Angelo Schettini

11 Febbraio 2016

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2016_01_schettiniCapitale Sociale #1-2016 – Angelo Schettini, maturità scientifica 1991, si è laureato in ingegneria al Politecnico di Torino. Nel 1998 è entrato nel Noviziato della Compagnia di Gesù a Genova. Dopo la formazione a Genova, Padova, L’Aquila e Roma, è stato ordinato sacerdote nel 2008, ha terminato la Licenza in Teologia a Boston negli Stati Uniti e il cosiddetto “terz’anno di probazione” a L’Avana (Cuba).

1. Qual e’ l’elemento che hai trovato negli anni della formazione al Sociale che più ti ha aiutato a diventare  la persona che sei oggi?

Nei miei ricordi il Sociale mi ha donato la possibilità di respirare un clima di accoglienza e di libertà. Con i limiti di ogni realta’ umana al Sociale ho incontrato una comunita’ educante che mi ha insegnato a pensare e a riflettere in modo critico sulla realtà che ci circonda. In quegli anni non ho mai avvertito un indottrinamento personale. Sono molto grato perché la proposta educativa e di fede faceva appello alla nostra libertà e decisione personale.

 2. Oggi, nel POF del Sociale si esplicitano i  concetti  ignaziani come “magis”, “cura personalis”, attenzione al singolo… Ai tempi del tuo liceo, ancorché  non venissero dichiarati, credi fossero vissuti e trasmessi? Se si come?

Sicuramente al Sociale ho sperimentato la “cura personalis” sia nei padri che hanno accompagnato il mio cammino sia nei docenti laici che ho avuto. Sentivo in modo ovviamente non tematizzato (a quell’età succede, quando uno è adolescente rischia di essere troppo chiuso in se stesso per vivere in modo consapevole le relazioni che alimentano la sua vita) che le figure educative di riferimento spesso con grande discrezione si occupavano e si preoccupavano di noi.

3. Qual e’ stata la qualità dell’offerta accademica/scolastica del liceo del Sociale? In che modo ti è servita all’università prima e nella professione poi?

Nei miei anni al Sociale ho imparato a studiare apprendendo un metodo che poi è risultato fondamentale nei miei successivi studi universitari. Già ai tempi delle medie e poi del liceo i docenti mi hanno stimolato ad apprendere le materie con gusto facendole mie e non semplicemente a ripeterle in modo pedissequo.

4. Qual e’ l’aneddoto del liceo che ti accompagna ancora oggi? Ce lo racconti?
Aneddoti ora come ora non mi vengono in mente… forse gli anni che passano… Mi porto nel cuore volti, sorrisi e anche pianti che hanno accompagnato quegli anni. Ricordo con dolcezza le infinite partite di calcio nei campetti, il timore per le verifiche e le interrogazioni, la gioia di un incontro nel corridoio, il divertimento con i compagni di classe sia durante l’intervallo… sia in classe quando facevamo disperare i professori specie quelli più buoni… insomma la vita di una scuola che è stata la “mia scuola”, amata con quella sana nostalgia che parla di un tempo di vita bello e non facile come può essere solo quello dell’adolescenza.

 

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