Roberto Gallo

4 Aprile 2016

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roberto galloCapitale Sociale #10-2016 – Roberto Gallo, maturità scientifica 1989, dopo aver frequentato al Sociale le medie e il liceo, si iscrive all’Università, prima alla facoltà di Ingegneria, poi a quella di Economia e Commercio, dedicandosi, oltre allo studio, anche allo sport e ad attività di assistenza sociale. Completati gli inizia a lavorare presso la Società Reale Mutua di Assicurazioni all’interno della Direzione Vita. In questo periodo si dedica anche a collaborazioni accademiche, ad attività di convegnistica e pubblica alcuni volumi su previdenza e finanza. Dopo una esperienza di internship negli Stati Uniti e dopo aver conseguito il Master of Mangement MBA della Facoltà di Economia di Torino come miglior studente del corso, assume in Reale Mutua incarichi di responsabilità via via crescente sino a quello di Direttore Vita della controllata milanese Italiana Assicurazioni. Nel poco tempo libero ama giocare a tennis, viaggiare, leggere libri e guardare film. Nella vita privata, che si divide tra Torino e Milano, è sposato e orgoglioso padre di una meravigliosa bambina di nome Beatrice.

1. Qual e’ l’elemento che hai trovato negli anni della formazione al Sociale che più ti ha aiutato a diventare  la persona che sei oggi?

Senza alcun dubbio la formazione spirituale e la possibilità di accedere ad un sistema valoriale basato sull’esperienza ignaziana.

 2. Oggi, nel POF del Sociale si esplicitano i  concetti  ignaziani come “magis”, “cura personalis”, attenzione al singolo… Ai tuoi tempi, ancorché  non venissero dichiarati, credi fossero vissuti e trasmessi? Se si come?

I valori di rispetto civile erano il filo conduttore dell’insegnamento e si respiravano nelle molteplici iniziative – non soltanto religiose – organizzate per favorirne l’assimilazione.

3. Qual e’ stata la qualità dell’offerta accademica/scolastica del liceo del Sociale? In che modo ti è servita all’università prima e nella professione poi?

La qualità dell’offerta accademica era ai miei tempi di assoluta eccellenza. Vista a posteriori, forse un po’ troppo basata sull’apprendimento mnemonico. Ciò che ritengo abbia fatto la differenza è stata la base di conoscenza non specialistica, il background culturale di base, che si può apprezzare nella vita di tutti i giorni.

4. Qual e’ l’aneddoto del periodo trascorso al Sociale che ti accompagna ancora oggi? Ce lo racconti?
Ricordo da un lato il terrore che si respirava durante le lezioni di inglese della temutissima suor Laugero (detta da alcuni “suor lager”), anche se, per la cronaca, l’inglese l’ho davvero imparato con lei; dall’altro l’emozione della partite di campionato di calcio, che per me rappresentavano un vero motivo di gioia!

 

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