Gerardo Mirarchi

17 Febbraio 2016

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2016_02_MIRARCHICapitale Sociale #2-2016 – Gerardo Mirarchi, maturità classica 1990, Laureato in Giurisprudenza, pubblicista dal 2002 ha collaborato con Il Giornale del Piemonte, Lo Spiffero e Il Nostro Tempo. Oggi è collaboratore di Cronaca Qui.

1. Qual e’ l’elemento che hai trovato negli anni della formazione al Sociale che più ti ha aiutato a diventare  la persona che sei oggi?

Penso non solo al liceo, ma anche agli anni in pre-comunità CVX prima con Padre Imperatori ed Edoardo a Daneo e nelle CVX con Padre Granzino e Padre Giordano poi. Credo sia stata l’urgenza e la necessità di affrontare qualunque sfida, intellettuale, culturale, morale con spirito critico. L’insegnamento più importante che ho ricevuto in quegli anni è quello di non fermarsi alla superficie, ma di andare sempre in profondità. Nello studio, nel lavoro, nelle relazioni, nei tanti aspetti che compongono la vita. E poi cercare sempre qualcosa in più. Come diceva Padre Buschini: non accontentarsi, aspirare sempre a qualcosa in più e adoperarsi per ottenerlo. Io che sono tetraplegico dalla nascita ho, soprattutto negli anni del liceo, imparato a non lamentarmi, e, nonostante la mia condizione fisica non mi permetta di essere propriamente definibile un atleta, a non fermarmi mai, a non accontentarmi ma ad andare oltre, ad andare sempre più avanti. Dal punto di vista “pratico” posso dire, infine, che le versioni di latino e greco da tradurre e ribattere con la macchina da scrivere sono state una palestra non da poco che mi permettono oggi di affrontare in modo strutturato quello che la vita mi presenta o, molto più semplicemente e prosaicamente, di rispondere in modo adeguato e tempestivo alle richieste della mia caporedattrice nel cercare una notizia e scriverne.

 2. Oggi, nel POF del Sociale si esplicitano i  concetti  ignaziani come “magis”, “cura personalis”, attenzione al singolo… Ai tempi del tuo liceo, ancorché  non venissero dichiarati, credi fossero vissuti e trasmessi? Se si come?

Sul magis credo di aver già risposto. Per me la cura personalis è Padre Vergnano, insegnante di scienze, chimica e biologia, uno dei migliori insegnanti che abbia mai avuto, temuto e rispettato da tutti, che al termine della lezione mi diceva “Mirarchi è pronto per l’interrogazione?” Il fatto che fossi pronto o meno poco contava perché tanto mi avrebbe interrogato lo stesso, ma quella delicatezza mi è rimasta dentro.
La cura personalis è il mio compagno Andrea Aimone, che invece di farmi fare le scale mi prendeva in braccio per portarmi da un’aula all’altra. Da quella di chimica al laboratorio di inglese, alla palestra. Con naturalezza e semplicità.

3. Qual e’ stata la qualità dell’offerta accademica/scolastica del liceo del Sociale? In che modo ti è servita all’università prima e nella professione poi?

Se so qualcosa, se quelli del liceo classico di quegli anni sanno qualcosa lo devo e lo devono in modo particolare a due insegnanti: Rossi Precerutti e Padre Vergnano. Il primo mi aiutato a formarmi, ad amare la letteratura, la lettura, a sviluppare un senso critico. Le sue non erano semplici lezioni ma vere immersioni nei testi che leggevano e studiavamo, veri e propri viaggi con gli autori. Il secondo mi ha fatto apprezzare come possano sussistere una grandissima cultura scientifica e una profonda umanità. Mi ha aperto ai misteri della scienza in modo severo, rigoroso, razionale ma con una forte connotazione umana e morale. Gli anni di giurisprudenza sono stati invece anni di studio per lo più mnemonico e non ho mai più trovato nessun docente che abbia saputo trasmettere passione e amore per quello che insegnava come i due professori (più che docenti veri e propri “magister”) che ho citato.

4. Qual e’ l’aneddoto del liceo che ti accompagna ancora oggi? Ce lo racconti?
Due sono gli aneddoti. Il primo è il colloquio con Padre Buschini (e mio papà e mia sorella Marcella – maturità scientifica 1988, n.d.R) il venerdì prima della settimana che mi avrebbe visto iniziare la IV ginnasio. Mi ricordo le sue domande e le parole di incoraggiamento. E mi ricordo soprattutto che mentre ero davanti alla sua porta passò Francesca Rossi, che sarebbe diventata mia compagna di classe e che è scomparsa qualche anno fa. La dolcezza di quel momento è pari al dolore della sua perdita.
Il secondo è l’incontro in teatro tra noi studenti e Gianni Minoli (ex alunno) organizzato da Padre Guerello, se non ricordo male. In quel momento, sentendo le due parole e la sua passione decisi che sarei diventato anch’io un giornalista. È così è stato.

 

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