Fabrizio Mosca

24 Febbraio 2016

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2016_03_MOSCACapitale Sociale #3-2016 – Fabrizio Mosca, maturità scientifica 1987, è laureato in Economia presso la Facoltà di Economia di Torino. Dal 1993 è Dottore commercialista e Revisore legale e nel 1998 ha conseguito un Ph.D. in Economia Aziendale all’Università Commerciale “L. Bocconi“ di Milano. Attualmente è Professore associato di Economia e Direzione delle Imprese presso il Dipartimento di Management dell’Università di Torino e dal 1992 unisce all’attività accademica di ricerca e docenza l’attività professionale presso lo Studio Zunino Associazione Professionale nell’ambito della consulenza societaria, di gestione e amministrazione di società ed enti, valutazione d’azienda e di marchi. E’ sposato con Camilla e ha due figli, Carolina  e Niccolò.

 

1. Qual e’ l’elemento che hai trovato negli anni della formazione al Sociale che più ti ha aiutato a diventare  la persona che sei oggi?

Non saprei veramente identificare un elemento in particolare della formazione. Riscontro tuttavia, non solo in me, ma anche in tantissime persone che, come me, hanno studiato al Sociale, un’attenzione particolare alle persone in tutti gli ambiti della vita, una serietà di fondo nell’affrontare i problemi, una sobrietà nei comportamenti e nella gestione delle responsabilità e persino del potere. Sul fronte professionale una capacità di andare oltre l’apparenza dell’individuo e di vedere la sostanza della persona. Essendo un tratto comune a molti e tra essi più spiccato in chi ha avuto più successo nella vita, mi chiedo se questo sia un insegnamento ricevuto, forse persino in modo non consapevole, negli anni del Liceo al Sociale.

 2. Oggi, nel POF del Sociale si esplicitano i  concetti  ignaziani come “magis”, “cura personalis”, attenzione al singolo… Ai tempi del tuo liceo, ancorché  non venissero dichiarati, credi fossero vissuti e trasmessi? Se si come?

Credo che venissero trasmessi, in modo naturale, senza particolari spiegazioni o proclami ma forse con l’agire di tutti i giorni. Abbiamo acquisito un modus operandi quasi naturalmente, ma nessuno veramente ci ha dato l’impressione di insegnarcelo.

3. Qual e’ stata la qualità dell’offerta accademica/scolastica del liceo del Sociale? In che modo ti è servita all’università prima e nella professione poi?

Gli anni del Liceo, al Sociale, sono stati duri, ho studiato molto, forse persino più che all’Università. Certo, mi sono anche divertito. I docenti erano severi, ma umani, l’impegno richiesto era notevole. Anche i più bravi di Noi qualche volta si prendevano un bel quattro. Nulla era scontato. Il rigore e l’impegno è stato utile negli anni successivi e ci ha consentito di arrivare preparati al beni più gravoso impegno della vita e della vita professionale.

4. Qual e’ l’aneddoto del liceo che ti accompagna ancora oggi? Ce lo racconti?
Non posso dimenticare un lunedì mattina in cui Padre Guerello mi chiamò insieme ad alcuni miei compagni di classe. A quel tempo si andava alla sera in montagna a Sansicario ed il sabato sera era stato diciamo piuttosto agitato, con qualche eccesso e strapazzo. Alle otto del mattino di lunedì Padre Guerello ci chiamò e ci fece una sgridata che ricordo ancora adesso. Mi sono sempre chiesto come facesse ad essere informato su ciò che accadeva fuori dalla scuola. Al di là di questo, il suo intervento mi fece capire, anche se non immediatamente, quanto tenesse a Noi ragazzi, quanto ci seguisse, anche da lontano, e quanto la scuola ci proteggesse in quei momenti così affascinanti ma allo stesso tempo turbolenti dell’adolescenza. Nei tredici anni a scuola, ho sempre sentito il Sociale come una casa, una famiglia che mi ha accompagnato serenamente e senza intrusioni nella crescita.

 

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