“L’arte è fondamentale per l’apprendimento e la vita, soprattutto quella dei bambini”

12 Ottobre 2017

“L’arte è fondamentale per l’apprendimento e la vita, soprattutto quella dei bambini”

 

Una full immersion nell’arte per gli allievi della Scuola Primaria dell’Istituto Sociale che, il 10 ottobre 2017,  hanno partecipato ad un percorso laboratoriale: “Tutto Infinito” di Patrick Tuttofuoco – un paesaggio futuristico di 2500 metri quadri allestito alle OGR – Officine Grandi Riparazioni , di Torino.  Un ambiente suggestivo  che si snoda tra dune di terra rossa e caverne di alluminio, dove si inseriscono sculture e installazioni, tra segnali al neon, grandi statue di marmo di bambini dormienti e una che richiama “la Pietà Rondanini”, con uno sguardo al passato classico e uno al design.

Il tutto organizzato da ZonArte, il network promosso dalla Fondazione per l’arte moderna e contemporanea CRT che riunisce i Dipartimenti di educazione del Castello di Rivoli, della Gam, del Pav e della Fondazione Merz.

 

Le Officine Grandi Riparazioni di Torino, che accolgono ora mostre ed eventi, nel passato sono realmente stati gli stabilimenti in cui si riparavano locomotive e treni.

 

Gli obiettivi specifici del laboratorio sono di: aprire la classe all’arte contemporanea e, per quanto possibile, alle complessità del mondo che spesso rimangono fuori dall’aula. Considerando che i bambini generalmente sono contenti di partecipare ai laboratori, perché «giocano all’arte visiva» e scoprono le qualità dei materiali usati dai grandi artisti, li manipolano, li studiano.

 

Questo tipo di attività didattiche sono considerabili come un investimento culturale sulla comunità del futuro, poiché concedono la possibilità di sperimentare tangibilmente le conoscenze, stimolare e accrescere la creatività, l’inventiva, la fantasia e l’abilità manuale, e insegnano a raggiungere un risultato partendo dall’osservazione.

 

Aiutano gli alunni a sviluppare la fantasia, la  riflessione critica stimolando vari processi cognitivi, a liberare tutte le loro potenzialità, perché gli alunni rivestono un ruolo attivo e si sentono liberi di provare e sperimentare…

 

E’ considerabile come un primo approccio all’arte, in generale, in un secondo tempo decideranno da cosa lasciarsi ispirare.

L’arte così diventa un valido strumento per favorire l’autostima negli alunni, infatti “leggere” un’opera d’arte, guardarla con i propri occhi, scoprirne i dettagli,  permette loro di costruirsi un’opinione personale sul mondo che li circonda.

 

Questi tipi di laboratori sono uno strumento privilegiato per educare i bambini non solo al gusto del bello e del buono, ma anche di ciò che non lo è necessariamente, come l’imprevisto, la rottura, il dissidio. Vedendo l’immagine del corpo frammentato, che richiama la Pietà Rondanini, non viene da pensare necessariamente al bello, ma anche ad un incidente, in certo modo al brutto. Lo stesso Michelangelo in quella pietà, non ricerca il bello ideale ma realizza invece il dissidio della materia, la lotta dell’anima per liberarsi dalla materia, la lotta tragica del corpo mentre si libera dalla pietra.

 

Così, liberi da condizionamenti sociali, estetici e culturali, gli alunni possono, con maggior naturalezza, apprezzare colori, forme e dinamiche del mondo simbolicamente espressi nell’opera d’arte. Possono esprimere sentimenti e passioni che su un foglio di carta o su una rielaborazione dell’opera stessa (i calchi realizzati sul corpo dei compagni con la carta stagnola), diventano evidenti in tutta la loro forza.

 

Proporre l’arte contemporanea agli alunni delle scuole primarie pone davanti a tutti degli interrogativi inevitabili (legati alla difficoltà del tipo di comunicazione intrinseca alle opere stesse), ma la sfida didattica si gioca proprio sul ribaltamento del concetto di difficoltà, da intendere invece come ventaglio di opportunità, dove l’aspetto ludico permette agli alunni di afferrare informazioni e valori, come la consapevolezza del patrimonio artistico, ricoprendo così un ruolo centrale e dove mettersi in gioco diventa quindi non solo uno stratagemma educativo, ma assume un valore centrale favorendo la nascita di nuove prospettive.

 

Come antidoto al digitale, ai videogiochi e ai video in genere, in questo tipo di attività didattiche, materiche, manuali, c’è spazio per la riflessione, esse danno il giusto spazio a sentimenti e pensieri che nella realtà virtuale spesso sono sacrificati.  “Perdersi” in una mostra è un buon investimento.

Per lasciare spenti tablet, cellulari, computer e aprire la mente.

 

Anna Martini

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