Carlo Ferrero

25 Maggio 2016

cap_soc_banner_615x100_white

IMG_9466Capitale Sociale #16-2016 – Carlo Ferrero, maturità classica 2013, ha frequentato l’Istituto Sociale per 13 anni, dalla prima elementare all’ultimo anno del Liceo Classico.  Attualmente è iscritto al terzo anno di Giurisprudenza presso l’Università di Torino.

 

1. Qual e’ l’elemento che hai trovato negli anni della formazione al Sociale che più ti ha aiutato a diventare  la persona che sei oggi?

Una certa differenza tra un uomo che ha frequentato e capito il Sociale e uno che non l’ha frequentato oppure non è riuscito a capirlo secondo me si denota nei momenti relazionali con le altre persone: negli anni del liceo, quando gli interessi personali, ad esempio per ottenere un bel voto, cominciano ad assumere importanza significativa, gli studenti tendono a voler raggiungere il proprio obiettivo con una noncuranza delle esigenze altrui che ha quasi i connotati di un cannibalismo competitivo.
Ecco, al Sociale tendenze di questo tipo sono sempre state sedate con il dialogo tra professori e alunni attraverso le ore di tutoria in classe e i colloqui con i singoli, rendendo i rapporti interpersonali(specialmente tra professori e alunni, che han frequentato la scuola per più anni) simili ad una fratellanza che oggi cerco sempre di infondere nei rapporti con l’esterno.

 2. Oggi, nel POF del Sociale si esplicitano i  concetti  ignaziani come “magis”, “cura personalis”, attenzione al singolo… Ai tuoi tempi, ancorché  non venissero dichiarati, credi fossero vissuti e trasmessi? Se si come?

Assolutamente sì. A partire dalle elementari con le confessioni dai padri, passando per i colloqui di orientamento alle medie, per arrivare agli incontri di tutoria al liceo, i concetti cardine dell’insegnamento ignaziano sono sempre stati presenti ed hanno aiutato nella crescita coloro i quali hanno voluto interiorizzarli.

3. Qual e’ stata la qualità dell’offerta accademica/scolastica del liceo del Sociale? In che modo ti è servita all’università prima e nella professione poi?

L’offerta scolastica ricevuta dal Sociale la riconosco soprattutto a livello di metodo: nelle varie materie i professori hanno sempre cercato di adattare il proprio insegnamento alle esigenze del gruppo-classe inteso come somma dei singoli alunni, cercando di aiutarli uno per uno a comprendere i propri punti di forza da far valere nel momento dell’apprendimento e della verifica delle conoscenze. È così che anche oggi all’università utilizzo i consigli ricevuti per ottenere risultati più soddisfacenti.

4. Qual e’ l’aneddoto del periodo trascorso al Sociale che ti accompagna ancora oggi? Ce lo racconti?
Al di là degli innumerevoli aneddoti che sarebbero da raccontare per il loro lato scherzoso, mi è sempre rimasto in mente quando in quinta ginnasio ci fu portato in classe un ragazzo(non ricordo il nome) che veniva a raccontare la sua esperienza di militanza nella Legione Straniera. Al di là del fatto che credo nessuno tra me e i miei compagni avesse in mente che cosa fosse la Legione Straniera, averlo compreso attraverso una testimonianza così diretta e inaspettata(perché non ci era stato detto che qualcuno sarebbe venuto a parlarcene) e proprio tra le mura scolastiche, mi fa ancora oggi pensare a quanto ecumenica sia la rete di rapporti umani che raccoglie l’universo del Sociale e più in generale quello dei gesuiti, tale da aver fatto scegliere ad un ragazzo come quello di venire a raccontare la sua esperienza proprio nella nostra scuola.

 

freccia_rossa LEGGI GLI ALTRI INTERVENTI

Bacheca Download