Al via il concorso artistico letterario “Il mio sogno 2017”

31 Marzo 2017

Tre sono le grandi novità di questa sesta edizione: la prima riguarda il fatto che il concorso per la prima volta, oltre a essere rivolto agli studenti di Torino e cintura, si estende anche a quelle di Milano e cintura. L’ edizione 2017, infatti, viene promossa sia dall’Istituto Sociale di Torino sia dal Leone XIII di Milano.
La seconda novità riguarda il tema del concorso stesso che prende spunto dall’attualità dell’enciclica di Papa Francesco “Laudato si’” e dall’urgenza di un cambiamento del nostro rapporto con il Creato.
Gli effetti dei cambiamenti climatici, l’inquinamento, la carenza di acqua in intere zone del mondo, l’utilizzo dissennato delle risorse, la perdita della biodiversità con il conseguente deterioramento della qualità della vita umana, il diffondersi, nell’indifferenza più globale, dell’iniquità sono sotto gli occhi di tutti.
“Alla necessità di sentirci uniti da una stessa preoccupazione” fa eco la mancanza di una cultura necessaria per affrontare questa crisi: c’è bisogno di “costruire una leadership che indichi strade, cercando di rispondere alle necessità delle generazioni includendo tutti, senza compromettere le generazioni future” (Capitolo I, paragrafo VI).
Proprio dalla Scuola, dai suoi allievi, dalla loro visione del Mondo e dai loro sogni, possono arrivare indicazioni su cosa fare per garantire un futuro al nostro pianeta e alle prossime generazioni.
D’altra parte, già analizzando gli elaborati inviati nelle ultime edizioni, era emersa con chiarezza un’attenzione degli studenti sempre più forte e un sentimento di preoccupazione diffuso rispetto alle tematiche ambientali e alle trasformazioni climatiche; tale analisi ha orientato la scelta del tema del concorso di quest’anno sul concetto della sostenibilità e del rispetto del Creato, dell’ambiente e dell’uomo.
La terza novità è che l’edizione del 2017 avrà un padrino d’eccezione: lo scrittore Maurizio De Giovanni che scriverà l’incipit del componimento, che sarà quindi uguale per tutti, incipit dal quale gli scrittori in erba svilupperanno il loro scritto e il loro sogno.

Gli elaborati finalisti verranno raccolti in un volume che avrà la prefazione sempre di Maurizio De Giovanni e che sarà presentato al Salone del Libro di Torino.
Dopo l’edizione scorsa in cui il Mio Sogno ha voluto celebrare la ricorrenza dei 70 anni della Costituzione, invitando gli studenti a scrivere la propria costituzione ideale, la richiesta espressa dalla sesta edizione del concorso è di scrivere o disegnare il futuro del nostro pianeta.

Il sogno continua ad essere una delle sfide più appassionanti e impegnative per i ragazzi che si stanno preparando ad affrontare i gradi superiori del percorso scolastico, ossia riuscire a raccontare in poche righe o attraverso un disegno/una illustrazione a mano libera qual è il proprio sogno per il futuro e trovare le parole o il linguaggio espressivo più originali per descriverlo.
Proprio il Cardinale Carlo Maria Martini – Ex alunno del Sociale e Arcivescovo di Milano – in un importante intervento sul tempo della crisi diceva: “Lasciateci sognare”.
Oggi più che mai abbiamo bisogno di questo sguardo ampio e di ascoltare i sogni dei ragazzi, proprio come faceva il Cardinal Martini e come propone il nostro concorso.

In sintesi, in continuità con le passate edizioni:

  1. Una selezione dei migliori scritti selezionata dalla giuria sarà pubblicata in un volume dedicato dal titolo “Il Mio sogno 2017 che sarà presentato al Salone del Libro che si terrà a Torino nel maggio 2017”.
  2. Oltre alla categoria prevista per gli scritti, è data anche la possibilità di raccontare il proprio sogno con un disegno o illustrazione. Il disegno vincitore sarà utilizzato per la copertina del volume.
  3. Essendo il tema dell’internazionalità prioritario nella missione educativa dei collegi dei Gesuiti, il concorso prevede la possibilità di scrivere gli elaborati in lingua italiana o in lingua inglese.

Come per l’anno passato, oltre agli studenti delle terze classi della secondaria di primo grado, potranno partecipare anche quelli delle seconde.

COME PARTECIPARE AL CONCORSO
Possono partecipare al Concorso tutti gli studenti/studentesse iscritti al secondo e terzo anno di una scuola secondaria di I grado – statale o paritaria del Comune di Torino e cintura e del Comune di Milano e cintura, compresi gli studenti della Secondaria di I grado dell’ Istituto Sociale e del Leone X III.

Per partecipare è necessario scrivere un componimento inedito in lingua italiana o in lingua inglese della lunghezza di una cartella giornalistica (30 righe per 60 battute) o elaborare un disegno a mano libera (a colori o in bianco nero) su un foglio A4.

Il tema del componimento (che dovrà iniziare seguendo l’incipit indicato di seguito) e del disegno di quest’anno è il sogno personale da raccontare in forma libera, o illustrando il proprio pensiero sul futuro del nostro pianeta, sulla sostenibilità e sul rispetto del Creato e dell’ambiente.

Gli elaborati dovranno essere inviati in formato digitale a mezzo mail all’indirizzo ilmiosogno@istitutosociale.it oppure in formato cartaceo tramite posta ordinaria a: Istituto Sociale – Corso Siracusa 10, 10136, Torino.

INCIPIT DEGLI ELABORATI SCRITTI
Gli elaborati scritti dovranno iniziare nel seguente modo:

“Nel sogno correvo sull’erba, verso di lei. Sentivo il vento sulla faccia, l’odore della pioggia in arrivo e mi pareva di percepire il rumore del mare. Avevo voglia di ridere, e non sapevo perché; quello che sapevo era che mi sembrava impossibile che esistesse un posto come quello.
L’erba, il vento, la pioggia, il mare…..
…. Svegliarsi è stato un dolore. E un dolore è stato trovare il coraggio di alzarmi, trascinarmi fino alla finestra e guardare quello che c’è là fuori…..”.

La scadenza per la consegna dei lavori è fissata per il 12 MAGGIO 2017.

Nella mail/lettera dovranno essere chiaramente indicati:

  • nome e cognome dell’autore,
  • e‐mail e numero di telefono dell’autore
  • nome, cognome e numero di telefono di un genitore
  • dichiarazione che il testo o il disegno sono di esclusiva proprietà dell’autore
  • autorizzazione al trattamento dei dati personali ai sensi della legge 675/96.

LA GIURIA
Presidente: Maurizio de Giovanni, scrittore
Membri:

  • Lucia Caretti giornalista de La Stampa
  • Ilaria Urbinati, illustratrice
  • Vincenzo Sibillo, Preside dei Licei del Leone XIII di Milano
  • Piero Cattaneo, Preside dei Licei dell’Istituto Sociale di Torino
  • Fabrizio Vespa, giornalista e scrittore

La giuria valuterà a proprio insindacabile giudizio gli elaborati scritti e grafici tenendo conto prioritariamente dei seguenti criteri:
– qualità di scrittura (stile e impianto narrativo)
– originalità (efficacia e validità del messaggio)

I PREMI
Il concorso riserva a ciascuno dei tre vincitori, due per gli elaborati scritti uno per il disegno, un iPad Apple. Ai quindici finalisti (comprensivi dei vincitori e complessivi, tra elaborati scritti e disegno) è assegnato uno sconto del 15% sulla retta del primo anno del Liceo Classico, Scientifico Internazionale e Scientifico Sportivo dell’Istituto Sociale di Torino o del Liceo Classico, Scientifico e Scientifico Sportivo del Leone XIII di Milano.

Il vincitore della “Sezione Disegno” vedrà, altresì, la propria opera inserita sulla copertina del volume “Il Mio Sogno 2017”.

Tutti i partecipanti al Concorso parteciperanno all’estrazione di tre iPad Apple di ultima generazione.

L’iniziativa ha il Patrocinio della Città di Torino e la premiazione del concorso si terrà al Salone Internazionale del Libro di Torino (18 – 22 maggio 2017)

Per informazioni
Istituto Sociale di Torino, Corso Siracusa 10, 10136, Torino. Tel. 011 357835
info@istitutosociale.it
www.istitutosociale.it
www.leonexiii.it

Progetto continuità: due giorni a Gressoney con i professori del Liceo

31 Marzo 2017

Gli studenti delle seconde sono stati a Gressoney per due giorni accompagnati dalla professoressa Luisa Barone, docente e vicepreside della scuola secondaria di primo grado, e da alcuni docenti del liceo per incominciare a conoscere le diverse discipline presenti negli studi superiori. In particolare hanno affrontato lezioni di matematica, fisica, scienze, latino, greco, inglese, spagnolo e filosofia.

Di seguito le prime immagini dell’iniziativa: 

I ragazzi scrivono il futuro digitale degli enti culturali

31 Marzo 2017

Gli alunni delle classi seconde dei Licei Classico e Scientifico hanno partecipato e vinto un concorso su una strategia di promozione degli spazi culturali della nostra città. La notizia è stata anche riportata sui giornali cittadini. Di seguito riportiamo un articolo di presentazione delle attività, scritto dai ragazzi stessi, corredato da alcune foto del loro lavoro e dall’articolo uscito su “La Stampa”.

Noi alunni della II classico e II scientifico abbiamo vinto il concorso AllenaMenti quotidiani: intervistando si impara , e venerdì 24 marzo, sei di noi si sono recati alla premiazione presso il liceo Massimo D’Azeglio di Torino, poiché il nostro progetto è stato valutato tra i tre migliori sugli oltre 9000 partecipanti.

Quest’anno il bando chiedeva di lavorare su una strategia di promozione degli spazi culturali delle nostre città focalizzata ad aumentarne l’attrattività, soprattutto tra i giovani. 

Una volta chiarito l’obiettivo, ossia la promozione degli spazi museali e dei teatri della città, ci siamo concentrati sull’analisi delle pagine culturali dei quotidiani che abbiamo ricevuto settimanalmente in classe.

In seguito siamo poi passati ad una fase operativa: siamo stati suddivisi in cinque gruppi di lavoro, ognuno dei quali dedicato ad un ambito in cui, a dir nostro, il rapporto tra giovani e cultura potesse essere migliorato. Il gruppo “Economato” si è occupato di immaginare nuove strategie economiche ed ha studiato offerte su misura per i giovani; il gruppo “Laboratori” ha pensato a quali attività gli enti culturali della nostra città potessero offrire ed ha proposto nuove idee mirate al coinvolgimento di ragazzi e ragazze sotto i vent’anni. Il gruppo “Social” ha proposto nuove vie utili all’ avvicinamento al mondo giovanile sfruttando al meglio le nuove tecnologie che ci vengono offerte, mediante l’uso del web. Il gruppo “Pubblicità” ha lavorato sulla promozione di musei, teatri e attività del nostro territorio e, infine, il gruppo “Revisione” si è occupato di verificare tramite ricerche le idee sviluppate dagli altri gruppi, in modo da non proporre strategie e offerte già esistenti.

Da una discussione comune abbiamo valutato quali idee meritassero di confluire nell’elaborato finale.

In generale, si può notare come molte delle nostre idee siano legate al mondo della tecnologia: tra le proposte ci sono state app che possano essere usate come guide virtuali, che comportino l’uso della realtà aumentata non per un gioco -come il famoso Pokemon Goma per rendere più accattivanti le sale museali interagendo personalmente con opere, dipinti o reperti; inoltre abbiamo pensato a blog di scambio di opinioni, newsletter che ci tengano sempre informati sulle iniziative culturali della città e siti che coordinino le prenotazioni ai vari musei cittadini.

Proprio grazie alla realizzazione di questo lavoro, la nostra classe è stata selezionata per intervistare Massimo Gramigni, uno dei più importanti promoter e organizzatori di eventi della città di Firenze, e di visitare gli Uffizi. Alessandro Capone e Alessia Scarabello hanno rappresentato la classe in questa esperienza, in data 15 marzo. 

Oltre alla soddisfazione per tale risultato, siamo orgogliosi del fatto che il giorno seguente sia stato pubblicato un articolo su “La Stampa” dedicato alla realizzazione dei progetti delle tre scuole vincitrici ed alla successiva premiazione.

Siamo inoltre grati alla scuola per averci dato la possibilità di aderire a tale iniziativa e per averci fornito i mezzi e le conoscenze necessari per raggiungere questo importante traguardo.

Silvia Capretti
Francesco Russo

Ecco le diapositive del lavoro presentato (cliccare sulle immagini per ingrandire):

PROGETTO “NON SPRECO”

30 Marzo 2017

Come lo scorso anno, prendendo spunto dall’ Enciclica di Papa Francesco, si rilevano l’importanza e la necessità del “non spreco”e se ne continua l’intento. Da qualche anno, infatti, i bambini cinquenni del Giardino dei Colibrì, sono molto attenti a non lasciare nulla nel piatto, a scegliere solo ciò che gradiscono per nutrirsi bene e per soddisfare la loro fame, riducendo così lo spreco di cibo.

A tavola non mancano i “golosoni” e i “mangioni”, desiderosi del bis e anche del tris, ma l’impegno rimane sempre quello di non lasciare nulla nel piatto e di essere rispettosi nei confronti di chi non ha questo privilegio.

Capita spesso che i bambini rifiutino, a prescindere, un determinato alimento perché credono sia lontano dai loro gusti; in questi casi, è chiesto anche solo di “assaggiare” il companatico. Così facendo si abituano a non dare nulla per scontato e ad avvicinarsi anche a ciò che inizialmente provoca il rifiuto.

 

È importante comunicare a ciascuno che il cibo va condiviso con gli altri. Si spiega dunque ai bambini che mangiare è un diritto-bisogno di tutti e non un privilegio di pochi; così anche il pane viene distribuito già spezzato in parti perché non se ne sprechi.

Una maggior consapevolezza dell’importanza dell’acqua ha portato gli alunni a essere più responsabili nel quotidiano e a prestare più attenzione nel non rovesciare le caraffe messe sui tavoli .

Grazie alla curiosità e alla bontà della conoscenza dei sapori, le corrette abitudini alimentari sono aumentate: il rifiuto organico prodotto ogni giorno si è quasi azzerato e anche il comportamento a tavola è più adeguato e composto. Questi atteggiamenti sono indicatori positivi degli sforzi che si stanno compiendo.

Al termine di ogni settimana gli alunni ricevono un foglietto informativo da portare alle famiglie, che collaborano tutte al progetto. La relazione evidenzia tre obiettivi: 1) la compostezza e il comportamento a tavola; 2) la capacità di usare correttamente le posate; 3) il rapporto con il cibo e con l’acqua. A ogni voce, le faccine, con espressioni più o meno felici, dicono la valutazione dell’alunno e lo incoraggiano a migliorare. Quando l’obiettivo è raggiunto o l’impegno è profuso, non manca certamente un premio.

 

 

60° anniversario dei Trattati di Roma

27 Marzo 2017


 

Intervento del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione della seduta congiunta delle Camere per il Sessantesimo Anniversario dei Trattati di Roma:

“I valori dell’Europa. Civiltà europea e unità d’Europa.
Sette decenni di pace e democrazia nel Continente.
Una scelta saggia e lungimirante”

Signora Presidente della Camera,

Signor Presidente del Senato,

Signor Presidente del Consiglio,

Onorevoli Senatori,

Onorevoli Deputati,

Rappresentanti del Parlamento europeo,

sono onorato di prendere la parola in questa solenne seduta comune con cui il Parlamento ha deciso di celebrare il sessantesimo anniversario dei Trattati di Roma.

Fra tre giorni i Capi di Stato e di Governo dei Paesi dell’Unione si riuniranno in Campidoglio, nella medesima sala che ne ha visto l’atto di nascita.

La celebrazione di questo anniversario richiede che sul percorso di integrazione europea si svolga una riflessione, la cui necessità è accresciuta dall’uscita, per la prima volta, di un Paese dell’Unione, il Regno Unito, membro dal 1973.

Un primo interrogativo riguarda quali fossero la situazione dell’Europa e le condizioni del mondo prima dei Trattati, se più semplici o più difficili di quelle di oggi.

A spingere i fondatori, all’inizio, fu una condizione internazionale di forte instabilità, caratterizzata da una competizione bipolare a tutto campo.

L’Europa, Unione Sovietica a parte, dopo il conflitto mondiale, si scopriva divisa e più debole.

Il confine tra le due superpotenze passava nel cuore del continente e l’avrebbe tenuto separato, a lungo, in due tronconi.

Pochi anni prima i rischi di una terza guerra mondiale si erano manifestati con il blocco di Berlino e con la guerra di Corea. A stento, nel 1955, si riusciva a regolare la questione austriaca, sotto clausola di neutralità. Si sviluppava l’insurrezione dell’Algeria per l’indipendenza, conquistata da Tunisia e Marocco nel 1956. In quello stesso anno l’invasione dell’Ungheria e la crisi del canale di Suez. Con questa si chiudeva un’epoca e le potenze europee venivano liberate da residue illusioni colonialista.

Quella situazione di fragilità poneva l’esigenza di ridare una prospettiva all’Europa.

Nel 1951 nasceva la Comunità del carbone e dell’acciaio, l’anno dopo il Trattato, arenatosi poi in Francia, del progetto di Comunità europea di difesa.

Sarebbe stata l’Italia, prima con la Conferenza di Messina, nel 1955, poi con quella di Venezia del 1956, ad esserne motore traente, con Gaetano Martino, Ministro degli Esteri nel governo Segni, fra i protagonisti.

I padri dell’Europa, che dettero vita ai Trattati, con il consenso democratico dei loro Paesi, non erano dei visionari bensì degli uomini politici consapevoli delle sfide e dei rischi, capaci di affrontarli.

Uomini che hanno avuto il coraggio di trasformare le debolezze, le vulnerabilità, le ansie dei rispettivi popoli in punti di forza, mettendo a fattor comune le capacità di ciascun paese e puntando a realizzare una grande società aperta, nella quale libertà, democrazia e coesione fossero reciprocamente garantite.

L’Europa che abbiamo conosciuto in questi anni è stata uno strumento essenziale di stabilità e di salvaguardia della pace, di crescita economica e di progresso, di affermazione di un modello sociale sin qui ancora ineguagliato, fatto di diritti e civiltà.

Alla sua progressiva costruzione hanno preso parte ex nemici della seconda guerra mondiale; poi gli ex avversari della “guerra fredda”, fino a pochi anni prima appartenenti ad alleanze, per quaranta anni pronte a combattersi.

Se guardiamo alla strada percorsa ci rendiamo conto di come non sia stato mai un cammino facile, sin dall’inizio.

Negli annali, a rendere difficile il percorso dell’integrazione, fu dapprima la politica della “sedia vuota” della Francia, a metà degli anni ’60 del secolo scorso.

Venne poi quella che il Ministro degli Esteri tedesco Hans-Dietrich Genscher avrebbe definito “eurosclerosi” negli anni ’70, superata coraggiosamente, all’inizio del decennio successivo, per impulso soprattutto italo-tedesco.

Interprete, per il nostro Paese, il Ministro degli Esteri Emilio Colombo, con il concorso di personalità quali il Cancelliere tedesco Helmut Kohl e il Presidente della Repubblica francese, Francois Mitterrand; e dello stesso Presidente Usa, Ronald Reagan.

Choc dei prezzi petroliferi, alta inflazione, ampia disoccupazione, i problemi che, in quel periodo, si dovettero affrontare, in un contesto internazionale segnato da un confronto particolarmente aspro fra i due blocchi.

La spinta all’unità europea si è sempre rivelata, comunque, più forte degli arroccamenti e delle puntigliose distinzioni pro-tempore di singoli governi o di gruppi di Paesi, giocando un ruolo significativo anche nel contributo alla evoluzione delle relazioni internazionali.

Del resto erano state pressanti le esigenze condivise alla base della comune aspirazione a rendere stabili, con l’integrazione, la libertà e l’indipendenza per i Paesi europei, a partire dai sei fondatori: Francia, Belgio, Germania, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi.

Oggi l’Europa appare quasi ripiegata su se stessa. Spesso consapevole, nei suoi vertici, dei passi da compiere, eppure incerta nell’intraprendere la rotta.

Come ieri, c’è bisogno di visioni lungimiranti, con la capacità di sperimentare percorsi ulteriori e coraggiosi.

A questo riguardo è opportuno tener conto di alcuni dati.

L’Unione e i suoi Stati membri nell’anno 2000 hanno prodotto il 26,5% del Prodotto Interno Lordo mondiale. Questa percentuale è scesa, nel 2015, di ben quattro punti.

La popolazione dell’intero continente europeo – quindi anche al di fuori dei confini dell’Unione – è rimasta sostanzialmente stabile negli ultimi venti anni, intorno ai 750-800 milioni di persone. Al contempo la popolazione africana, che oggi si aggira intorno al miliardo, potrebbe raddoppiare in appena venticinque anni.

Già questi due soli elementi rendono evidente che l’Europa nel suo complesso rischia di diventare più piccola sullo scacchiere internazionale, mentre, nel mondo, gli stati “giganti” continuano a crescere.

Nessun Paese europeo può garantire, da solo, la effettiva indipendenza delle proprie scelte. Nessun ritorno alle antiche sovranità nazionali potrà garantire ai cittadini europei pace, sicurezza, benessere e prosperità, perché nessun Paese europeo, da solo, potrà mai affacciarsi sulla scena internazionale con la pretesa di influire sugli eventi, considerate le proprie dimensioni e la scala dei problemi.

Oggi, come sessanta anni fa, abbiamo bisogno dell’Europa unita, perché le esigenze di sviluppo, di prosperità del nostro Continente sono, in maniera indissolubile, legate alla capacità collettiva di poter avere voce in capitolo sulla scena internazionale, affermando i valori, le identità, gli interessi dei nostri popoli.

Nel 1957, e ancor prima, quando i Padri fondatori, Adenauer, De Gasperi, Monnet, Schuman, Spaak, concepirono il primo disegno di integrazione, l’identità europea non era oggetto di dubbi o di discussione. Non vi era bisogno di ricorrere a metafore astratte.

I lutti, la fame, le macerie, le malattie, l’angoscia esistenziale provocate dalle due guerre mondiali – da est a ovest, da nord a sud – accomunavano milioni di europei che, con sempre maggiore insistenza, si chiedevano “perché?” rivolgendosi alle rispettive classi dirigenti con un categorico “mai più!”.

Era del tutto evidente, e comprensibile a tutti, quali erano state le conseguenze dell’aver tradito – per ben due volte nel breve volgere di pochi anni – i valori della civiltà europea.

La chiamata a raccolta dei Padri fondatori stava appunto nell’aver ricordato che l’Europa dell’apertura e della solidarietà, dell’arte e delle scienze, l’Europa del libero pensiero, della tolleranza e dell’integrazione, l’Europa dei commerci, doveva ritrovare il proprio percorso e poteva farlo soltanto insieme, riunendo le capacità e il futuro dei Paesi e dei popoli del Continente.

La permanenza di tanti Stati europei sovrani e separati, appariva loro, in questo senso, anacronistica, non meno di quanto lo fossero i liberi Comuni e i piccoli principati in Italia nel secolo XVI, davanti all’urto di potenze come Spagna e Francia.

Dieci anni prima, il 29 luglio 1947, in quest’aula, Luigi Einaudi, a pochi mesi dalla sua elezione a presidente della Repubblica, preannunciando il suo voto favorevole al Trattato di pace, pronunciava queste parole:

“Invano gli Stati sovrani elevavano intorno a sé alte barriere doganali per mantenere la propria autosufficienza economica. Le barriere giovavano soltanto ad impoverire i popoli, a inferocirli gli uni contro gli altri, a far parlare a ognuno di essi uno strano incomprensibile linguaggio di spazio vitale, di necessità geopolitiche, e a far a ognuno di essi pronunciare esclusive scomuniche contro gli immigrati stranieri, quasi il restringersi feroce di un popolo in se stesso potesse, invece di miseria e malcontento, creare ricchezza e potenza”. Soggiungeva, auspicando gli Stati Uniti d’Europa: “non basta predicarli. Quel che importa è che i Parlamenti di questi minuscoli Stati i quali compongono la divisa Europa, rinuncino a una parte della loro sovranità a pro di un Parlamento nel quale siano rappresentati, in una Camera elettiva, direttamente i popoli europei nella loro unità, senza distinzione tra Stato e Stato e in proporzione al numero degli abitanti e nella camera degli Stati siano rappresentati, a parità di numero, i singoli Stati”.

L’alternativa reale, in altre parole, ci dice Einaudi, da settanta anni, è – ancor oggi, tra la frantumazione e l’irrilevanza di ciascuno e, invece, un processo di unificazione basato non sull’egemonia del più potente ma su uno sviluppo pacifico per mezzo di istituzioni federali e democratiche (è, questa, la lezione di Altiero Spinelli), con eguaglianza di diritti e doveri per tutti gli Stati, grandi e piccoli, che liberamente decidano di aderirvi.

Del resto, anche Winston Churchill, l’anno precedente, aveva auspicato una struttura che ricostruisse la famiglia dei popoli europei e le permettesse di vivere in pace, in sicurezza e in libertà: “una sorta – disse – di Stati Uniti d’Europa”.

In questi sessant’anni di storia l’Europa è riuscita a mantenere la promessa centrale e fondante della propria identità.

La guerra è stata tenuta lontana e, per la prima volta da tempo immemorabile, tre successive generazioni non ne hanno conosciuto la barbarie.

Ad accorgersene sono stati altri, in un Paese che non fa parte dell’Unione, assegnando nel 2012 – fra lo stupore di alcuni – il Premio Nobel per la Pace all’Unione Europea.

E quando un duro scontro armato si è avvicinato ai confini dell’Unione, nella penisola Balcanica, pur fra incertezze e iniziali indecisioni, l’Europa ha preso coscienza dell’importanza di aiutare quei popoli vicini a uscire da una crisi che sembrava senza soluzione.

L’Unione ha deciso di offrire a quei Paesi un approdo politico nel quadro europeo. Grande è quindi la soddisfazione nel vedere la Slovenia e la Croazia far parte oggi dell’Unione e gli altri paesi impegnati in un percorso di integrazione progressiva che l’Italia segue attentamente, favorisce e incoraggia.

Né va dimenticato che la comune appartenenza all’Unione ha fatto estinguere la lunga, sanguinosa, scia di violenza nell’Irlanda del Nord.

Nel tempo, l’Unione Europea è stata l’approdo per popoli e Paesi segnati nella storia da dittature e tornati alla libertà: Grecia, poi Portogallo e Spagna han trovato nella Comunità europea un ancoraggio sicuro per il loro destino. E’ stata poi la volta dei Paesi reduci dalla influenza sovietica – dopo il 1989 – di riunirsi a un’Europa priva, sin lì, dell’apporto dei popoli e delle culture centro-orientali.

La pluralità di sensibilità, le posizioni politiche, le tradizioni nazionali presenti nell’Unione oggi, hanno portato qualcuno a interrogarsi se sia stato saggio procedere velocemente sulla strada dell’allargamento.

Ma neppure l’Europa può permettersi di rinviare gli appuntamenti con la storia, quando essi si presentano, né possono prevalere separatezze e, tantomeno, amputazioni. Va, piuttosto, praticata e accresciuta la vicendevole responsabilità, la solidarietà nei benefici e negli oneri.

L’identità europea è costituita dall’insieme del patrimonio culturale e della eredità storica di ciascuno e da un patrimonio di principi condivisi, sviluppato congiuntamente in questi decenni. Ciò che serve è prevedere i mezzi adatti a far sì che la integrazione possa proseguire.

Questi anni di pace, benessere e prosperità dell’Europa ci hanno consentito di raggiungere traguardi di cui gli stessi Padri fondatori sarebbero giustamente fieri, malgrado limiti e carenze.

I profili dell’Europa per i nostri concittadini sono molti.

Sono le migliaia di dogane e di regolamenti nazionali aboliti per la circolazione delle persone e delle merci, circostanza preziosa per noi, Paese esportatore.

Sono i nostri prodotti stipati negli scaffali dei supermercati delle città europee, visto che oltre il 60% delle nostre esportazioni è diretto proprio a Paesi dell’Unione.

Sono i 100 milioni di turisti che, ogni anno, senza bisogno di alcun passaporto, si muovono, liberamente e senza ostacoli – in tanti in Italia – grazie allo spazio del Trattato di Schengen.

Sono i milioni di giovani che studiano liberamente nelle università europee nel programma Erasmus.

E’ la moneta comune divenuta, nel breve volgere di tempo, il secondo strumento di riserva a livello mondiale. L’euro, grazie alla politica della Banca Centrale Europea, ha provocato il forte abbassamento dei costi del credito, tutelando i risparmi delle imprese e delle famiglie.

E’ il livello di protezione ambientale cresciuto nelle nostre città. E’ lo sviluppo delle fonti rinnovabili, la riduzione delle emissioni dei gas nocivi. Le migliaia di aree protette che tutelano la qualità della nostra vita.

E’ la sicurezza alimentare, garantita, per la nostra salute, dalla tracciabilità degli alimenti consumati in Europa.

Sono i giocattoli sicuri per i nostri bambini.

Sono le migliaia di brevetti tutelati a livello europeo.

Sono i trattati commerciali che regolano e garantiscono i rapporti con altri Paesi.

E’ la maggior sicurezza offerta dalla prospettiva di una politica di difesa comune, rilanciata in questo periodo.

E’ la tutela del nostro modello sociale all’interno.

E’ la Carta di Nizza dei diritti fondamentali dei cittadini dell’Unione.

Capovolgendo l’espressione attribuita a Massimo d’Azeglio verrebbe da dire: “Fatti gli europei è ora necessario fare l’Europa”.

Sono le persone, infatti, particolarmente i giovani, che già vivono l’Europa, ad essere la garanzia della irreversibilità della sua integrazione. Verso di essi vanno diretti l’attenzione e l’impegno dell’Unione.

Signori Presidenti,

Onorevoli parlamentari,

i nostri valori di libertà individuale e collettiva, di tolleranza verso le altrui scelte, di apertura alle correnti di pensiero provenienti da altri contesti – senza abdicare al rispetto delle leggi e delle tradizioni locali – costituiscono i segni distintivi della civiltà europea. Essi – pur con ritardi e lacune – ne hanno consentito la diffusione e l’affermazione ben al di là dei nostri confini, contribuendo a disegnare un assetto nel quale il concetto di solidarietà, di reciproco sostegno fra i diversi livelli nei quali si articolano le nostre società, l’armonia fra il pubblico e il privato, nel tentativo di ridurre le grandi piaghe sociali, sono caratteristiche forti e distintive dell’essere Europa.

La soluzione alla crisi sui debiti sovrani e a quella sul rallentamento dell’economia non può essere la compressione dei diritti sociali nei Paesi membri. Tanto meno l’occasione di grossolane definizioni di Nord e Sud d’Europa.

Questa è l’anima della nostra Europa, questa è la nostra identità.

Se vogliamo un’Unione Europea più forte è da qui che dobbiamo ripartire.

Ogni qual volta abbiamo – singolarmente o collettivamente – dimenticato questa spinta ideale, abbiamo – forse inconsapevolmente – contribuito a trasformare un grande progetto politico in un programma tecnico-burocratico nel quale i cittadini europei stentano, talvolta, a riconoscersi.

La congiuntura economico-finanziaria ha lacerato il tessuto sociale dei nostri Paesi, mentre, alle nostre porte, instabilità diffusa e fenomeni di portata epocale – quali le migrazioni – hanno messo in crisi la capacità dell’Europa di rispondere alle aspettative dei suoi cittadini.

Le prove alle quali l’Unione Europea è chiamata a tenere testa – oltre a quella finanziaria e a quella migratoria, quelle ai confini orientale e mediterraneo dell’Unione e l’offensiva terroristica – pongono con forza l’esigenza di rilanciare la sfida per una riforma dei Trattati; ineludibile, come ha osservato il rapporto del Comitato dei saggi presentato nei giorni scorsi alla Presidenza della Camera.

Le ambizioni del Trattato di Lisbona, oggi vigente, appaiono inadeguate rispetto alla natura e all’ampiezza delle crisi e anche rispetto all’obiettivo di giungere a una sempre più stretta integrazione continentale.

Signori Presidenti,

Onorevoli Senatori,

Onorevoli Deputati,

costruire il futuro richiede all’Italia e all’Europa ogni possibile risorsa, una straordinaria unità d’intenti e una solida fiducia nei valori fondanti del processo di integrazione.

Non impossibili ritorni a un passato che non c’è più, non muri che scarichino i problemi sugli altri senza risolverli, bensì solidarietà fra Paesi, fra generazioni, fra cittadini che condividono una stessa civiltà.

Quando l’Italia, di nuovo libera e democratica, muoveva i suoi primi passi nella Repubblica, De Gasperi ebbe a dire: “Per resistere è necessario ricorrere alle energie ricostruttive ed unitarie di tutta l’Europa. Contro la marcia delle forze istintive e irrazionali non c’è che l’appello alla nostra civiltà comune: alla solidarietà della ragione e del sentimento della libertà e della giustizia”.

Facciamo più che mai nostre queste parole.

Infanzia – Uscita didattica al CAStello di Rivoli

27 Marzo 2017

Carissimi Genitori,

V’informo che mercoledì 12 aprile 2017  tutti gli alunni  della Scuola dell’Infanzia andranno in uscita didattica al

                                                  “ Castello di Rivoli”

  • Arrivo a scuola 8,30
  • Partenza da scuola ore 9,00 (con il bus messo a disposizione dal Museo)
  • Attività di laboratorio
  • Pranzo al sacco preparato dalla scuola (portare uno zainetto vuoto)
  • Ritorno a scuola previsto per le 15,45.

  

Il costo dell’uscita è di € 13,50 a bambino (comprensivo di biglietto Museo + pullman) e il denaro dovrà essere consegnato personalmente alla Maestra di sezione che Vi rilascerà la ricevuta.

Si chiede di compilare il tagliando di adesione entro lunedì 10 aprile 2017 e di consegnarlo alla Maestra di sezione con il denaro.

Tutti i Genitori devono aver aderito all’uscita didattica.

 

Cordiali saluti.

La Coordinatrice Didattica.

 

Scarica la circolare

Licei – “Il canto magico di Orfeo” – classi 1^ scientifico A e 1^ classico

27 Marzo 2017

Gentili  Genitori,

il giorno 11 aprile 2017 gli studenti delle classi 1^ classico e 1^ scientifico A si recheranno al Teatro Regio e al Museo di Antichità per l’attività “Il canto magico di Orfeo”, prevista dal Consiglio di Classe in sede di programmazione di inizio anno scolastico a completamento del  lavoro sul mito.

La partenza dall’Istituto Sociale è prevista  per  le ore 8,15 e il ritorno per le 13,30 a scuola. E’ necessario che i ragazzi siano muniti dei biglietti per l’autobus. Inoltre chi vuole può trovarsi direttamente davanti al Teatro e tornare autonomamente.

Gli studenti saranno accompagnati dalle Prof.sse  Ghiggia  e  Mascia.

Per la partecipazione si richiede la compilazione del tagliando allegato da riconsegnare alla Prof.ssa Ghiggia entro il 4 aprile unitamente alla quota di 6 euro.

Cordiali saluti

 

Il Preside

Prof. Piero CATTANEO

 

Scarica la circolare

L’arte al centro!

24 Marzo 2017

Le classi prime della scuola secondaria di primo grado al termine del Progetto Diderot hanno partecipato ad un laboratorio didattico presso la Fondazione Sandretto Rebaudengo.

Da sempre nelle scuole della Compagnia di Gesù, l’arte svolge un ruolo fondamentale sia come strumento di conoscenza della storia umana sia come chiave di interpretazione e di espressione delle proprie sensazioni ed emozioni.

Di seguito alcuni momenti del laboratorio:


Diamoci un tono: le selezioni

24 Marzo 2017

Mercoledì 22 marzo nel teatro dell’Istituto Sociale si è svolta la prima fase di selezione del Concorso musicale “Diamoci un tono”, concorso organizzato dalla Rete delle Scuole dei Gesuiti dell’area Euro-Mediterranea che si svolgerà nel mese di maggio. 

One Day Company Experience

24 Marzo 2017

Giovedì 23 marzo le classi terze della Secondaria di Primo Grado hanno visitato la sede centrale della ditta COMAU.
I ragazzi sono stati accolti nell’area di formazione e il dott. G. Gastaldi, trainer manager, ha inizialmente illustrato alcune nozioni riguardanti la globalizzazione ed il processo rivoluzionario in atto nell’automazione industriale con particolare riferimento alla robotica.
Sono state fornite dettagliate spiegazioni sulla costituzione e sul funzionamento dei robot e gli allievi, divisi in gruppi, hanno potuto simulare la programmazione del movimento di un robot azionando in sicurezza un terminale di programmazione.
L’accesso all’area produttiva prevede l’utilizzo di PPE (personal protective equipment) e i ragazzi hanno potuto osservare le indicazioni riguardanti alcune norme per la sicurezza dei lavoratori, hanno quindi raggiunto l’area di officina dove sono stati illustrati i processi in atto e l’ambiente di lavoro.

Pagina successiva »

Bacheca Download