, inevitabilmente, di sbagliare e commettere degli errori.

Parole come “creativity”, “inspiration”, “immagination”, “curiosity” e “collaboration” hanno accompagnato questa full immersion di due giorni nelle tecnologie applicate all’educazione e hanno stimolato riflessioni, reazioni, confronti, opinioni. E’ stato interessante confrontarsi in uno scenario internazionale con colleghi provenienti da ogni parte del mondo, che affrontano, seppure in modo diverso, problemi e sfide che hanno una matrice comune e si presentano, in fondo, uguali in ogni parte del globo.

Ma è stato sottolineato anche, richiamando implicitamente degli elementi tipici della pedagogia ignaziana, come sia fondamentale partire dal vissuto personale del singolo docente, che “si mette in gioco”. Per questo motivo  l’introduzione delle nuove tecnologie e il cambiamento della didattica passano necessariamente da riflessioni su “Cosa sogniamo noi insegnanti? Cosa sognano i nostri alunni? Cosa sogniamo noi genitori per i nostri figli? Quale visione condivisa del mondo e della scuola ci portiamo dentro?”.

Non ci sono risposte preconfezionate, giuste o sbagliate. Siamo in cammino, in ricerca. L’importante è metterci in gioco e non fermarci. E le tecnologie possono essere uno stimolo e un aiuto significativo in questo percorso.

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