Quando l’arte avvicina schermi e muove i pensieri

17 Maggio 2020

Le terze della Scuola Primaria si raccontano attraverso Kandinsky.

Ci voleva Kandinsky per far riflettere su quale colore e quale forma ci assomiglia di più.

Più che lui ci voleva la consapevolezza che, in ciò che ci piace, vediamo una parte di noi e possiamo raccontarla senza timori e con il piacere di svelarci e di sorprenderci.

Ancora una volta la magia dell’arte prende parola e ‘si racconta’. Lo fa alle 9,00 di un venerdì mattina, attraverso le voci piene di sfumature dei bimbi di terza.

Ed ecco che, a mano a mano, che la piccola mostra in diretta va avanti, il simbolo che ognuno di noi attribuisce alle così tanto amate forme geometriche dell’artista russo…vengono fuori a colpi di microfono.

C’è chi ritiene di sentirsi un cerchio rosso poiché estremamente energico ma rinchiuso in un triangolo per proteggersi dalle ferite che provengono dall’esterno; chi vede nello stesso cerchio un mondo silenzioso e nei colori del mare il desiderio di riuscire a nuotare verso una maggiore capacità di comunicare; chi si sente ovale e chi di mille forme e colori perchè sa essere felice e allegra ma anche spigolosa; chi attribuisce ai poligoni una sorta di prigionia e chi li vede utili a proteggere tutto il bello che è generalmente una grande figura circolare, come il sole e la nostra madre terra; chi si ritrova nella figura di una barca triangolare che naviga le onde nel riflesso del tramonto.

Le impressioni e la voglia di raccontarsi sono tante e sono incritte in quei piccoli disegni che la videocamera ci restituisce con la voce di ognuno di loro di sottofondo. Voci dolce e sussurrate, voci forti e marcate, voci amate.

Per concludere,  una fatina con gli occhi chiari ci offre la definizione del cerchio del nostro Kandindky:

“Infinito ed eterno si alternano nel cerchio che si mostra con prepotente modestia”.

E, mentre con un sorriso ci restituisce l’umiltà, ma anche la forza del cerchio, gli occhi tondi del suo gatto entrano nella videocamera. Chissà… forse anche Kandinsky , da un altro mondo, ci stava ascoltando?

Gabriella Mancini

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