Ultimo giorno di scuola alla SSPG

17 Giugno 2020

Il 10 giugno anche per i ragazzi della scuola Secondaria di primo grado è arrivato l’ultimo giorno di scuola, uno di quei giorni in cui la parola “relazione” ha da sempre la meglio sulla parola “didattica”. Proprio della scuola come luogo, innanzitutto di relazioni e di incontri, si è discusso tanto in questi ultimi mesi, quasi che all’improvviso tutti si fossero accorti che la classe è un posto dove ci si costruisce come persone ancora prima che come studenti. Quest’anno parlare della scuola come luogo può far sorridere, abituati ormai a vivere le giornate scolastiche nelle camere delle nostre case, davanti ad una telecamera, lontani dal contatto diretto con compagni e professori.  Eppure in un giorno come quello in cui si celebra la fine dell’anno scolastico, ci si accorge che la scuola è sempre un luogo in cui si è presenti come persone a tutto tondo, anche quando si è distanti e la parola virtuale sembra avere la meglio sulla parola reale. Sono proprio i ragazzi che lo insegnano a noi adulti, in quello scambio di ruoli e di generazioni che ben conosce chi ha frequentato l’ambiente scolastico come alunno e come insegnante. Condizionati dagli interminabili dibattiti e dalle notizie preoccupanti, e non sempre chiare, di giornali e tv, noi docenti siamo arrivati alla fine di quest’anno con un po’ di malinconia e di tristezza, legate soprattutto al fatto di non poter vivere quest’ultimo giorno “in presenza”. Poi si è aperto il primo collegamento e le sensazioni negative si sono fatte da parte per lasciare spazio alla vita vera, come ci hanno ricordato i nostri ragazzi con i loro sogni, la loro voglia di vacanza, i loro piedi saldamente nel presente e i loro occhi che già brillano nel futuro. Tutto questo è diventato ancora più chiaro quando uno studente, uno di quelli da cui non te lo aspetteresti mai, ha preso la parola, durante l’ultimo Meet, per dire che lui, come da sua tradizione (chissà che significato avrà poi la parola tradizione per un ragazzo di dodici anni), alla fine delle lezioni avrebbe dovuto salutare e abbracciare tutti e che, non potendolo fare direttamente, sarebbe uscito sul balcone e avrebbe urlato il suo saluto al mondo ovvero ai suoi compagni, ai suoi professori, ai suoi amici. Come sempre in classe, perché sì, tutti in quel momento si sono sentiti improvvisamente in classe, c’è stato chi ha accolto con entusiasmo la proposta, chi è rimasto piuttosto freddo, chi ha scosso la testa con sano razionalismo, chi, come il professore, si è preoccupato di accertarsi che tutti gli studenti avessero un balcone, che fosse sicuro e che i vicini non fossero troppo nervosi. Così quell’abbraccio corale lanciato nell’aria, come la Notte di Ungaretti, all’improvviso ha disperso le lontananze, e ci ha fatto sentire tutti più vicini in un grande arrivederci a settembre.

L’anno finirebbe qui, se non restasse ancora la “Notte prima degli esami” anche per i nostri studenti del terzo anno, arrivati alla fine del cosiddetto primo Ciclo d’istruzione. Non è ancora la maturità certo, ma è pur sempre “il primo vero esame” del cammino scolastico dei nostri ragazzi, l’ultima tappa dell’infanzia prima che quest’ultima ceda il passo all’adolescenza che bussa ormai prepotentemente alla porta dell’esistenza. Chissà come si stanno preparando, chissà che cosa penseranno prima di accendere la telecamera e iniziare a parlare, chissà … ogni anno noi professori viviamo con loro questa parte della vita, ma, forse, è solo un modo di rivivere le stesse emozioni, le stesse paure, gli stessi sogni, di trenta o quaranta anni fa, perché in fondo la scuola, a distanza o in presenza, è proprio quel ricordo che ci fa sentire una comunità e ci unisce per sempre.

I docenti della scuola Secondaria di primo grado

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