Gli auguri dalla scuola Primaria

18 Dicembre 2017

Carissimi,

una nota e un pensiero da condividere prima del Santo Natale. Ho ventidue allievi. Non pochi ma neanche troppi. Giusti. Ho quarantaquattro  occhi che osservano, scrutano, indagano. Quarantaquattro orecchie che ascoltano. Ventidue cuori che battono. Ventidue menti che sognano.
Abitano a Torino e hanno due portapenne sul banco, zaini e libri in abbondanza, merende a volontà.
Poi, un giorno, hanno letto insieme a me ‘ Iqbal, il sogno di un bambino schiavo’ e hanno conosciuto Nadhi, che cuce scarpe in Pakistan e tutti i suoi amici: Nangela, Ada e Patricio, Clara, Siue, Inga e, ovviamente, Iqbal. Li hanno conosciuti attraverso la carta, ne hanno respirato la tristezza dentro l’inchiostro, hanno sentito la loro fatica dell’essere cresciuti in fretta. Di non aver avuto un’infanzia. Di aver incontrato il mondo del lavoro troppo presto. Un lavoro forzato, che li ha visti già schiavi a pochi anni. Strappati via dalle loro famiglie, vittime anch’esse di un impoverimento che toglie ogni forza e dignità, e costretti a saldare un debito grande, enorme. Quei ventidue bambini con i loro bei portapenne si sono commossi, hanno fatto esperienza a distanza di un torto con la t maiuscola. E hanno pianto per quegli altri bambini che hanno un solo, immenso sogno: essere liberi.

A loro, ma anche a noi in questo angolo d’Italia che, seppur con case e cibi più caldi, abbiamo spesso grosse ferite nel cuore, va il nostro augurio. Di un Natale che sappia liberarci dalle catene, qualunque esse siano, che ci restituisca la dignità di essere uomini e donne per gli altri, che ci ridia la speranza e il sorriso sulle labbra.

Un Natale fuori dagli schemi, un Natale povero di inutili futilità ma ricco di nuovi legami. Un Natale di occhi negli occhi. Veri, sinceri, dolci e senza barriere. Come quelli dei miei piccoli, grandi allievi e dei loro coetanei… laggiù nel paese dei ‘non balocchi’.

Gabriella Mancini

Bacheca Download