A scuola di inclusione sociale

16 Marzo 2019

Riportiamo di seguito un articolo de “La Fabbrica del Chinino” che racconta una bella esperienza delle classi dei Licei del Sociale nell’ambito del percorso di alternanza scuola lavoro (ASL).

L’articolo è stato tratto da: http://www.fabbricadelchinino.it/2019/02/27/a-scuola-di-inclusione-sociale/

Sono venute a trovarci alcune classi dell’Istituto Sociale di Torino…

La Fabbrica del Chinino è tante cose, ma prima di tutto vuol essere il luogo dell’incontro, di un’esperienza a contatto con la disabilità basata su un modello rovesciato, dove non è più solo la persona disabile a muovere qualche passo “là fuori”, ma sei TU ad entrare in un Centro diurno. Un’esperienza vera, piacevole e leggera, che restituisce qualcosa ai protoganisti di entrambi i lati e genera legami.

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È l’esperienza che hanno vissuto in queste settimane studenti e insegnanti dell’Istituto Sociale di Corso Siracusa 10 a Torino, una Scuola Cattolica paritaria della rete Gesuiti Educazione, che offre un percorso formativo completo dai 3 ai 18 anni. Insieme ai responsabili dell’Istituto, abbiamo pensato che per passare un messaggio di integrazione e inclusione non ci fosse modo migliore che condividere gli spazi della nostra Fabbrica, per vocazione sempre aperta a nuove esperienze.

Ad accompagnare i ragazzi di due classi terze liceo, c’erano Leonardo Angius, insegnante di religione, e Laura Moretto, responsabile dell’Ora Formativa; un percorso, quest’ultimo, che segue una modalità didattica innovativa ed esperienziale, avente come finalità la preparazione dei ragazzi all’Alternanza scuola-lavoro.

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L’obiettivo di questi due giorni in Fabbrica nelle parole di Laura:

Fare sperimentare ai ragazzi la relazione con la diversità. Il desiderio è quello di mettersi in discussione nella relazione con l’Altro, ascoltarlo e ascoltarsi, capendo come reagiamo. Vogliamo che i ragazzi percepiscano le proprie difese ma anche le aperture, la voglia di stare insieme e le chiusure, in un vero confronto fra stereotipo ed esperienza”

I ragazzi sono della terza superiore, quindi hanno tutti fra i 16 e i 17 anni. Un’età in cui spesso si accoglie tutto ciò che attiene al mondo-scuola senza troppo entusiasmo. “Ma è obbligatorio?”, chiesero alcuni di fronte alla proposta dei loro insegnanti. L’esperienza si svolgeva in parte fuori dall’orario scolastico, il che richiedeva un piccolo sacrificio: qualcuno ha dovuto saltare l’allenamento, qualcuno la partita di calcetto o l’appuntamento in palestra…

La grande fortuna di tutti: la Fabbrica sa sorprenderti, sempre. Al termine della prima giornata l’entusiasmo aveva contagiato i presenti: il giorno dopo non si contava nemmeno una defezione!

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L’esperienza si è suddivisa in un pomeriggio e nella mattinata seguente, attraversando la teoria per giungere consapevoli, e pronti a mettersi in discussione, di fronte all’esperienza pratica.
Il primo giorno, dopo la rituale visita della struttura, si è ragionato insieme al Presidente di Cooperativa Paradigma Gabriele Tosso sul tema dell’inclusione sociale, partendo dal lavoro che Paradigma svolge quotidianamente e dalle modalità che con cui si muove all’interno del quartiere che orbita attorno alla Fabbrica del Chinino. Insieme a lui Rosalba, operatrice del Centro diurno Raccordi Familiari e restauratrice professionale, la responsabile del Laboratorio di restauro.

Due testimonanze da cui è fiorito il successivo lavoro dei ragazzi, suddivisi in gruppi: riuscite a declinare la VOSTRA idea di “inclusione”? Un compito per nulla scontato.

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La mattina seguente i ragazzi hanno toccato con mano quanto finora idealizzato solo sulla carta. Un’esperienza di integrazione a contatto con le persone disabili del Centro diurno, con le quali si sono mischiati all’interno di vari laboratori: chi ha fatto gli gnocchi nel Laboratorio di cucina (sì, quelli che trovate a Chinino Food!), chi ha fatto restauro e chi ha pitturato… esperienze che continueranno poi in classe con gli insegnanti, che guideranno i ragazzi nella rielaborazione di quanto vissuto.

Ma molti di loro hanno già le idee chiarissime. Come Carlo, che all’Istituto Sociale frequenta il Liceo scientifico:

La prima impressione è stata straniante. Vedevo persone diverse dalle mie abitudini fare cose diverse da quelle che faccio io… Dopo poco tempo a contatto con loro però tutto è diventato chiaro: ho imparato che sono davvero simili a me e che ho molte cose da imparare da loro. Sono LORO ad avermi insegnato come si fanno gli gnocchi…”

Gli fa eco Vittoria, che frequenta invece il Liceo classico:

Mettersi a disposizione degli altri è sempre bello, perché parti con l’idea di essere tu ad aiutare gli altri ma alla fine sono proprio gli altri a dare e a insegnare qualcosa a te. E così torni a casa col sorriso…”

”Inclusione sociale”, un concetto tanto inflazionato quanto ancora di difficile traduzione per i più. Dopo questo breve viaggio in Fabbrica, Vittoria e Carlo credono di essere finalmente giunti alla loro personale definizione: “Inclusione significa integrazione di ciò che è diverso, ma non diverso in quanto lontano da noi… ma nuovo e generativo di ricchezza per tutti”. Non avremmo trovato una definizione migliore.

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http://www.fabbricadelchinino.it/2019/02/27/a-scuola-di-inclusione-sociale/

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