Paolo Sarboraria

15 Aprile 2016

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sarboraria capitale socialeCapitale Sociale #12-2016 – Paolo Sarboraria, maturità classica 1988, pratica la professione di architetto specializzato nella prevenzione incendi e nella sicurezza dei lavoratori. Unisce alla pratica professionale la docenza in queste materie, mantenendo l’esercizio della progettazione architettonica con particolare attenzione alle tematiche del risparmio energetico e della sostenibilità, culminate nel premio Architetture Rivelate attribuito dall’Ordine degli architetti nel 2013 al sistema Rebirth-House con la committenza di un ex-alunno del Sociale, Alberto Guggino. E’ sposato e padre di Camilla e Andrea.

1. Qual e’ l’elemento che hai trovato negli anni della formazione al Sociale che più ti ha aiutato a diventare  la persona che sei oggi?

Riconosco al Sociale la pluralità di vedute, di avermi permesso di pensarla diversamente, e di avermi lasciato lo spazio per convivere con i conflitti e le intemperanze dell’adolescenza senza adottare un atteggiamento invasivo. Negli anni mi sono ritrovato una “cassetta degli attrezzi” con cui smontare i problemi e gli ostacoli con un approccio sereno e positivo, sapendo che il dubbio non ha una valenza negativa ma ti mostra la strada per cercare dove può stare la verità.

 2. Oggi, nel POF del Sociale si esplicitano i  concetti  ignaziani come “magis”, “cura personalis”, attenzione al singolo… Ai tuoi tempi, ancorché  non venissero dichiarati, credi fossero vissuti e trasmessi? Se si come?

Del Sociale mi restano ancora oggi vivide nel cuore le esperienze nei servizi sociali, in cui fornendo il nostro tempo di un pomeriggio alla settimana a chi aveva meno fortuna di noi, malati, carcerati, persone con disagio, crescevamo come persone: lo spirito del volontariato mi ha accompagnato sempre, dopo il servizio al Cottolengo ho calcato per molti anni le strade torinesi a bordo delle ambulanze della Croce Verde e tuttora collaboro con enti benefici e culturali.

3. Qual e’ stata la qualità dell’offerta accademica/scolastica del liceo del Sociale? In che modo ti è servita all’università prima e nella professione poi?

Non sono mai stato uno studente modello, del liceo classico, che oggi ringrazio di aver frequentato, assimilavo le materie che mi davano soddisfazione dedicando troppo poche energie alle altre, spesso poi riscoperte negli anni seguenti come il latino. Ma due docenti in particolare hanno lasciato un segno indelebile, il meraviglioso, umano, comprensivo e coltissimo professor Precerutti, che mi ha fatto amare l’italiano e la scrittura, e il compianto Padre Vergnano, docente rigoroso e non uso a praticare sconti, ma che mi ha dato il senso della conquista, della fatica premiata, trasmettendomi la passione per la Scienza e la curiosità della ricerca, entrambi persone indimenticabili e fondamentali.

4. Qual e’ l’aneddoto del periodo trascorso al Sociale che ti accompagna ancora oggi? Ce lo racconti?
In tanti anni trascorsi tra le mura della mia scuola ho accumulato una serie notevole di episodi, non tutti raccontabili. Ma l’apoteosi, l’esperienza più ricca di ricordi intensi e meravigliosi, restano le settimane di inizio estate nella casa di caccia del Re a San Giacomo di Entracque, luogo che è stato teatro di avventure, risate, grandi scarpinate in montagna, cementando amicizie che coltivo ancora adesso che sono passati trent’anni.

 

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