Marco Maglione

14 Marzo 2016

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marco maglioneCapitale Sociale #7-2016 – Marco Maglione, maturità scientifica 1989, laureato in scienze politiche, é un imprenditore nel settore automotive. É sposato, con 4 figli.

1. Qual e’ l’elemento che hai trovato negli anni della formazione al Sociale che più ti ha aiutato a diventare  la persona che sei oggi?

Gli anni passati al Sociale sono stati sicuramente decisivi per la formazione del mio attuale carattere. Ho avuto la fortuna di capitare in una classe affiatata e questo concetto di amicizia lo porto dentro tutti i giorni.

 2. Oggi, nel POF del Sociale si esplicitano i  concetti  ignaziani come “magis”, “cura personalis”, attenzione al singolo… Ai tuoi tempi, ancorché  non venissero dichiarati, credi fossero vissuti e trasmessi? Se si come?

Sicuramente i concetti di attenzione al singolo erano una priorità già ai miei tempi. Ricordo molte occasioni in cui i Padri intervennero per supportare in modo discreto chi faceva più fatica nei confronti di caratteri più dominanti. Inoltre trovo molto sensato il modo in cui ci hanno insegnato l’importanza dell’individuo come parte di un gruppo vincente.

3. Qual e’ stata la qualità dell’offerta accademica/scolastica del liceo del Sociale? In che modo ti è servita all’università prima e nella professione poi?

L’offerta accademica è stata sicuramente buona. Io non mi sono mai massacrato nello studio e i risultati li ho poi visti ai primi anni di Università, dove mi sono trovato in affanno. Tuttavia ribadisco che l’esperienza al Sociale è da me valutata in maniera globale e non solo centrata sugli aspetti prettamente scolastici. Ed è sicuramente ottima.

4. Qual e’ l’aneddoto del periodo trascorso al Sociale che ti accompagna ancora oggi? Ce lo racconti?
Il capitolo sugli aneddoti per me è molto particolare in quanto in classe avevo un elemento particolare, di cui non posso fare il nome, che peraltro ancora aleggia nei corridoi. Su di lui ho addirittura scritto un libercolo, che posso inviare a chiunque ne fosse interessato. A titolo di minimo – e sottolineo minimo – esempio posso citare un giorno in cui gli andò come al solito il cervello in tilt e, preso sulle spalle Padre Guerello, ha cominciato a correre forsennatamente per il corridoio urlando frasi da manga giapponese. Certo, Alberto era decisamente la punta di diamante, ma ogni giorno per me andare a scuola era una garanzia di divertimento grazie a tutti i miei compagni decisamente atipici. Con moltissimi di loro sono in contatto ancora oggi (soprattutto con quello più strano) e la zingarata è sempre dietro l’angolo. L’unico problema è che oggi ad osservarci ci sono i nostri figli e non più i Padri Gesuiti.

 

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