Le seconde al rifugio Levi Molinari

16 Ottobre 2016

IMG_1939Le classi seconde della scuola secondaria di I grado sono state ospiti, per due giorni, del rifugio di montagna Levi Molinari (sopra Salbentrand, in Alta Val di Susa). Qui, i nostri ragazzi, accompagnati da alcuni docenti e da due esperte guide alpine e naturalistiche, hanno potuto sperimentare concretamente il significato del fare “ricerca sul campo”, approfondendo alcuni aspetti della vita materiale e culturale delle popolazioni di montagna. L’uscita è stata anche l’occasione per stare insieme ai propri compagni in un contesto privo della routine e delle comodità della vita scolastica tradizionale.

Qui di seguito riportiamo le parole di un nostro studente che ha partecipato all’esperienza e alcune foto significative.

Eccoci arrivati a Salbertrand!

Dopo un veloce e scorrevole viaggio in treno accompagnato da chiacchiericci, giochi e canti, la classe è pronta ad affrontare la montagna, come un guerriero con la sua bestia.

L’emozione dei ragazzi è più che palpabile: in effetti il chiacchiericcio del treno si è trasformato, come d’incanto, in un brusio di opinioni e sogni di chi non vede l’ora di vivere questa avventura in compagnia dei suoi amici.

Prima, però, i ragazzi devono affrontare un breve ma tortuoso viaggio in pullman per raggiungere il rifugio Levi, casa di attività pomeridiane, pasti giornalieri e sogni notturni.

Dopo essere arrivati al rifugio e scelto il proprio letto, non rimane che fare una cosa: affrontare la temibile ma ricca montagna.

I ragazzi intraprendono il cammino tra spiegazioni, chiacchiere, fotografie e osservazioni, finché due semplici parole vengono pronunciate da un ragazzo armato di binocolo: “Un cervo!”; come una rapida e silenziosa folata di vento primaverile la classe e la guida si avvicinano cautamente all’obiettivo scoprendo, pian piano, di essere sulle orme di un branco di maestosi cervi.

Sono passate ormai due ore e si avvicina il momento di ritornare al rifugio per rilassarsi e prepararsi alla cena.

DSCN2429Sulla via del ritorno, lo sguardo dei ragazzi viene catturato da due scortecciamenti di alberi, da un insetto molto mimetico e dalle bellissime piume di una ghiandaia imitatrice.

Dopo aver guadato un fiume l’emozione della montagna inizia a svanire facendo sembrare tutto normale e ovvio.

Ritornati al rifugio è tempo di giochi e scherzi che fermano per qualche minuto il tempo: c’è chi gioca a carte, chi a dama, chi a scacchi, chi a Monopoli e chi a Jenga.

La cena, degna di un rifugio montano poiché a base di polenta e salsiccia, viene apprezzata da tutti i ragazzi, affamati dopo la lunga camminata della giornata.

Ma le gambe non possono ancora riposarsi del tutto: è prevista infatti ancora una lunga passeggiata notturna alla scoperta degli animali e delle loro abitudini al calar del sole, lontano dalla vista degli umani.

Dopo alcune brevi e divertenti prove con una modernissima termocamera, i ragazzi si vestono alla svelta in modo tale da non patire il freddo gelido che circonda la notte montana.

È l’ora di partire alla volta dell’oscuro bosco e, silenziosamente, i ragazzi raggiungono una piccola radura nella quale, calmati gli animi dei più timorosi, riescono a entrare in sintonia con l’ambiente che li circonda attraverso l’uso di tutti i sensi.

 E’ il momento di tornare al rifugio quando, per non far mancare neanche l’effetto sorpresa a questa stupenda esperienza, ecco che i ragazzi devono risolvere un dilemma: la guida si è dimenticata la via del ritorno!

Sale il panico che subito viene attenuato, dal momento che la scherzosa guida (in accordo con i professori) fa imboccare alla classe la strada giusta: un bel pericolo scampato!

È ormai notte inoltrata e, sistemati i sacchi a pelo sui letti e rimboccate le coperte, i ragazzi possono godersi il meritato riposo.

Svegliandosi, tutti si accorgono che il tempo ha regalato loro una bella sorpresa, che rende l’atmosfera autunnale che si respira intorno al rifugio ancora più magica… la neve!

Mangiata velocemente la colazione, preparati i bagagli e pronti per la nuova giornata, è tempo di una “spietata” battaglia a palle di neve che coinvolge tutti, alunni e professori.

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Ma la giornata non può concludersi con la prima battaglia a palle di neve della stagione, perciò i ragazzi sono pronti a visitare l’Ecomuseo e la sede delle guardie forestali del Parco naturale di Salbertrand, nella quale ammirano una collezione di tutta la fauna del bosco.

Gli animali, morti di cause naturali e imbalsamati, si ergono regalmente nelle loro teche; sentendo le descrizioni relative alle loro abitudini fatte dalla guida, ai ragazzi sembra che essi riprendano il loro movimento.

Giunge poi il momento di visitare l’Ecomuseo all’aperto per osservare e apprendere le funzioni del vecchio mulino, della segheria, della scuola e fare un tuffo nel passato.

La giornata è ormai agli sgoccioli e prima dell’arrivo del treno mancano solo pochi minuti.

Dopo aver gustato l’ultima boccata d’aria pura è il momento di salire sul treno e ricordare i bei momenti vissuti fianco a fianco nel bosco.

Non mi resta che dire una cosa, cara e maestosa montagna: a presto…

 Alessandro Giuliano

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