Edoardo Ramondo

21 Aprile 2016

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ramondoCapitale Sociale #13-2016 – Edoardo Ramondo, maturità scientifica 1987, si è laureato in Economia e Commercio alla Bocconi di Milano, con una specializzazione in Finanza Aziendale. Si definisce sostenitore del “principio del buon senso” come principale strumento di gestione del lavoro, curioso di natura che fonda il suo metodo di lavoro sulla concertazione delle attività e condivisione dei flussi informativi. E’ sposato e padre di tre figli.

1. Qual e’ l’elemento che hai trovato negli anni della formazione al Sociale che più ti ha aiutato a diventare  la persona che sei oggi?

La dialettica. Il confronto col prossimo in assoluto è ciò che mi ha permesso di crescere maggiormente ed è ancor oggi lo strumento di formazione personale che mi accompagna nella vita e nel lavoro. Pensare di non essere al “centro del mondo” ma parte integrante di un organismo che muta e reagisce continuamente agli stimoli mi ha permesso di capire meglio me stesso e le persone che mi circondano. Manifestare il proprio pensiero è importante, ma saper ascoltare e capire quello del prossimo è ancor più importante.

 2. Oggi, nel POF del Sociale si esplicitano i  concetti  ignaziani come “magis”, “cura personalis”, attenzione al singolo… Ai tuoi tempi, ancorché  non venissero dichiarati, credi fossero vissuti e trasmessi? Se si come?

In effetti ai miei tempi era meno evidente, ma era sempre presente l’importanza di valorizzare le capacità umanistiche del singolo per renderle fruibili al gruppo. La mia classe ne è stata un esempio: nessuno restava escluso e contribuiva secondo le sue capacità. Devo dire che questo processo derivava molto dal rapporto che si era creato tra noi alunni, quindi dal basso verso l’alto.

3. Qual e’ stata la qualità dell’offerta accademica/scolastica del liceo del Sociale? In che modo ti è servita all’università prima e nella professione poi?

A livello di preparazione culturale non mi sembra sia stata di altissimo livello, ma credo che l’aspetto cruciale della mia formazione sia stato la voglia di essere curioso e la capacità di mettermi sempre in discussione. L’importanza di avere un buon bagaglio di conoscenze è indubbiamente importante ma non serve a nulla se non si dispone di una ottima capacità di processarle e utilizzarle nella pratica. In questo il Sociale per me ha fatto la differenza con il suo gruppo docente ed educativo.

4. Qual e’ l’aneddoto del periodo trascorso al Sociale che ti accompagna ancora oggi? Ce lo racconti?
Ne ho parecchi, tutti con il medesimo attore: Padre Guerello. Alcuni divertenti, altri un po’ tragici, tutti molto utili per passare dal mio stato adolescenziale a quello adulto. Gli sono ancora grato oggi poiché a parte i miei genitori ha contribuito a farmi assumere le mie responsabilità e ad affrontare le difficoltà senza paura del giudizio del prossimo.

 

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