Davide Cavazzoni

7 Marzo 2016

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2016_05_CAVAZZONICapitale Sociale #5-2016 – Davide Cavazzoni, maturità tecnica (elettronica industriale) conseguita nel 1990, ha frequentato al Sociale elementari e medie. Ha concluso recentemente, dopo 17 anni, una esperienza in Fiat Chrysler Automobiles dove era responsabile di una sub-commodity nel settore degli acquisti, per dedicarsi ad una nuova avventura professionale in qualità di ‘Direttore Operations’ presso una Società multiservizi italiana operante nel campo industriale. E’sposato ed è papà di una meravigliosa bimba.

 

 

1. Qual e’ l’elemento che hai trovato negli anni della formazione al Sociale che più ti ha aiutato a diventare  la persona che sei oggi?

Premetto con il dire che il Sociale ha rappresentato per il sottoscritto non solo una “semplice scuola”, ma ha lasciato un forte senso di gratitudine ed appartenenza ad una comunità indiscutibilmente portatrice di valori rilevanti sul piano spirituale, morale, formativo.
Detto questo, molti sono gli elementi che hanno avuto, e continuano ad avere oggi, un consistente influsso sul mio “concreto”! A partire dal rispetto per gli altri, dal sapere confrontarsi in ogni situazione di vita (familiare e/o professionale), dalla poderosa spinta alla curiosità per il sapere alla “passione per il bene” nella quotidianità di tutti i giorni.

 2. Oggi, nel POF del Sociale si esplicitano i  concetti  ignaziani come “magis”, “cura personalis”, attenzione al singolo… Ai tuoi tempi, ancorché  non venissero dichiarati, credi fossero vissuti e trasmessi? Se si come?

Oggi come allora, l’”attenzione alla persona” è indubbiamente una caratteristica dell’accompagnamento spirituale e dell’educazione/formazione gesuitica. Probabilmente ai miei tempi questi concetti non erano così manifesti, ma quasi inconsciamente, comunque, si avvertivano, si respiravano.

3. Qual e’ stata la qualità dell’offerta accademica/scolastica del liceo del Sociale? In che modo ti è servita all’università prima e nella professione poi?

Indubbiamente elevata. Ritengo che la qualità della proposta educativa e formativa del Sociale passi, in prima istanza, attraverso i docenti (laici e non), strumenti atti a far progredire gli alunni all’interno di quelli che sono i valori ignaziani, spingendoli all’autodisciplina e all’impegno, alla correttezza e all’intraprendenza. Ed in questo, ripensando alla mia esperienza, non posso che ritenermi fortunato ad avere avuto, come formatori, personaggi di indiscussa levatura come il prof. Alasia, la prof.ssa Ficara, Padre Boschi, etc.
Scopo essenziale dell’Istituto non è tanto quello di impartire un complesso determinato di nozioni, quanto di comunicare all’alunno la gioia ed il gusto di imparare e di fare da sé, perché ne conservi la propensione oltre i confini della scuola, per tutta la vita.

4. Qual e’ l’aneddoto del periodo trascorso al Sociale che ti accompagna ancora oggi? Ce lo racconti?
Beh, gli anni trascorsi sono indubbiamente molti, e la memoria, ahimè, « non è più quella di una volta» ! Ma c’è in effetti un ricordo che continua a rimanere indelebile nel tempo, ed è il fatidico “15 giugno” del prof. Alasia, insegnante di italiano ai tempi delle medie. Svolti i temi in classe e passate un po’ di settimane, chiedevamo al professore quando ce li avrebbe riconsegnati corretti. E la sua risposta era sempre la stessa…”il 15 giugno” !!! Ancora oggi, quando qualcuno (e mi riferisco, in primis, a mia figlia Rebecca) mi assilla con la stessa ripetitiva domanda del tipo “quando andiamo…bla bla bla” piuttosto che “quando facciamo…bla bla bla”, io rispondo immancabilmente….”il 15 giugno” !

 

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